La riapertura delle scuole nelle regioni anglofone del Camerun si sta svolgendo in un clima di forte insicurezza a causa delle minacce e degli attacchi delle milizie separatiste armate. L’inizio del nuovo anno scolastico 2026-2027 è stato contrassegnato dall’imposizione di giornate di blocco totale, le cosiddette “città morte”, promulgate dai gruppi separatisti per impedire la ripresa delle attività didattiche nelle regioni del Nord-Ovest e del Sud-Ovest (Noso).
I gruppi armati che combattono per l’indipendenza del territorio autoproclamato dell’Ambazonia hanno intensificato le incursioni, minacciando sanzioni e violenze contro gli studenti, gli insegnanti e le famiglie che tentano di recarsi negli istituti scolastici. Nella città di Bamenda, capoluogo della regione del Nord-Ovest, si registrano da giorni sparatorie, saracinesche chiuse e strade deserte, una situazione di stallo che paralizza la vita quotidiana della popolazione locale. A Bamenda, lunedì, è stato attaccato un bar aperto, dove tre persone sono rimaste uccise sul colpo e una quarta, ferita, è morta ieri in ospedale.
Nonostante gli sforzi del governo centrale e le rassicurazioni sulle misure di sicurezza adottate dalle forze armate camerunesi per proteggere i plessi scolastici, la maggior parte delle scuole dell’area rimane deserta o chiusa, riportano alcuni media.
Il conflitto, iniziato nel 2017, continua a privare decine di migliaia di giovani dell’accesso all’istruzione, trasformando l’inizio di ogni anno scolastico in un momento di forte tensione e rischio per l’incolumità pubblica.



