Gibuti ha aderito agli accordi Artemis, il quadro di principi promosso dagli Stati Uniti per la cooperazione internazionale nelle attività spaziali civili, diventando il 72° Paese al mondo e l’ottavo in Africa a sottoscriverli. L’ambasciatore gibutino negli Stati Uniti, Mohamed Siad Douale, ha firmato l’intesa ieri nella sede della Nasa a Washington, alla presenza del vice amministratore dell’agenzia spaziale statunitense Matt Anderson.
In Africa, Gibuti si aggiunge a Nigeria, Ruanda, Angola, Senegal, Marocco, Botswana e Mauritius. Douale, scrive l’agenzia di stampa gibutina Adi, ha indicato ricerca scientifica, applicazioni satellitari, istruzione e formazione tecnica tra i settori nei quali il Paese del Corno d’Africa punta ad approfondire la cooperazione con gli Stati Uniti e gli altri firmatari.
Gibuti dispone di un programma spaziale nazionale avviato nel 2020 e ha messo in orbita il suo primo satellite, Djibouti-1A, nel novembre 2023, seguito da Djibouti-1B nel dicembre 2024. I due satelliti fanno parte del programma Hydrosat, destinato alla raccolta di dati meteorologici e idrologici e alla formazione di tecnici e ingegneri gibutini.
Gli accordi Artemis, istituiti nel 2020 dagli Stati Uniti insieme ad altri sette partecipanti, stabiliscono principi non vincolanti per le attività spaziali civili, tra cui trasparenza, assistenza in caso di emergenza, registrazione degli oggetti spaziali e condivisione dei dati scientifici. L’adesione non comporta automaticamente la partecipazione alle missioni della Nasa, per la quale sono necessari accordi specifici.



