Secondo l’Onu in Sud Sudan mancano ancora le condizioni necessarie per andare al voto

di Tommaso Meo

La ripresa delle violenze, le tensioni politiche e l’esclusione della società civile dal dibattito pubblico mettono a rischio la popolazione del Sud Sudan e la transizione democratica in vista delle elezioni previste a dicembre. A lamciare il monito è stata la Commissione delle Nazioni Unite per i diritti umani nel Sud Sudan al termine di una visita di quattro giorni nel Paese.

La Commissione ha domandato alle autorità di adottare misure urgenti per proteggere i civili, garantire l’accesso degli aiuti umanitari e creare le condizioni per un dialogo politico inclusivo. Secondo l’organismo, molte delle garanzie necessarie allo svolgimento di elezioni pacifiche e credibili sono ancora assenti, mentre l’attuazione dell’accordo di pace del 2018 rimane in stallo.

Durante una visita nello Stato di Jonglei, la presidente della Commissione, Yasmin Sooka, ha raccolto testimonianze di sopravvissuti ai recenti combattimenti su violenze sessuali, uccisioni, sfollamenti e separazioni familiari. Qui, un recente attacco contro una pattuglia della Missione delle Nazioni Unite in Sud Sudan (Unmiss) ha causato due morti tra i caschi blu e alcunu feriti. L’Onu ha chiesto un’indagine per accertare delle responsabilità.

Secondo la Commisione, la corruzione e impunità sono tra i principali ostacoli alla pace, complice la debolezza delle istituzioni giudiziarie. Le Nazioni Unite hanno quindi chiesto un dialogo che coinvolga anche il Movimento popolare di liberazione del Sudan all’opposizione (Splm-Io), guidato da Riek Machar – rivale del presidente Salva Kiir e attualmente in agli arresti domiciliari – oltre ai gruppi non firmatari degli accordi di pace, alla società civile, alle donne e ai giovani.

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