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Pubblicato il 22 Giu 2017 in Buongiorno Africa, NEWS

Kasai: un genocidio silenzioso

Kasai: un genocidio silenzioso

Sono sempre più drammatiche le notizie che arrivano dalla provincia congolese del Kasai. Si parla di migliaia di morti, fonti autorevoli stimano addirittura già decine di migliaia di vittime. Sono già state scoperte una quarantina di fosse comuni, altrettanti villaggi sarebbero stati dati alle fiamme e distrutti. Tutto questo in un inspiegabile silenzio internazionale.

Di fatto il conflitto che sta insanguinando il Kasai ha una matrice molto locale, ma si è ben presto trasformato in un conflitto politico. Come sempre chi vuole trarre vantaggi politici non esita a muovere i nervi scoperti delle etnie e dei contrasti tradizionali. Ecco come stanno le cose: Un semplice conflitto di successione del defunto Kamwina Nsapu, il capo tradizionale di un clan Lulua di Kananga, capoluogo del Kasai Centrale, si è trasformato in una tragedia che ha investito tutto il Grande Kasai. La causa è stato il rifiuto, da parte del governatore della provincia e del Ministro degli interni del governo centrale, di riconoscere ufficialmente il titolo di Kamwina Nsapu all’erede designato dalla famiglia regnante.

Motivo di questo rifiuto il fatto che l’erede designato non era iscritto a nessun partito della Maggioranza Presidenziale. Indignato l’erede lanciò una campagna per incitare la popolazione a non riconoscere alcuna autorità dello stato a partire dal 20 dicembre 2016, data che marca la fine del secondo e ultimo mandato presidenziale di Joseph Kabila.

Il Kamwina Nsapo è stato ucciso il 12 agosto 2016, nel corso di un’operazione militare intrapresa dalle forze di sicurezza in vista del suo arresto. I suoi seguaci si sono quindi organizzati in milizie e sono riconoscibili da una fascia rossa cinta intorno al capo. Da allora il Kasai è praticamente in guerra contro il presidente del governo centrale che ha risposto con una brutale repressione.
Da allora sono nate altre milizie. Una, espressione dell’etnia Lulua, si sarebbe schierata con i soldati dell’esercito e sarebbe responsabile di violenze incredibili e di avere riepmpito decine, forse centinaia di fosse comuni.

Ecco come un conflitto locale, sanabile abbastanza facilmente, è stato invece usato per interessi politici ed economici. Quali? Joseph Kabila ha tutto l’interesse ad alimentare la guerra perhé è una dimostrazione che non si possono fare le elezioni e che, di conseguenza, lui deve rimanere al potere sebbene abbia finito i mandati e la costituzione non lo conforti. In secondo luogo bisogna tenere presente che il Kasai è un territorio molto ricco, soprattutto di diamanti industriali. Una regione remota ma ambita, come succede spesso in Africa.

Il conflitto sta assumendo proporzioni enormi, eppure il silenzio dei media è sconcertante sebbene questa crisi abbia già le sue vittime della diplomazia internazionale. L’Onu aveva inviato una missione di esperti per indagare sulle violenze ma due degli inviati,Michael Sharp (Statunitense) e Zaida Catalán (Svedese), sono stati sequestrati il 12 marzo scorso e ritrovati morti dopo due settimane, sepolti in una fossa comune.

(Raffaele Masto – Buongiorno Africa)

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