Sierra Leone: progetto spiaggia Black Johnson, “disastro ambientale” secondo associazioni

di Valentina Milani
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Un accordo da 55 milioni di dollari raggiunto dal governo della Sierra Leone con la Cina per costruire un porto industriale di pesca su 100 ettari di spiaggia e foresta pluviale protetta è stato criticato come “un catastrofico disastro umano ed ecologico” dagli ambientalisti, dalle associazioni impegnate nella difesa dei diritti umani, oltre che dalle persone che si sono viste espropriare terreni di proprietà.
La zona prescelta per l’edificazione del porto, la spiaggia di Black Johnson, fiancheggia il parco nazionale della penisola dell’area occidentale della nazione africana, parco in cui vivono specie in via di estinzione come l’antilope duiker e i pangolini.

Il governo ha confermato l’esistenza di un accordo con la Cina, e ha specificando che la struttura in via di edificazione sarà un porto riservato ai pescherecci “più grandi” che esportano verso i mercati internazionali, e includerà una “componente di gestione dei rifiuti” per “riciclare i rifiuti marini e altri in prodotti utili”. Ha smentito che il progetto possa portare all’edificazione di una fabbrica di traformazione del pesce orientata alla produzione di mangimi animali.

Il governo ha anche detto di avere stanziato una somma pari a 950mila sterline per risarcire i proprietari dei terreni espropriati.

Due enti impegnati in campagne per la difesa dei diritti, l’Institute for Legal Research and Advocacy for Justice e la Namati Sierra Leone, hanno scritto al governo, ai sensi del Right to Access Information Act del 2013, chiedendo di vedere gli studi di valutazione dell’impatto ambientale e sociale. I due enti stanno anche cercando una copia dell’accordo di sovvenzione tra Cina e Sierra Leone.

James Tonner, sierraleonese residente nel Regno Unito, che possiede un terreno a Black Johnson, ha scritto una lettera aperta al presidente, Julius Maada Bio , chiedendogli di intervenire e fermare la costruzione, che Tonner ha detto sarebbe “disastrosa per il paese e il pianeta”.
Tonner ha creato una pagina di crowdfunding per finanziare una revisione giudiziaria dell’accordo. Il governo potrebbe agire in modo incostituzionale se acquisisse la terra in modo obbligatorio, ha detto, perché la costituzione richiede che qualsiasi mossa del genere sia nell’interesse pubblico. Anche il risarcimento dichiarato dal governo era ingiusto, ha sostenuto, sostenendo che il tasso era circa 30 volte inferiore al valore di mercato del terreno.

Secondo Sama Banya, presidente emerito della Conservation Society of Sierra Leone, lo sviluppo proposto avrebbe un impatto “disastroso” sul turismo e sull’industria ittica “che dovrebbe sostenere”.

Emma Kowa Jalloh, ministro della pesca della Sierra Leone, ha insistito sul fatto che il piano era per un porto e non per una fabbrica di farina di pesce (come sembrava essere in prima battuta).
La struttura, in base ai piani, sarà costruita grazie una “sovvenzione” del governo cinese. La metà della terra necessaria era di proprietà del governo, ha detto, compreso il lungomare, fino a 200 metri dal mare. Il resto è stato acquisito tramite esproprio.

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