La violenza sessuale viene utilizzata in modo sistematico come arma di guerra in Sudan e i casi documentati rappresentano soltanto «la punta dell’iceberg». Lo denuncia un nuovo rapporto dell’ufficio dell’Alto commissario delle Nazioni Unite per i diritti umani (Ohchr), secondo cui tra aprile 2023 e aprile 2026 sono stati verificati almeno 546 episodi di violenza sessuale legata al conflitto, con 838 vittime accertate.
«Il rapporto mette a nudo la brutalità e l’entità della violenza sessuale connessa al conflitto in Sudan», ha dichiarato il portavoce dell’Ohchr, Seif Magango, sottolineando che la maggior parte dei casi non viene denunciata.
Secondo il documento, circa un quarto degli episodi verificati riguarda stupri di gruppo. Sono stati inoltre documentati casi di schiavitù sessuale, matrimoni forzati, prostituzione forzata, torture sessuali e tratta di persone a fini di sfruttamento sessuale. Almeno 85 donne e ragazze sono state ridotte in schiavitù sessuale e 59 sono rimaste incinte o hanno partorito in seguito agli stupri.
Il rapporto registra anche la morte di almeno 13 vittime, tra cui donne, uomini e bambini, prevalentemente dopo violenze di gruppo particolarmente brutali. La vittima più giovane aveva 9 anni.
L’Onu afferma che alcuni di questi atti potrebbero costituire crimini di guerra e che, soprattutto in Darfur, ci sono ragionevoli motivi per ritenere che alcune violenze sessuali commesse nell’ambito di attacchi diffusi e sistematici contro la popolazione civile possano configurare crimini contro l’umanità. Numerose vittime appartenenti all’etnia Masalit hanno inoltre riferito che gli aggressori chiedevano la loro appartenenza tribale prima di commettere gli stupri, suggerendo una componente etnica nelle violenze.
La maggior parte dei casi verificati è attribuita a membri delle Forze di supporto Rapido (Rsf) e a milizie alleate, ma il rapporto documenta abusi anche da parte delle Forze armate sudanesi e di altri gruppi armati. L’Onu ha chiesto indagini indipendenti e il perseguimento di tutti i responsabili, compresi coloro che esercitano responsabilità di comando.
Il conflitto in Sudan è scoppiato il 15 aprile 2023 a seguito della rottura dell’alleanza tra il capo dell’esercito sudanese, il generale Abdel Fattah al-Burhan, e il leader delle Rsf, Mohamed Hamdan Dagalo. La guerra, iniziata a Khartoum, si è progressivamente estesa a gran parte del Paese, in particolare al Darfur e al Kordofan, provocando quella che le Nazioni Unite definiscono una delle peggiori crisi umanitarie al mondo. Secondo le stime delle organizzazioni internazionali, il conflitto ha causato decine di migliaia di morti e oltre 13 milioni di sfollati e rifugiati, mentre vaste aree del Sudan sono colpite da insicurezza alimentare, collasso dei servizi sanitari e gravi violazioni dei diritti umani.



