28/08/13 – Nigeria – Boko Haram: la repressione e i nodi del “lungo periodo”

di Mario

L’intensità e la frequenza degli attentati si sono ridotte ma è difficile che la forza militare, da sola, possa risolvere anche problemi politici ed economici: religiosi e giornalisti che vivono nel nord della Nigeria parlano in questi termini con la MISNA dell’offensiva dell’esercito contro il gruppo armato Boko Haram.

Secondo padre Anthony Zakka, presidente dell’Associazione nigeriana dei direttori diocesani per le comunicazioni sociali, dall’entrata in vigore dello stato di emergenza nel nord-est del paese nel maggio scorso “la capacità di Boko Haram di colpire è diminuita in modo drastico”. La tesi del religioso è che, “nel breve periodo”, i reparti di élite della Forza congiunta siano riusciti a “mettere in un angolo” i militanti del gruppo.

Di una campagna “di successo” parla anche Daniel Gbabo, corrispondente del quotidiano National Mirror nello Stato di Borno, la roccaforte storica di Boko Haram. Secondo il giornalista, però, l’offensiva dell’esercito dovrà continuare a fare i conti con spaccature interne alla società tipiche dei contesti di guerriglia. “Ci sono civili che si sono organizzati in milizie di ‘autodifesa’ per impedire nuovi attentati – sottolinea Gbabo – ma anche quartieri e villaggi dove gli uomini di Boko Haram contano ancora su protezioni e aiuti”.

È difficile allora capire che conseguenze possa avere un’uscita di scena di Abubakar Shekau, comandante del gruppo armato “probabilmente” morto a seguito di uno scontro a fuoco tra la fine di luglio e l’inizio di agosto. Fonti della MISNA nello Stato di Borno, quello dove sarebbe avvenuta la sparatoria, si limitano a sottolineare che finora la notizia della morte di Shekau non è stata smentita né con un video, né con un messaggio di altro genere.

Quale che sia stata la sorte del comandante, i fattori all’origine del fenomeno Boko Haram sembrano restare tutti lì. Secondo padre Zakka, uno dei primi problemi che i militari non potranno risolvere è “il sostegno politico e finanziario al gruppo armato”. Reti di appoggio e flussi di denaro riconducibili a politici nigeriani ma anche a gruppi stranieri, sembra di capire, interessati a destabilizzare il governo di Abuja servendosi come arma dell’ideologia islamista.

Secondo le fonti della MISNA, l’altro elemento che favorisce Boko Haram è il ritardo economico e sociale del nord e in particolare del nord-est del paese rispetto all’area industriale di Lagos e alle regioni petrolifere del sud. “L’offensiva militare ordinata dal presidente Goodluck Jonathan – sostiene padre Zakka – era invocata da diversi settori della società e della politica, convinti che la sicurezza venisse prima di tutto”. – Misna

 

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