Gabon | Una donna premier alla corte del re

di Diego Fiore
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Una donna che raggiunge i massimi vertici del potere in uno Stato africano è sempre una buona notizia, anche se si tratta del Gabon. E Rose Christiane Ossouka Raponda ne ha fatta di carriera in un Paese che brilla per il suo machismo. D’altra parte la sua appartenenza etnica ha agevolato molto la sua carriera (gli Mpongwe, nella storia del Gabon, hanno sempre avuto un ruolo privilegiato, e nel Novecento, urbanizzandosi, hanno avuto ruoli da leader sia in epoca coloniale francese sia dopo l’indipendenza). E il 16 luglio è stata nominata primo ministro del Gabon. L’annuncio è stato dato dal segretario generale della presidenza gabonese,  Jean-Yves Teale: la cinquantaseienne succede a Julien Nkoghe Bekale. E, come era prevedibile, il suo governo segna un altro traguardo storico, il record di quote rosa: su 33 ministri, 11 sono donne.

Vaste programme

Il compito principale del nuovo governo, che resta comunque controllato dal partito al potere e dai suoi alleati, sarà quelli di rilanciare l’economia del Paese dopo l’emergenza della pandemia di Covid-19 e di preparare le prossime elezioni, che si terranno nel 2023. Ma non solo. Altro compito del governo sarà quello di gestire gli affari petroliferi del Paese. Calo della produzione e dei prezzi del greggio hanno pesato gravemente sulla crescita degli ultimi anni. La scelta del nuovo premier non poteva che cadere su una fedelissima del presidente. Raponda dovrà essere in grado di gestire una delicata scena politica che, da quando Ali Bongo – 61 anni – ha avuto nel 2018 un ictus, seguito da un lungo periodo di trattamento medico all’estero, ha cominciato a traballare. Nel gennaio del 2019, infatti, c’è stato un tentativo di colpo di Stato – durato poche ore – da parte di un manipolo di militari. La salute di Bongo è traballante: il presidente di sicuro può però contare sulla fedeltà del nuovo primo ministro.  E di certo avrà già scelto il suo successore.

La scalata

Prima di questa nomina Ossouka Raponda ha ricoperto un altro incarico molto importante nel panorama politico del Paese, essendo stata ministro della Difesa dal 12 febbraio del 2019, e prima ancora, dal 2014 al 2019, sindaco della capitale Libreville, dove vive più del 70 per cento della popolazione del Gabon. Una carriera importante per una donna, sempre fedele ad Ali Bongo Odimba, il presidente, tanto che durante il suo primo mandato, dal 2012 al 2014, ha “servito” il presidente come ministro del Bilancio. In soli otto anni il neo primo ministro ha scalato numerosi scalini verso il vertice dello Stato. Appartenenza etnica e fedeltà al presidente sono stati un mix fondamentale. Ma il re è maschio e, nudo o meno che sia, continua a determinare le politiche del Paese e a garantire la discendenza dinastica iniziata con il padre. Ali Bongo, presidente in Gabon dal 2009, è succeduto al padre Omar Bongo, che ha guidato il Paese per 42 anni.

Il regno dei Bongo

In Gabon la successione è dinastica e riguarda la famiglia Bongo. Più che di una repubblica, per il Gabon, si deve parlare di una monarchia. In totale 53 anni di potere indiscusso. E Ali ha fatto approvare una riforma della Costituzione che gli garantisce il potere all’infinito. Senza sorpresa, deputati e senatori hanno approvato la nuova Costituzione: su 213 tra deputati e senatori, solo 14 hanno avuto il coraggio di dire no. Fosse solo questo, significherebbe che Ali Bongo potrebbe andare a fare compagnia a una schiera di dittatori africani tra i presidenti più longevi al mondo. Ma l’articolo 8 del nuovo testo definisce il presidente come il «detentore supremo del potere esecutivo». Gode della piena impunità nell’esercizio delle funzioni. Presidente per sempre. Quella dei Bongo Ondimba è una dinastia che è sopravvissuta a tutti i presidenti della Quinta Repubblica francese, da De Gaulle a Macron.

Affari di famiglia

I cittadini del Gabon, 1,7 milioni di abitanti, stando alle statistiche, potrebbero essere tra i più ricchi del continente africano. Il Pil pro capite è di circa 18 mila dollari all’anno. Una bella cifra. Eppure è uno dei Paesi dove la stragrande maggioranza della popolazione vive sotto la soglia di povertà grazie a una maldestra distribuzione della ricchezza che è nelle mani di pochi, pochissimi. Il petrolio e il legname sono le voci che caratterizzano il Pil, mentre l’agricoltura è poco sviluppata ed è di sussistenza. L’80 per cento dei prodotti alimentari è di importazione. Nel 2016, anno della rielezione di Ali Bongo, si è scatenata la rivolta per i dati elettorali contestati: lo scarto tra Ali e l’oppositore di sempre, Jean Ping, era di poco meno di 6mila voti. Protesta – 50 manifestanti hanno trovato la morte –  che non ha portato a nulla. Il Paese oggi vive una crisi profonda. Omar Bongo padre, tre mogli e 30 figli (circa), è riuscito persino a nominare la figlia Pascaline ministro degli Esteri. Ma è stato anche un padre generoso; al figlio ha lasciato un Paese dopo la sua morte, agli altri cospicue donazioni. Si narra, ne hanno scritto i quotidiani americani, che in occasione di un’assemblea generale delle Nazioni Uniti a New York, Omar il “generoso” abbia regalato a una figlia che viveva proprio lì una valigetta piena di dollari, circa un milione, che la figlia stessa, nella sua ingenuità, è poi andata a depositare in banca. Ovvia la domanda del cassiere: «Dove li ha presi?”, e la figlia: «Un regalo di mio padre», aggiungendo che «quando mio padre viene in America mi porta sempre un regalo». Insomma tanto generoso con la famiglia, ma non altrettanto con il suo popolo.

(Angelo Ravasi)

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