Namibia, svelato il mistero dei “cerchi delle fate”

di Matteo Merletto

Le praterie del deserto del Namib sono punteggiate da centinaia di strani cerchi irregolari. Le cause di questo fenomeno – noto agli scienziati col nome di fairy circles – sono rimaste ignote per lungo tempo. Fino ad oggi.

Migliaia di cerchi irregolari punteggiano il sottile manto erboso del deserto del Namib. Le immagini satellitari e le foto catturate dai droni mostrano praterie crivellate di buchi, un territorio selvaggio e sterminato che pare colpito da tante piccole bombe. Ma basta uno sguardo più attento per accorgersi che ci si trova di fronte a uno dei più sbalorditivi spettacoli della natura, noto agli scienziati col nome di fairy circles, i “cerchi delle fate”. Si tratta di zone circolari di diametro variabile tra i 2 e 20 metri, apparentemente sterili, o comunque sprovviste di vegetazione, circondate da anelli di erba alta.

Animali o alieni?

I cerchi sono distribuiti lungo una fascia di centinaia di chilometri che percorre il margine orientale del deserto della Namibia. La maggior concentrazione si trova all’interno della NamibRand Nature Reserve, area protetta situata a circa sei ore di auto dalla capitale Windhoek. Per decenni la comunità scientifica si è interrogata sull’origine dello strano fenomeno. Numerose missioni di ricerca hanno cercato una spiegazione all’insolito paesaggio che pare disegnato da un artista invisibile. Tante teorie sono state elaborate nel tempo per spiegarne l’origine.

Alcuni studiosi hanno ipotizzato che le aree aride dei cerchi siano provocate da una sostanza sterilizzante diffusa nel terreno da funghi o microscopiche radici: un “espediente” utilizzato dalla vegetazione per sfruttare la poca umidità disponibile. Altri hanno supposto che gli strani anelli d’erba possano essere creati da formiche, termiti o roditori. C’è chi ha congetturato la presenza nel sottosuolo di un gas tossico che nel momento della risalita in superficie sterminerebbe ogni forma di vita presente nei cerchi. Non sono mancate speculazioni complottiste, come quelle che hanno parlato di “possibili effetti collaterali di test nucleari segreti”. Qualcuno, infine, si è spinto ad affermare che quei bizzarri dischi di terra siano opera di alieni sbarcati con le loro navicelle nel bel mezzo del deserto del Namib.

Combinazione di fattori

Oggi il mistero dei cerchi delle fate potrebbe essere stato svelato. La rivista Nature ha pubblicato i primi risultati di una ricerca sul campo condotta da un’équipe di ricercatori dell’Università di Princeton guidata dalla biologa Corina Tarnita. Secondo gli scienziati statunitensi, i segni circolari nel deserto sarebbero frutto dalla competizione tra insetti e piante. A “disegnarli” sarebbe infatti l’azione combinata delle colonie di termiti (Psammotermes allocerus), che vivono nel sottosuolo, in competizione con gli arbusti locali che cercano di svilupparsi in superficie. Spiega Tarnita: «In passato alcuni ricercatori avevano avanzato l’ipotesi secondo la quale i fairy circles si fossero creati grazie a una sorta di autoregolazione tra le piante presenti nel terreno sabbioso: le piante aiutano quelle vicine, ma sono in competizione con altri organismi più distanti. Un’altra ipotesi attribuiva, invece, la comparsa di queste macchie alla presenza di animali, come le termiti, le formiche e i roditori, che vivono all’interno dei cerchi e si cibano delle radici delle piante… Noi abbiamo provato a integrare queste due diverse prospettive attraverso modelli di simulazione, e poi abbiamo provato a confermarle raccogliendo dati sul campo».

Fascino intatto

I risultati delle osservazioni hanno dimostrato che solo la combinazione delle due ipotesi fornisce le condizioni per la creazione degli strani anelli d’erba: l’interazione tra animali e piante è sicuramente all’origine del fenomeno. «Ci vorrà ancora del tempo per capire a fondo come funziona il meccanismo di auto-organizzazione ecologica che regola la formazione dei cerchi», avverte Corina Tarnita, impegnata tutt’oggi a portare avanti gli studi assieme ai suoi collaboratori. «Tuttavia le prime deduzioni della nostra ricerca possono già fare piazza pulita di tante teorie strampalate e interpretazioni mitologiche».

La spiegazione scientifica non scalfisce il fascino e il mistero del paesaggio. Migliaia di turisti e curiosi arrivano da ogni parte del mondo per ammirare il misterioso fenomeno. E sono in molti a storcere il naso di fronte alle certezze dei ricercatori. «Termiti? Piante?», sorride e scuote la testa una guida della NamibRand Nature Reserve. «Può darsi, ma qui tutti continuiamo a chiamarli i “cerchi delle fate”».

(di Steven Hogan)

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