Il presidente della Repubblica Democratica del Congo, Félix Tshisekedi, ha firmato ieri un decreto che istituisce il Comitato organizzativo per il dialogo nazionale, avviando i preparativi per un processo politico che punta a favorire la pace nel Paese. L’organismo dovrà definire i parametri dell’iniziativa e valutare le esigenze finanziarie, tecniche, logistiche e di sicurezza, in vista della creazione di una commissione preparatoria. Il decreto pone tuttavia il comitato sotto la diretta autorità del capo dello Stato, che nominerà e potrà revocare i suoi componenti. Una scelta contestata dall’opposizione, che accusa Tshisekedi di voler controllare un processo al quale il governo partecipa come soggetto interessato.
Il partito guidato da Moïse Katumbi — ex governatore della ricca regione mineraria del Katanga e principale sfidante di Tshisekedi alle presidenziali del 2023 — ha definito il decreto un fallimento. Anche la coalizione Lamuka, guidata da Martin Fayulu, ex dirigente petrolifero e storico oppositore che rivendicò la vittoria già nelle controverse elezioni del 2018, ha chiesto un dialogo autentico e inclusivo, capace di porre fine alla guerra e garantire il regolare svolgimento delle votazioni nel 2028. Le forze di opposizione hanno inoltre confermato la mobilitazione del 15 settembre contro eventuali modifiche alla Costituzione.
Il processo, della durata massima di tre mesi, partirà da consultazioni nelle 26 province e culminerà con assise nazionali a Kinshasa. È prevista la partecipazione di società civile, confessioni religiose e rappresentanti di diverse categorie professionali. Tshisekedi ha però escluso dal dialogo, come componenti politiche, i gruppi combattenti.
L’iniziativa del presidente arriva mentre il processo di pace avviato a Doha tra Kinshasa e i rappresentanti del movimento ribelle M23, sostenuto dal Qatar, registra progressi modesti e difficoltà nell’attuazione degli impegni. Restano irrisolte le principali questioni relative alla sicurezza e alla stabilizzazione dell’est del Paese, dove la popolazione continua a subire le drammatiche conseguenze del conflitto.



