I fondi del World Food Programme per il Sudan si sono dimezzati mentre aumenta la fame

di Tommaso Meo

I finanziamenti al Programma alimentare mondiale (Wfp) per le operazioni in Sudan si sono circa dimezzati rispetto allo scorso anno, mentre quasi 20 milioni di persone soffrono la fame e l’agenzia rischia di dover ridurre ulteriormente gli aiuti nelle prossime settimane. È il duro bilancio fatto dal direttore esecutivo ad interim del Wfp, Carl Skau, al termine di una missione di otto giorni nel Paese.

Secondo Skau, il Pam ha ricevuto finora quest’anno 206 milioni di dollari (circa 178 milioni di euro), contro i 645 milioni (circa 558 milioni di euro) dello scorso anno, e registra un deficit di poco inferiore a 300 milioni di dollari (circa 260 milioni di euro) per mantenere le operazioni ai livelli attuali.

La carenza di risorse ha costretto l’agenzia delle Nazioni Unite a concentrare gli interventi sui cinque milioni di persone considerate più vulnerabili, riuscendo attualmente a raggiungerne circa quattro milioni. Il conflitto tra l’esercito sudanese e le Forze di supporto rapido (Rsf) ha provocato una delle più gravi crisi umanitarie al mondo, con circa 14 milioni di sfollati.

A Tawila, nel Darfur settentrionale, dove si trovano quasi un milione di persone, il Wfp riesce a distribuire ogni mese soltanto razioni sufficienti per circa due settimane. A El Obeid, dove il numero degli abitanti è fortemente aumentato per l’arrivo degli sfollati, l’agenzia è invece costretta a dare priorità ai nuovi arrivati, riducendo l’assistenza a chi si trova nell’area da più tempo.

Skau ha sottolineato che, nonostante persistano problemi di sicurezza e di accesso, la principale difficoltà è diventata la mancanza di finanziamenti: il Wfp dispone ora di una presenza sul terreno che non riesce a sfruttare pienamente per insufficienza di risorse.

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