Il segretario di Stato statunitense, Marco Rubio, ha annunciato una nuova politica di restrizione dei visti rivolta ad alcuni cittadini stranieri provenienti dal Sudafrica. Se confermato, il passo rappresenterà un ulteriore raffreddamento nelle relazioni tra i due Paesi.
L’amministrazione Trump ha criticato il Sudafrica a più riprese su una serie di questioni, anche in maniera controversa. Nel mirino dell’aministrazione Trump sono finite, in particolare, alcune misure del governo sudafricano pensate per affrontare la disuguaglianza razziale che, secondo il presidente statunitense, danneggiano la popolazione bianca.
Washington ha inoltre criticato le politiche di riforma agraria e la denuncia di genocidio presentata dal Sudafrica contro Israele davanri alla Corte internazionale di giustizia, in merito all’attacco di Gaza.
La politica di restrizione dei visti, ha affermato Rubio, colpirà «i cittadini stranieri responsabili o complici dell’emanazione o dell’attuazione di leggi o politiche che consentono espropri di terreni senza indennizzo, discriminazione basata sulla razza o l’incitamento a violenze contro membri di gruppi etnici o razziali minoritari in Sudafrica». Il governo sudafricano, ha detto ancora Rubio, «non ha affrontato adeguatamente le preoccupazioni precedentemente espresse».
Pretoria ha invece sempre sostenuto che non ci siano prove di discriminazione o persecuzione nei confronti dei bianchi e che le idee di superiorità razziale dei bianchi rappresentano una minaccia per l’unità post-apartheid del Sudafrica, la sua sovranità e le sue relazioni diplomatiche. Il presidente Cyril Ramaphosa ha chiesto uno sforzo globale per smentire le notizie false sulla persecuzione dei bianchi.
In precedenza, Trump aveva tagliato gli aiuti al Sudafrica, offerto rifugio agli afrikaner, la minoranza bianca, espulso l’ambasciatore del Paese e avanzato false affermazioni su un genocidio dei bianchi nella nazione africana. Nelle sue dichiarazioni, Rubio non ha identificato alcuna persona per nome.



