Chiude l’agenzia Misna. Una sfida persa

di Enrico Casale
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La Misna, agenzia missionaria di stampa, chiuderà i battenti il 1° gennaio 2016. La notizia di una possibile chiusura aleggiava nell’aria da tempo. Si parlava di forte deficit e di impossibilità di continuare a gestire il servizio. Nessuno però si aspettava una decisione così repentina e, soprattutto, senza alcuna alternativa legata a una qualche forma di riorganizzazione. La decisione è stata presa oggi, e fra meno di quindici giorni diventerà operativa. Senza appello.

La chiusura dell’agenzia è un altro passo di un calvario che sta falcidiando il comparto della stampa missionaria. In questa, come in altre chiusure, c’entra sicuramente la crisi dell’editoria. La gente legge sempre meno. Il bacino dei lettori, negli anni, è invecchiato e si è ridotto. Ma, come viene sottolineato da ambienti autorevoli della stampa missionaria, nulla si è fatto per cercare di trovare nuovi territori sui quali fare un’informazione seria, competente, autorevole. Non si è battuta con convinzione e con un visione strategica la strada della crossmedialità: Internet, radio, televisioni, tablet, telefonini. Il mercato ci sarebbe. Sia all’interno della comunità cattolica (pensiamo alle parrocchie e alle associazioni) sia al di fuori (stampa internazionale e nazionale). Nessuno o pochi investimenti sono stati fatti in questi campi. Ma, soprattutto, non si sono volute creare sinergie tra testate diverse. In campo cattolico si parla molto di comunione, ma le singole congregazioni missionarie non hanno mai voluto realmente collaborare. E la Misna, nata nel 1997 proprio dalla volontà di costruire un terreno comune sul quale i singoli istituti religiosi potessero lavorare insieme, è il simbolo di questo fallimento. Da parte dei responsabili religiosi non c’è mai stata una reale voglia di dar vita a un organo di stampa serio intercongregazionale, voce di un mondo vitale.

È chiaro che di fronte a questa immobilità editoriale, le testate (non solo la Misna) stanno progressivamente entrando in crisi. Molte ancora chiuderanno sotto il peso di conti economici in rosso. Molte si ridimensioneranno e torneranno a essere meri bollettini, utili solo per il fundraising.

E chi pagherà le spese di queste politiche miopi? Certamente le congregazioni, che non avranno più alcuna voce. Ma ancora di più i tanti dipendenti laici che con dedizione, competenza e impegno hanno dato autorevolezza alla stampa cattolica missionaria. Alla Misna perderanno il posto quattro redattori e sette collaboratori fissi, oltre a una serie di collaboratori dal Sud del mondo. Anche la richiesta di applicare i contratti di solidarietà è caduta nel nulla. Il 31 dicembre, morirà così un’esperienza unica, un’agenzia missionaria in quattro lingue che era nata come un segno di speranza per il futuro e si è rivelata il paradigma dell’incapacità di gestire la comunicazione da parte delle congregazioni missionarie.

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