La fabbrica dei cartoni

di AFRICA
Triggerfish 3
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Milioni di bambini di tutto il mondo hanno cominciato a scoprire l’Africa attraverso film d’animazione prodotti negli Usa, come Il Re Leone o Madagascar. Ora tocca alla sudafricana Triggerfish sfornare favole di successo

È la mattina di Natale. Il signor Stick Man e sua moglie guardano pieni di tenerezza i tre figli intenti a scartare i regali. Qualche giorno dopo, durante una corsa mattutina nel parco, Stick Man, scambiato per un legnetto qualsiasi, viene acchiappato da un cagnolino e da lì comincia la sua personale odissea. Dovrà affrontare mille peripezie per tornare dalla sua famiglia, ma alla fine, incredibilmente, ce la farà: giusto in tempo per festeggiare un altro Natale.

Questa favola, scritta da Julia Donaldson e illustrata da Axel Scheffler, sotto la regia del belga Jeroen Jespaert, è diventata un cortometraggio animato, giunto esattamente un anno fa nelle nostre sale. Bastoncino, questo il titolo italiano, ha riscosso il plauso entusiasta della critica e del pubblico. Ai più è però sfuggito il particolare che ha reso questo successo anche un po’ africano, e che è anche la ragione per cui ne parliamo qui: a realizzare l’animazione, dunque un passaggio fondamentale nell’intero progetto, sono stati i Triggerfish Studios di Città del Capo, gli stessi che, qualche anno fa, avevano dato vita a un altro gioiello d’animazione, la zebra Khumba.

Laboratorio creativo

Triggerfish è una realtà imprenditoriale e creativa di altissimo livello. Non a caso è stata ribattezzata la Pixar del Sudafrica, e adesso è in procinto di debuttare su Netflix con una serie animata ambientata nello Zambia e di fattura tutta africana. Mama K’s Team 4 racconterà le avventure di quattro teenager di Lusaka dalla doppia identità: per tutti normali studentesse, sono pronte però a trasformarsi in supereroine non appena se ne presenti l’occasione.

Mama K’s Team 4 è frutto di uno Story Lab che Triggerfish ha lanciato nel 2015, col supporto della Disney, invitando gli autori di animazione di tutto il continente a proporre storie di ambientazione esclusivamente africana. Malenga Mulendema è stata una delle otto vincitrici e la serie nasce dal suo progetto. «Sono cresciuta guardando i supereroi e, da adulta, questo è ancora il tipo di storia televisiva o cinematografica che preferisco – dice Mulandema presentandosi –. E se c’è una cosa che queste visioni mi hanno insegnato, è che chiunque può essere un supereroe. Perché allora in giro non riesco a trovarne che siano fisicamente simili a me? E perché nessuno di loro vive in un mondo come quello a cui io appartengo? Ecco la ragione per cui ho voluto creare una storia di supereroi ambientata a Lusaka. Anzi, di supereroine».

Negli ultimi due anni Triggerfish ha prodotto pluripremiati film, ricevuto una nomination all’Oscar (per Revolting Rhymes, nella categoria Best Animated Short Film) e moltissime offerte per sviluppare storie africane.

Scuola e opportunità

Il problema è che localmente non ci sono risorse sufficienti a stare al passo con la domanda, osserva Stuart Forrest, amministratore delegato degli Studios. Quindi si finisce col “pescare” la manodopera in Europa. Un dato paradossale, per un Paese che ha un tasso di disoccupazione che sfiora il 30 per cento se si considera la popolazione attiva, ma che supera abbondantemente il 55 se ci si limita a considerare i giovani. Un dato paradossale a cui gli Studios stanno provando a rispondere attraverso un progetto di formazione ad hoc: una academy online.

Il corso propone 25 videolezioni che toccano una pluralità di aspetti: dai miti da sfatare parlando di animazione alle argomentazioni utili per persuadere i genitori ad appoggiare un progetto di carriera come questo; dallo storyboarding ai principi basilari dell’animazione; dal sound design alle modalità più efficaci per presentare il proprio lavoro. Oltre alle lezioni, sono stati attivati un gruppo Facebook che permette di interagire e confrontarsi, e una serie di tutorial.

Uno sguardo nuovo

Per gli studenti con passioni artistiche la piattaforma rappresenta un’opportunità molto concreta. Non solo perché scorrendo la sezione career del sito di Triggerfish si trovano numerose offerte di lavoro. La videoanimazione è un settore in crescita anche in altri Paesi africani. Basti pensare alle Cledley Productions di Douala, all’Arobase Studio di Abidjan, all’Homeboyz Animation di Nairobi (solo per citare alcuni esempi).

Forrest è ottimista sul ruolo che i suoi Studios potranno giocare, anche in risposta all’attuale clima politico. Considera l’animazione uno strumento perfetto per riunire gruppi disparati e articolare in modo ancora più efficace la narrazione dall’Africa sull’Africa. «Siamo in una fase della storia in cui la necessità di empatia è diventata un grosso problema mondiale – ha affermato in una recente intervista –. La necessità di connettersi con altre culture che hanno un punto di vista diverso è probabilmente uno degli snodi politici contemporanei più urgenti».

Il momento è quello giusto. La diversità delle voci è qualcosa che oggi risuona sul mercato e l’animazione è un modo efficace e pieno di appeal per portare nel mondo storie nuove e diverse.

(testo di Stefania Ragusa – foto di Lauren Kriedemann)

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