Celebrare la morte a passo di danza: i funerali ghanesi

di Marco Trovato
Tempo di lettura stimato: 7 minuti
Per comprendere la grandezza e l’emozione dei funerali ghanesi dobbiamo guardare ai vivi piuttosto che ai morti: avere una cerimonia di successo è fondamentale per la comunità. Danze tradizionali, banchetti, libagioni e bare personalizzate sono solo alcune caratteristiche delle pratiche funebri. I pallbearers danzanti del Ghana, inoltre, hanno mostrato al mondo un potente rituale di lutto ghanese, che è stato interiorizzato e persino usato durante il covid-19.

Di Vittoria Paterno

Nelle culture occidentali la morte è non accettazione del naturale divenire; è un tabù di cui la narrazione post-moderna si serve per plasmare corpo e anima della nostra condizione umana: si vive in funzione di non morire.

Non la si nomina perché la parola, che è sostanza, annichilisce. In altre culture la morte, più aderente alla propria concezione naturale, “vive”, accompagnando la trasformazione universale delle cose, non creando tabù devianti e non associandosi solo a sterile dolore. Una tale visione rende concepibile un funerale la cui struttura assume le sembianze di una festa, di una gioia collettiva in cui i famigliari e la comunità accompagnano il defunto nell’aldilà. Questo è ciò’ che avviene in Ghana, dove la morte va celebrata perché non segna la fine di una vita ma un ritorno a casa, dagli antenati.

La festa di un tipico funerale nel gruppo etnico Akan del Ghana, nella regione centro meridionale, è nota alla gente del posto per costare quasi quanto il reddito annuale di un ghanese.

Il denaro viene raccolto, preso in prestito o ricevuto in donazione affinché il risultato sia una cerimonia perfetta, il cui successo sarà misurato in base alla stravaganza e al grado di partecipazione. È qui che si è concepita l’usanza di regalare al defunto un viaggio danzante accompagnato dai “pallbeares”, insieme all’idea di una festa che può durare anche otto ore, con una pianificazione speciale in cui nulla viene lasciato al caso: logistica, capienza dei posti a sedere, abbigliamento, intrattenimento, banchetto, musica e balli.

Religione e credenze: dai riti tradizionali all’arrivo del cristianesimo

Nelle società africane tradizionali esistono quattro punti di svolta nella vita, ognuno dei quali viene accompagnato da una cerimonia: la nascita; il rito della pubertà; il matrimonio e infine la morte. Questi momenti segnano il passaggio dell’uomo da una fase di vita ad un’altra: i ghanesi hanno infatti una percezione ciclica del tempo, che si contrappone a quella lineare delle grandi religioni monoteiste con il loro inizio nel passato e fine nel futuro.

Le cerimonie funebri vanno quindi elaborate con grande cura e attenzione, proprio perché consentiranno al defunto di entrare nel mondo degli antenati. Anche fattori esterni hanno influenzato i riti di morte dei gruppi etnici. La maggior parte di questi cambiamenti si è verificata durante l’ultimo quarto del IX secolo e all’inizio del XX secolo, quando la Gold Coast divenne colonia britannica, mentre altre trasformazioni sono avvenute di recente.

Ogni gruppo etnico in Ghana ha un atteggiamento parzialmente diverso nei confronti di questi riti, determinato dai costumi, dai valori, dalla morale e basato su credenze tradizionali. In ogni caso, il common core delle tradizioni culturali persiste anche se la maggioranza della popolazione si è convertita al cristianesimo, la religione ufficiale di Stato, o all’islamismo, culto minore. Per esempio, la “libagione”, cioè l’offerta sacrificale di bevande già diffusa prima della diffusione delle religioni monoteiste, prevede che venga spruzzata dell’acqua o gocce di alcool a terra o nella bocca del defunto, pronunciando parole invocanti lo spirito del morto. Il fine è quello di permettere alle famiglie, protagoniste del rito, di entrare in contatto con i propri antenati anche per scoprire la causa del decesso, avendo più fiducia verso questi ultimi piuttosto che nei medici e nella scienza.

Dignitari ashanti a un funerale a Kumasi (foto di Antony Pappone)

Testimonianze:

Per conoscere meglio questi rituali abbiamo parlato con Alice, cooperante soggiornante a Sunyani, un villaggio della regione di Brong- Ahafo, la quale è stata ospite ad un funerale e racconta così questa esperienza: «La cerimonia è iniziata a Berekum alle 8 del mattino e si è conclusa verso le 17:30. Sotto grandi tendoni erano posizionate delle sedie a ferro di cavallo. Una volta giunti sul posto, gli organizzatori ci hanno guidato nel giro di queste sedie, permettendoci di salutare i parenti stretti della vittima e gli altri invitati. Il cibo, seppur presente, ha rivestito un aspetto secondario, essendoci solo del riso. La band è stata invece la vera protagonista: hanno suonato e cantato per tutto il tempo, e noi invitati potevamo unirci alle danze ogni qual volta lo desiderassimo.»

La danza Kolomashie, famosa per la presenza di piccoli strumenti a percussione, risulta principalmente adatta per i cortei funebri. L’Adowa invece, originariamente nata per funerali reali, è una danza sociale molto frequente e prende il nome da un diminutivo di “antilope”, proprio per esprimerne la sua grazia. La musica, inizialmente presente con canti tradizionali eseguiti dal vivo, oggi viene spesso gestita da un sistema audio e altoparlanti molto grandi con veri e propri Dj che intrattengono gli invitati. Questa è una delle trasformazioni moderne più evidenti apportate al tradizionale funerale con il contributo delle nuove generazioni.

Funerale danzanti a Kumasi (Antony Pappone)

Abigail, ghanese di origine, spiega che non tutti i funerali sono gioiosi. Se a morire è infatti un giovane non sposato e la cui dipartita avviene con i genitori ancora in vita, si è in presenza di una terribile sventura; il rito non è neanche più definito funerale ma una “divisione dei costi”: gli invitati e la comunità elargiscono donazioni volte all’acquisto della bara, licenziandosi immediatamente dalla cerimonia. Il corpo del giovane defunto, infatti, non può essere trattenuto per più di una settimana sulla terra: lo spirito deve essere salutato in fretta poiché si deve chiudere il cancello della morte agli altri giovani della famiglia e della società. Per la morte di un anziano invece, la sepoltura può essere rimandata anche di un anno, in attesa di poter organizzare una grande festa.

È inoltre tradizione pensare che i gemelli non debbano essere ospiti ai funerali. Sono infatti considerati esseri puri che portano fortuna alla propria famiglia, ed invitarli significherebbe metterli in pericolo: se a morire è proprio uno dei due gemelli, l’altro deve rimanere a casa, preservando l’alone di purezza senza rischiare di farsi invadere dal viaggio oltre la morte intrapreso dal fratello defunto.

Anche l’abbigliamento, che di solito è rosso per i famigliari e nero per gli invitati, acquista un formale significato e simboleggia il pericolo della perdita. Gli uomini appoggiano sulla spalla una stola rossa mentre le donne al vestito nero aggiungono un pezzo di stoffa rossa. Gli invitati non particolarmente vicini al defunto sono vestiti totalmente di nero.

Donne ghanesi al termine di un funerale in un cimitero (Antony Pappone)

I grandi numeri che sfidano il covid-19:

I funerali offrono le feste più grandi e la migliore socializzazione in Ghana, tanto da essere frequentati anche dai parenti lontani del defunto e da chiunque lo abbia conosciuto (talvolta anche da chi non lo ha fatto). I villaggi e le città sono punteggiati di cartelli lungo le strade che pubblicizzano importanti funerali ai passanti, per attirare il maggior numero di persone al lutto.

Il numero medio degli invitati raggiunge le duecento persone: il detto «pochi ma buoni» non si adatta certo al concetto di funerale ghanese!  Durante il lockdown della primavera 2020 era concessa la presenza di “sole” cinquanta persone: non ci sono stati né canti né balli, quindi alcuni hanno preferito mantenere i corpi dei loro cari negli obitori finché le restrizioni non sono state rimosse.

Alice racconta che è proprio ciò che è successo al funerale a cui è stata invitata: il defunto era morto durante il lockdown di marzo 2020 e si è deciso di svolgere la cerimonia celebrativa solo dopo diversi mesi proprio per permettere che potessero partecipare in tanti e organizzare una grande festa. L’affluenza numerica è importantissima perché simboleggia l’amore che la comunità riserva al defunto.

La cerimonia si è svolta completamente all’aperto, senza però che nessuno indossasse le mascherine e senza igienizzanti per le mani o qualsiasi altro dispositivo che proteggesse da un eventuale contagio.

La presenza delle percussioni è imprescindibile nelle onoranze funebri (Antony Pappone)

I famosi pallbeares:

L’elemento più diffuso nell’immaginario occidentale e ciò che ha portato l’attenzione sui funerali ghanesi è indubbiamente legato ai cosiddetti pallbearers: uomini spesso vestiti con abiti e occhiali da sole bianchi e neri, che danzano a ritmo di musica mentre portano una bara sulle spalle durante i cortei funebri. Un altro aspetto particolare è la cura nella scelta del feretro: non è raro che questa ricada su cofanetti a forma di bottiglie di birra, aeroplani, peperoncini e perfino scarpe giganti.

Ai famigliari viene chiesto se preferiscono un funerale tradizionale e solenne oppure una grande festa. Proprio in quest’ultimo caso si assiste alla “coffin dance” (danza della bara), diventata famosa per la prima volta nel 2017, quando è stata presentata in un documentario della BBC, poi trasformatasi in un vero e proprio trend del 2020 perché usata per meme e video su internet. Nei mesi della pandemia, infatti, i video dei pallbearers sono stati usati per trasmettere messaggi di servizio pubblico volti a divulgare il concetto dello stare a casa limitando la diffusione del coronavirus. Con slogan come «Resta a casa o balla con noi!», il macabro messaggio coglieva “tremendamente” nel segno.

(a cura di Vittoria Paterno – Amistades – Centro Studi per la promozione della cultura internazionale)

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