Giudici keniani respingono ricorso contro legge anti-Lgbt

di Marco Simoncelli

Le immagini della sentenza dell’Alta Corte del Kenya pronunciata venerdì con cui è stato respinto un ricorso che chiedeva di abolire le leggi di epoca coloniale contro l’omosessualità. L’Alta Corte del Kenya ha spiegato la decisione affermando di temere che una decisione in senso contrario avrebbe potuto aprire la strada ai matrimoni gay, non permessi dalla Costituzione. Il verdetto rappresenta una dura sconfitta per gli attivisti in Africa della comunità Lgbt.

Il vescovo cattolico keniano Alfred Rotich, che era presente in aula, ha accolto con soddisfazione il verdetto, affermando che la Costituzione è per «la protezione delle famiglie». «Il Paese – ha aggoiunto – è stato difeso da leggi che preesistevano a noi. Era la voce di Dio a parlare e noi l’abbiamo ascoltata. Questa voce è inscritta nella nostra Costituzione».

Nel video, uno degli attivisti per i diritti Lgbt, interpellato dall’agenzia Ruptly, ha detto di essere «profondamente deluso» dalla decisione della corte, affermando che «il diritto alla privacy e alla dignità delle persone omosessuali è limitato nell’interesse della cultura e dell’interesse morale della maggioranza».

La decisione della corte è stata accolta favorevolmente da alcuni manifestanti anti-Lgbt riuniti fuori dal tribunale, i quali cantavano e tenevano cartelli con messaggi come: «Dio ha creato Adamo ed Eva, non Adam e Steve».

La legge confermata risale all’era coloniale e prevede una pena detentiva fino a 14 anni per coloro chi ha rapporti omosessuali.

Secondo quanto denunciato da Amnesty International lo scorso anno, l’omosessualità è illegale in 33 dei 54 Stati africani ed è punibile con la morte in Mauritania, Somalia, Sudan e nel Nord della Nigeria. Inoltre, come riporta la International Lesbian and Gay Association, le misure contro gli Lgbt, che risalgono a leggi di epoca coloniale o ad interpretazioni giuridiche a difesa del “buon costume” o della pubblica morale, sono state inasprite negli ultimi cinque anni.

Occorre anche ammettere che l’opinione pubblica africana accetta e sostiene le norme discriminatorie e le pratiche anti-Lgbt dei governi. Una ricerca condotta dal PewResearch Center di Washington rivela che il 98% dei nigeriani, il 96% dei cittadini di Senegal, Ghana e Uganda, e il 90% dei keniani è convinto che la società non debba accettare l’omosessualità bensì combatterla.

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