Sudafrica: ingegneria sarda per combattere il climate change

di Diego Fiore
Sudafrica: ingegneria sarda per combattere il climate change

È il 1996 quando Cristina Trois, dottoranda in Geoingegneria all’Università di Cagliari, si trova a dover decidere tra Canada e Sudafrica per un periodo di ricerca sul campo. Sceglie Durban, e da quel momento non la lascia più. «Mi sono trovata molto bene e ho vinto il concorso da docente», racconta Cristina, oggi professore ordinario di Ingegneria ambientale e South African Research Chair in Waste and Climate Change (Sarchi) per la National Research Foundation presso l’Università del KwaZulu-Natal (Ukzn).

Il Sudafrica «non è secondo a nessuno in campo accademico e scientifico», secondo la professoressa Trois. Infatti, «qui tanto le scienze fondamentali quanto quelle applicate trovano uno sbocco reale in progetti che hanno un impatto tangibile sulle comunità. La ricerca che portiamo avanti non è mai fine a sé stessa, ma ha una applicazione immediata». Quello accademico è un settore che si è molto evoluto negli ultimi vent’anni, «diventando molto più inclusivo, sia in termini di gruppi etnici sia di genere», riflette Cristina. Alla sua nomina a preside, nel 2012, era «la prima donna della storia della facoltà e la seconda di tutto il Sudafrica».

Sudafrica: ingegneria sarda per combattere il climate change

Tra i suoi campi di ricerca, lo smaltimento sostenibile dei rifiuti solidi, studiando tecnologie e sistemi integrati che siano appropriati a economie emergenti come quelle africane. Da oltre vent’anni studia le applicazioni più avanzate di economia circolare e zero waste economy su scala internazionale, per le quali è stata recentemente nominata Cavaliere della Repubblica.

Sposata con Alberto, ingegnere ambientale esperto di rinnovabili originario di Bra (Cuneo), e madre di Matteo, 16 anni, Cristina non ha peli sulla lingua nel consigliare ai giovani ricercatori di proseguire gli studi nella Nazione Arcobaleno «dimenticandosi le brutte abitudini imparate in Italia. Qui va avanti il merito. Non ci sono baroni e schiavetti». Il consiglio è di prepararsi senza mai lasciarsi scoraggiare da un sistema «burocratico e poco progressista». Quello italiano.

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(Martino Ghielmi – vadoinafrica.com)

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