Libia: gli equilibri interni, le milizie e l’Italia

di Raffaele Masto
Libia

La notizia è confermata, el Fitouri al Dabbashi è morto negli scontri tra milizie rivali a sud di Tripoli. La morte di al Dabbashi, che era ricercato per terrorismo e per legami con lo Stato Islamico, è notizia rilevante anche per l’Italia, non solo per gli equilibri interni tra le milizie libiche.

Al Dabbashi, e le milizie che fanno capo al suo clan, controllavano fino a qualche mese fa la città di Sabrata che si trova a pochi chilometri dal punto di imbarco delle migliaia di migranti che attraversano il Mediterraneo alla volta dell’Italia, inoltre Sabrata si trova a pochi chilometri dall’impianto di Mellita, da dove parte l’importante e conteso gasdotto per le coste italiane.

La posizione strategica di Sabrata fa comprendere il peso politico di un personaggio come el Fitouri al Dabbashi, anche se oggi lo scenario e’ radicalmente mutato. Sabrata e’ attualmente nelle mani delle forze del generale Khalifa Haftar, l’uomo forte della Cirenaica che dal 4 aprile scorso assedia Tripoli.

In realtà è tutta la famiglia, o meglio, il clan al Dabbashi che riveste un ruolo importante in Libia e ha prodotto diversi personaggi di rilievo. Ibrahim al Dabbashi è stato ambasciatore libico alle Nazioni Unite, Mostafa al Dabbashi, e un ex ministro dell’Interno del governo del primo ministro Abdullah al Thinni.

Dunque una famiglia potente con la quale, dicevamo, anche l’Italia ebbe a che fare, ai tempi del governo Gentiloni, quando al ministero dell’interno c’era il ministro Minniti, inventore degli accordi con la Libia e dell’esternalizzazione dei confini nazionali.

Con i Dabbashi, che non a caso sostenevano il presidente al Sarraj, uomo della Farnesina, Italia e Eni avevano stretto un accordo per garantire la sicurezza dell’impianto di gas dell’Eni a Mellita. Dabbashi avrebbe ricevuto, secondo alcune fonti, dall’Italia cinque milioni di dollari per bloccare le partenze delle imbarcazioni di migranti. Poi i Dabbashi furono sconfitti da milizie vicine al generale Haftar e anche in Italia lo scenario politico cambiò.

Ma anche oggi gli equilibri e le relazioni tra le potenti milizie interne libiche sono un magma che interessa le grandi potenze, Italia compresa, che vogliono influenzare il futuro di questo paese.

(Raffaele Masto – Buongiorno Africa)

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