Trentasei migranti espulsi dagli Stati Uniti fanno causa contro l’accordo con il Camerun

di Tommaso Meo
migranti etiopi

Lo studio legale Frulaw Chambers ha presentato un ricorso al Tribunale amministrativo di Yaoundé, in Camerun, per conto di 36 cittadini di nove diversi Paesi africani, trasferiti dalle autorità statunitensi tra gennaio e maggio proprio in Camerun. Il loro legale, Joseph Fru Awah, ha spiegato a Rfi che sarà contestata la legittimità dell’accordo raggiunto tra Yaoundé e Washington.

Da quando sono arrivati nella capitale camerunese, queste persone si trovano detenute in un centro nel quartiere di Elig-Esono, private dei documenti d’identità e di uno status giuridico chiaro. Secondo l’avvocato, sono anche soggette a restrizioni di movimento.

Il governo camerunese ha chiesto la collaborazione dell’Organizzazione internazionale delle migrazioni (Oim) per il rimpatrio di questi individui verso Repubblica democratica del Congo, Ghana, Angola, Etiopia, Sierra Leone, Kenya, Senegal, Zimbabwe e Marocco. Tuttavia, ad oggi l’Oim non è riuscita a rimpatriare i deportati dagli Usa nel loro Paese d’origine: secondo Rfi, la stragrande maggioranza di loro non desidera tornare a casa per timore di rappresaglie.

Oltre al Camerun, altri Paesi africani – Sud Sudan, Eswatini, Ruanda e Ghana – hanno ricevuto negli ultimi mesi migranti espulsi dagli Stati Uniti. Stando a un’indagine condotta dalla Commissione per le Relazioni Estere del Senato americano si stima che il governo Usa abbia pagato oltre 40 milioni di dollari per gli accordi di espulsione dei migranti in Paesi terzi.

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