Il nazionalismo amhara dietro il tentato golpe in Etiopia?

di Enrico Casale
esercito etiope

C’è il risentimento della popolazione amhara (o, almeno, una parte di essa) dietro il tentato golpe che nella notte tra sabato e domenica ha scosso l’Etiopia. La regione Amhara è il cuore storico del Paese. Per decenni, se non per secoli, ha fornito il personale politico e amministrativo alla nazione. Non è un caso che la lingua ufficiale dell’Etiopia sia proprio l’amarico. Da trent’anni, cioè dalla fine del regime del «negus rosso» Menghistu Haile Mariam e dall’avvento al potere del cosiddetto blocco tigrino (etnia del Nord della nazione), gli Amhara sono però stati progressivamente emarginati. Nella regione, che ha come capitale Bahar Dar, si sono così creati gruppi nazionalisti, alcuni persino separatisti, che nutrono un sentimento di rivalsa e vagheggiano, con toni nostalgiaci, il ritorno di una grande Etiopia sotto il dominio amhara.

Quando, nel 2018, il premier Abiy Ahmed è salito al potere, lo ha fatto grazie a un’alleanza tra i politici dei due grandi blocchi etnici amhara e oromo e con il progetto di ricostruire un’unità nazionale forte. Questo programma, se da un lato ha rivalutato il ruolo degli Amhara, coinvolgendoli nuovamente nella gestione del potere, dall’altro, ha comunque scontentato le frange più estreme, che hanno continuato a portare avanti programmi nazionalisti con una logica più di scontro che di confronto.

In questo contesto è maturato il tentativo di colpo di Stato. Sabato sera, il capo di stato maggiore dell’esercito, generale Seare Mekonnen, è stato ucciso a colpi d’arma da fuoco dalla sua stessa guardia del corpo nella capitale, Addis Abeba. Lui e un altro ufficiale, il generale Gezai Abera, sono morti cercando di impedire il tentativo di colpo di Stato, ha detto il primo ministro Abiy Ahmed. A questo omicidio è seguito quello del governatore della regione Amhara, Ambachew Mekonnen, che ha perso la vita insieme a un consigliere nel corso di una riunione nel suo ufficio.

Secondo il governo federale gli attacchi sono collegati. Esponenti dell’esecutivo hanno dichiarato che il tentativo di colpo di Stato sarebbe stato guidato dal capo della sicurezza Amhara, Asaminew Tsige, che ora sarebbe in fuga. Tsige era già stato riconosciuto colpevole di un complotto contro il governo nazionale nel 2008 e condannato all’ergastolo. Era stato rilasciato lo scorso anno dopo un’amnistia concessa dal primo ministro Abiy. Le Nazioni Unite hanno invitato il popolo etiopico a mostrare moderazione e prevenire ulteriori violenze dopo gli omicidi. L’Etiopia ha invece dichiarato una giornata nazionale di lutto per celebrare la morte dei quattro alti funzionari.

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