La commissione parlamentare incaricata di esaminare la possibile messa in stato d’accusa del presidente sudafricano Cyril Ramaphosa ha deciso di chiedere al capo dello Stato di comparire nell’ambito dell’inchiesta sul caso Phala Phala, noto anche come Farmgate.
Secondo quanto riferito dalla commissione in una nota, Ramaphosa non sarà il primo testimone a essere ascoltato, poiché i parlamentari intendono prima raccogliere gli elementi necessari a definire il quadro delle accuse. «Speriamo che la questione non arrivi al punto di dover convocare il presidente. Tuttavia, se si rifiutasse di comparire, la commissione sarebbe costretta a citarlo», ha dichiarato il presidente della commissione, Makashule Gana. L’organismo ha inoltre proposto la nomina dell’avvocato Thandazani Madonsela come responsabile della raccolta e della presentazione delle prove.
Il procedimento riguarda il cosiddetto caso Phala Phala, scoppiato nel 2022 e legato al presunto furto di circa 580 mila dollari in contanti dalla tenuta privata di Ramaphosa, nella provincia del Limpopo, avvenuto nel 2020. La vicenda ha sollevato interrogativi sull’origine del denaro e sulla sua eventuale dichiarazione alle autorità competenti.
Nel 2022 una commissione indipendente guidata dall’ex presidente della Corte suprema Sandile Ngcobo aveva concluso che esistevano elementi sufficienti per ipotizzare gravi irregolarità da parte del capo dello Stato. Il Parlamento aveva inizialmente respinto la richiesta di impeachment, ma la Corte costituzionale ha successivamente stabilito che quella decisione era illegittima, riaprendo così il procedimento.



