Rosa negra, di Amílcar Cabral

di Matteo Merletto
Rosa negra

Un piccolo libro, un evento notevole. A 45 anni dalla sua morte esce solo adesso per la prima volta in italiano una raccolta di poesie del padre dell’indipendenza di Capo Verde e Guinea-Bissau, che finì tragicamente i suoi giorni, prima di vedere il gran giorno (1973), vittima di un complotto ordito da suoi stessi compagni di lotta.

Sono venti componimenti, scelti tra quelli più positivi, dove l’aspirazione alla libertà è percorsa da una vena di speranza. E non mancano i versi che possono essere letti come liriche d’amore tout court. Cabral, che fu uno straordinario uomo di visione politico-culturale, dal punto di vista letterario fu segnato durante la sua formazione dalla Negritudine, anche se non verrà mai citato come un suo esponente. Questo libretto, con il testo originale portoghese a fronte, beneficia dei brevi e interessanti testi introduttivi di Francesco Marrocu e Marco Bucaioni (da quest’ultimo apprendiamo, tra l’altro, che l’Italia è il Paese del mondo che ha tradotto il maggior numero di opere di letteratura africana lusofona).

«Piovve per molto tempo,/ forse tre quarti d’ora…/ E il sole,/ testardo,/ ardente,/ comparve, ma questa volta/ sorrideva dolcemente…».

Tutto il ricavato della vendita – informa l’editore – è destinato alla borsa di studio “Amílcar Cabral” per il sostegno agli studi universitari di giovani di origini capoverdiane residenti in Italia.

Fefè Editore, 2018, pp. 114, € 10,00

(Pier Maria Mazzola)

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