Le autorità di Tripoli e Bengasi stanno investendo ingenti risorse sulle infrastrutture calcistiche per farne un veicolo di diplomazia e coesione nazionale libica. Secondo un’analisi della rivista francese Jeune Afrique, questi sforzi hanno come scopo quello di candidare la Libia a ospitare la Coppa d’Africa nel 2028, 2032 o 2036.
Ancora divise su diverse questioni, su questo punto, paradossalmente, entrambe le amministrazioni procedono nella stessa direzione. A Bengasi, nell’est della Libia, il comandante Khalifa Haftar, affiancato dal figlio Belqasim, ha inaugurato un nuovo stadio da 40.000 posti alla presenza di ex calciatori internazionali come Roberto Carlos, Michael Owen e Luis Figo. Sul fronte opposto, a Tripoli, il primo ministro Abdul Hamid Dbeibah ha riaperto l’impianto internazionale da 50.000 spettatori e ha stabilito che la Compagnia generale dell’elettricità paghi gli stipendi dello staff tecnico della nazionale.
Anche i club di vertice sostengono questa strategia attirando atleti stranieri con ingaggi milionari. È il caso, per esempio, di Lameck Banda, giovane e promettente attacante zambiano del Lecce strappato questa estate alla Serie A dall’Asswehly di Misurata. Secondo la rivista, l’afflusso di giocatori da campionati più blasonati punta a migliorare la percezione del Paese per incoraggiare il ritorno degli investitori esteri. Restano tuttavia da superare gravi carenze strutturali legate a sicurezza, ospedali e trasporti.



