L’infermiera che scala le montagne dell’Uganda

di Tommaso Meo

Ogni giorno all’alba, Agnes Nambozo scala il Monte Elgon salendo per una precaria scala di tronchi di 300 metri per raggiungere dei villaggi isolati. Con lo zaino pieno di vaccini e farmaci, assiste decine di persone ogni giorno, soprattutto bambini, portando cure dove sembrerebbe impossibile arrivare

di Stefano Pancera

All’alba, quando il sole deve ancora oltrepassare le pendici del Monte Elgon, nell’Uganda orientale, una donna in uniforme rosa chiude la porta di casa e inizia il suo turno. È l’infermiera Agnes Nambozo, 34 anni, e la sua giornata con i pazienti comincia prima delle sei.

Taxi, moto, fango d’alta quota e infine una scala di tronchi e corde lunga quasi 300 metri: l’unica via che collega il dispensario di Buluganya ai villaggi abbarbicati sulle pareti di roccia lavica. Quattro ore e mezza di viaggio per raggiungere comunità che, senza di lei, resterebbero escluse da qualsiasi servizio sanitario. La scena si ripete da anni: Agnes, il suo zaino termico pieno di vaccini e farmaci, e davanti la montagna. «Non ho alcun problema a salire fin qui», racconta. «So che queste persone hanno lo stesso diritto alla salute di chiunque altro. Per questo continuo a venire, ogni giorno». Il suo motto è lo stesso di migliaia di infermieri ugandesi: amare e servire. Ma per lei l’amore non è un sentimento astratto: è azione, passo dopo passo, gradino dopo gradino.

Agnes Nambozo. Foto: Bill Gates Foundation

Sulla roccia coi vaccini

La scala di tronchi – costruita dalla comunità – è troppo ripida per madri con neonati, anziani, persone malate. Significa che, senza Agnes, raggiungere un medico o completare un ciclo di immunizzazioni sarebbe impossibile. «Prima che lei venisse qui», racconta Ruth Wanyenze, madre di quattro figli, «dovevamo scendere a piedi fino a Zema, ore di cammino. A volte i nostri bambini non finivano i vaccini perché la strada era troppo dura». Ora, invece, è la sanità a salire. Ogni giornata di lavoro è una piccola operazione logistica. Agnes arriva al dispensario verso le otto, prepara il materiale, indossa lo zaino refrigerato e riparte in moto verso la “porta” della montagna. Poi inizia la salita. Intorno alle dieci e mezza, quando apre la scatola dei vaccini su una panchina di legno, è in servizio da quasi cinque ore. In media assiste una cinquantina di persone al giorno, per lo più bambini sotto i cinque anni: poliomielite, morbillo, tetano, polmonite. Malattie che altrove sembrano appartenere al passato, ma che qui restano un rischio quotidiano.

Foto: Bill Gates Foundation

In queste comunità remote, Agnes non è solo un’infermiera specializzata: è un’eroina senza celebrità che salva centinaia di vite ogni mese. Distribuisce sieri e vitamine, effettua visite prenatali, monitora casi sospetti di tubercolosi, consegna farmaci ai malati di Hiv impossibilitati a raggiungere la valle. Risponde alle domande, educa alla prevenzione, porta cure dove non arriverebbero.

Un gradino alla volta

Il lavoro degli infermieri in Uganda è spesso durissimo, ma decisivo per i progressi sanitari del Paese. Nel 2000, la mortalità infantile era drammatica: 145 bambini morti ogni 1.000 nati vivi. Venticinque anni dopo è scesa sotto quota 40. Una trasformazione storica, resa possibile non solo da investimenti pubblici e programmi internazionali ma, soprattutto, da migliaia di operatori sanitari che raggiungono comunità dimenticate. Tra loro, donne come Agnes. Oggi, però, il sistema sanitario ugandese affronta una nuova sfida. I tagli ai fondi Usaid hanno lasciato molti distretti senza parte del personale. Nel dispensario di Buluganya decine di colleghi di Agnes hanno perso il lavoro: operatori impegnati nei servizi materno-infantili, nella distribuzione di terapie per l’Hiv, nella lotta alla tubercolosi. «La comunità sta soffrendo molto», ammette. «Cerchiamo di fare tutto con ciò che resta, ma la pressione è enorme. Il rischio di burnout è quotidiano».

Foto: Bill Gates Foundation

Eppure, Agnes non si ferma. Anzi, continua a studiare. Grazie al sostegno del Rotary Club di Kampala, sta frequentando un percorso universitario per ottenere la laurea in scienze infermieristiche. Vuole acquisire nuove competenze «per salvare ancora più vite». Non è solo un obiettivo professionale, ma un sogno personale: dare futuro e dignità a chi vive nei luoghi dove lo Stato arriva a fatica. Quando il sole scivola dietro il crinale, Agnes richiude lo zaino, saluta le madri del villaggio e comincia la discesa verso valle. Ha passato la giornata tra aghi, quaderni clinici e sorrisi timidi di bambini che, per la prima volta, hanno un certificato vaccinale completo. Domani tornerà, con lo stesso passo, la stessa tenacia. Qualcuno, guardando quella scala sospesa nel vuoto, potrebbe chiedersi come si faccia ad affrontarla ogni giorno. Agnes risponde senza enfasi, con la semplicità di chi ha scelto la via più difficile: «Quando fai la cosa giusta, nulla diventa impossibile».

Questo servizio è uscito sul numero 2/2026 della rivista Africa. Per acquistare una copia, clicca qui.

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