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Rivista Africa
La rivista del continente vero
Autore

Marco Trovato

Marco Trovato

    FOCUSQUADERNI AFRICANI

    La Somalia salvata dal denaro digitale

    di Marco Trovato 30 Gennaio 2021
    Scritto da Marco Trovato

    Viene spessa descritta come una “nazione fallita”, prigioniera di organizzazioni criminali e di milizie jihadiste che si contendono il territorio, scontrandosi con le forze di sicurezza in appoggio al governo. Eppure la Somalia ha saputo sviluppare prima e meglio degli altri Paesi africani un sistema all’avanguardia per i pagamenti e i trasferimenti di denaro… Preziosissimo anche per contrastare la pandemia. Un sistema non privo di rischi che sostiene l’economia locale, incoraggia i commerci e permette di sfamare milioni di persone. Ecco come funziona.

    Testo di Davide Lauretta – foto di Marco Gualazzini

    Dalla ferita esce sangue, ma entra saggezza». Questo proverbio africano non nasce in Somalia, bensì in Angola, ma è certamente rappresentativo della sua storia e attualità. Dinanzi all’attuale crisi pandemica determinata dal diffondersi del covid-19, il Paese è riuscito infatti ad adottare delle efficaci misure economiche al fine di ridurre i volumi di scambio di denaro cartaceo, coerentemente con le politiche di limitazione dei movimenti fisici di e tra persone all’interno del suo territorio, e non solo. La soluzione è stata data dalla sempre maggiore diffusione del Mobile Money Transfer (MMT), un sistema di pagamento virtuale e tecnologicamente avanzato che fa uso di dispositivi cellulari per qualsiasi transazione economica, e in cui il denaro non è depositato in un tradizionale conto corrente, ma viene utilizzato alla stregua di un credito telefonico grazie ad un contratto stipulato con l’azienda fornitrice del servizio.

    Si stima che dalla seconda metà di marzo 2020 la Fao abbia inviato alla Somalia circa 15, 4 milioni di dollari tramite tale sistema di trasferimento di denaro, una somma a cui si aggiunge la destinazione di buoni pasto elettronici per le famiglie meno abbienti dei villaggi sparsi nel Paese. Si tratta di un evento non poco rilevante se si pensa che la popolazione ha fatto storicamente leva sulla ricezione di rimesse dei cosiddetti “somali della diaspora”, stavolta impossibilitati a inviare aiuti economici data la dimensione globale della pandemia che ha piegato anche l’economia dei paesi più industrializzati.

    Un sistema all’avanguardia

    La prassi è la seguente: il destinatario della somma riceve una notifica immediata con un codice univoco tramite Short Message Service (SMS) e viene invitato a confermare la sua identità e il trasferimento; invia dunque un feedback all’acquirente, il quale, una volta accertata la corretta destinazione della somma, inserisce il proprio Personal Identification Number (PIN) ed effettua in maniera definitiva la transazione: un’operazione, questa, che ha una durata stimata di due o tre minuti. All’acquirente basta dunque digitare il numero telefonico del destinatario della somma più i dati identificativi dello stesso, l’importo dovuto e il codice del venditore per portare a buon fine la transazione in oggetto.

    Il destinatario può recarsi presso i cambiavalute più vicini e ritirare il denaro o, in alternativa, lasciare quest’ultimo come deposito nel suo portafoglio virtuale per le transazioni future: scelta sicuramente primaria alla luce delle misure anti-pandemiche recentemente adottate dalla comunità internazionale. Di base, un utente interessato a tale sistema si registra presso un agente fornitore del servizio e deposita il contante che sarà utilizzato per le transazioni successive. Quando il cliente deposita i contanti, un importo equivalente di moneta elettronica viene trasferito nel suo portafoglio mobile. Volano di tale sistema finanziario è stato il grande sviluppo del settore delle telecomunicazioni, a sua volta inserito nel più ampio quadro della cosiddetta rivoluzione dell’Information and Communication Technology (ICT).

    Un affare principalmente privato

    La saggezza somala viene spiegata proprio dal trasformare una situazione critica quale quella attuale, per altro in un quadro di totale deregulation tipico di uno “Stato fallito”, in un’opportunità per l’economia privata, dal momento che i servizi vengono gestiti dalle compagnie telefoniche operanti nel territorio. L’approccio cashless insito nell’MMT ha parzialmente risolto anche il problematico acquisto di beni con valuta fisica a seguito della svalutazione dello scellino e del fenomeno inflattivo, oltre che per le motivazioni legate alla suddetta pandemia. Va tuttavia precisato che tale sistema non è nato con il manifestarsi del virus. Esso è emerso nei primi anni Duemila, ma soprattutto a partire dal 2009, quando società di rimesse e imprese delle telecomunicazioni hanno cominciato a investire ingenti risorse su uno dei settori più innovativi del settore terziario, quello, per l’appunto, del Mobile Money Transfer (MMT), con l’ambizioso obiettivo di trasformare l’economia dell’area in un vasto mercato “senza contanti”.

    A proposito di tali fornitori di servizi, soltanto uno di questi opera nell’intera area riguardante la vecchia Repubblica Federale Somala (Somalia, Somaliland e Puntland). Si tratta della compagnia Somtel, a sua volta di proprietà della società di trasferimento di fondi internazionale Dahabshiil, conosciuta nell’ambito del Mobile Money Transfer per i successi del suo servizio e-Dahab. La prima società ad aver introdotto una fornitura completa del servizio MMT nell’area è tuttavia la Telesom, la quale ha difatti lanciato il servizio Zaad in Somaliland nel 2009.

    Rischi e possibili soluzioni

    Certamente non mancano i rischi. Un sistema tecnologicamente dipendente presenta elevati tassi di vulnerabilità in caso di attacchi informatici o semplici malfunzionamenti e blackout satellitari. Un’interruzione della fornitura dei servizi potrebbe essere devastante per i mezzi di sussistenza della popolazione somala che dipende dai servizi di denaro mobile per soddisfare le esigenze quotidiane, date le carenze infrastrutturali nelle aree di villaggio lontane dai centri abitati e le limitazioni dovute al virus. Questi limiti riguardano solo in minor parte la copertura di rete, dato il sorprendente sviluppo tecnologico e il vertiginoso aumento delle stazioni riceventi i segnali via satellite, nonché dei dispositivi mobili tra la popolazione. 

    Guarda il video: FAO Biometric Mobile Money Cash Transfer Modality in Somalia (USAID)

    Per quanto concerne le possibili minacce legate alle cybersecurity, il governo somalo ha predisposto delle misure potenzialmente efficaci per tutelare l’identità dei fruitori del servizio, coadiuvato in tal senso dalla comunità internazionale. Non essendoci alcun contatto fisico tra i soggetti della transazione, il precedente sistema di identificazione per mezzo di riconoscimento biometrico offerto dall’applicazione BiMo è stato sostituito da nuovi strumenti di geo-localizzazione: vengono infatti utilizzate immagini per mezzo di sistemi di Global Positioning System (GPS) per confermare che lo stesso beneficiario, registrato attraverso un sistema di “hotline numbers”, sia quello che riceve l’assistenza. Tali procedure risultano valide sia per le transazioni in entrata che in uscita (in termini tecnici Cash in/Cash Out – trasferimenti CiCo ). Tale misura si inserisce nel più ampio quadro delle transazioni Governments to Persons (G2P), in linea con le direttive emanate direttamente dalla principale autorità internazionale in ambito finanziario, ossia la Financial Action Task Force (FATF).  La tecnologia di riconoscimento vocale è attualmente in fase di sperimentazione e alla fine sostituirà la biometria. Nel lungo periodo, le applicazioni includeranno anche il riconoscimento facciale.

    La sfida jihadista

    Un ulteriore problema di sicurezza viene invece causato dalla forte capacità di controllo che i ribelli jihadisti sunniti di Al-Shabaab esercitano in larghe aree del Paese, impedendo l’accesso delle varie organizzazioni umanitarie e internazionali. L’adozione del Mobile Money Transfer comporta infatti un enorme ostacolo per gli affari di tale organizzazione terroristica, in quanto la gestione dei trasferimenti è di competenza di aziende private che operano in un quadro regolamentato a livello internazionale che, come tale, non lascia spazio ad attività illegali e opache quali quelle condotte dai combattenti jihadisti. Si spiega dunque la campagna avviata da Al-Shabaab contro tale sistema di trasferimento di denaro, definito assai pericoloso in quanto renderebbe la Somalia vulnerabile alle interferenze dei Paesi occidentali, accusati di sfruttare i partner internazionali delle società di telecomunicazioni somale per esercitare un qualche tipo di controllo.

    Difatti, sono cresciuti negli ultimi mesi gli attacchi contro le forze dell’AMISOM (la missione delle Nazioni Unite in Somalia), additate come complici del malvagio progetto dei governi dell’Occidente infedele di diffondere l’epidemia di Coronavirus in Africa. Il tutto si inserisce all’interno di un chiaro quadro propagandistico orchestrato da Al-Shabaab per allargare le proprie fila e fare proselitismo in un Paese dove il tasso di analfabetismo è tra i più alti al mondo e in cui, anche a causa anche della loro retorica estremista, i jihadisti potrebbero arrivare ad impedire qualsiasi intervento umanitario, portando la comunità somala ad uno stato di disperazione assoluta, stretta tra virus, terrorismo islamico e una irrisolvibile crisi economica. In uno Stato carente in termini di infrastrutture sanitarie, cure e ordine istituzionale, il sistema del Mobile Money Transfer rappresenta, dunque, allo stato attuale, lo strumento migliore per resistere alle difficoltà economiche del periodo.

    (a cura di Davide Lauretta – Amistades – Centro Studi per la promozione della cultura internazionale – le foto di Marco Gualazzini sono tratte dal reportage Mogadiscio, ritorno alla vita pubblicato sul numero 8/2018 della rivista Africa e disponibile nell’eshop in formato pdf)

    BIBLIOGRAFIA E SITOGRAFIA

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