Il Senato dello Zimbabwe ha approvato con la maggioranza dei due terzi una controversa riforma costituzionale che estende da 5 a 7 anni la durata del mandato presidenziale e della legislatura, consentendo al presidente Emmerson Mnangagwa di rimanere in carica fino al 2030 anziché lasciare il potere nel 2028.
Il provvedimento è stato approvato con 75 voti favorevoli e 4 contrari, dopo il via libera della Camera bassa la scorsa settimana. La riforma dovrà ora essere promulgata dal capo dello Stato per entrare in vigore.
Secondo il governo e il partito di maggioranza Zanu-Pf, l’estensione della durata dei mandati garantirà maggiore stabilità politica, consentirà una pianificazione economica di lungo periodo e ridurrà i costi delle consultazioni elettorali.
L’iniziativa è invece fortemente contestata dall’opposizione e da numerose organizzazioni della società civile, che la considerano un tentativo di consolidare il potere del presidente attraverso una modifica della Costituzione. I critici sostengono che un cambiamento di questa portata avrebbe dovuto essere sottoposto a referendum popolare.
La riforma si inserisce in un contesto di crescente tensione politica. Nelle ultime settimane si sono registrati arresti di esponenti dell’opposizione e ricorsi giudiziari contro il provvedimento, finora respinti per motivi procedurali. L’approvazione del testo rafforza ulteriormente la posizione di Mnangagwa, al potere dal 2017 dopo la destituzione del suo predecessore, Robert Mugabe.



