L’Unione europea avrebbe un piano per rimpatriare i suoi migranti in Ruanda

di Tommaso Meo
Parlamento europeo

Un gruppo di Paesi dell’Unione europea sta valutando la possibilità di inviare i richiedenti asilo respinti in Ruanda e in Uzbekistan. Lo riporta il quotidiano online Politico, che cita tre diplomatici europei, secondo cui la strategia sarebbe quella di trasferire per la prima volta al di fuori dei propri confini parte del sistema di rimpatrio.

La notizia segue l’approvazione di una legge che concede alle capitali europee il potere di istituire centri in Paesi extra-Ue per l’accoglienza dei migranti a cui è stato negato il diritto di soggiorno nel blocco (i cosiddetti centri di rimpatrio) a condizione che questi Paesi rispettino i diritti umani e il diritto internazionale. Oltre la metà dei 27 Paesi membri dell’Ue ha chiesto questo mese un’azione rapida per l’istituzione di questi centri: Danimarca, Austria, Grecia, Germania e Paesi Bassi sono stati i promotori dell’iniziativa per il trasferimento in centri offshore delle domande di asilo respinte.

Le nazioni che ospiteranno i centri non sono ancora stati decisi e il processo politico e diplomatico deve ancora concludersi, ma le ipotesi sono già sul tavolo e il Ruanda è una di queste: soltanto un anno fa, i piani britannici che riguardavano il Ruanda sono stati abbandonati dopo anni di battaglie legali e politiche.

La relazione tra l’Unione Europea e il Ruanda è molto particolare. L’Ue ha convogliato 900 milioni di euro in Ruanda attraverso il suo programma Global Gateway. Dall’altro lato, però, a fine gennaio i ministri degli Esteri europei hanno avviato una prima serie di sanzioni contro Kigali per il suo ruolo nel conflitto nell’est della Repubblica Democratica del Congo (Rdc).

A marzo 2025 invece il governo del Ruanda trasmise al governo del Belgio la sua decisione di interrompere immediatamente le relazioni diplomatiche, una scelta legata ai «patetici tentativi» del Belgio di «mantenere le sue illusioni neocoloniali». Da anni ormai il presidente ruandese Paul Kagame accusa il Belgio di voler «mobilitare il mondo contro il Ruanda”» accusando Bruxelles di aver tagliato fuori una grande porzione di territorio ruandese durante la spartizione del periodo coloniale, facendo sì che il Ruanda sembrasse piccolo come il Belgio e concedendo ampi territori alla Rdc.

Nel 2024, inoltre, Ue e Ruanda hanno firmato un memorandum sulla catena del valore dei minerali critici, che l’Unione Europea ha poi ammesso di avere sbagliato a firmare: quell’accordo era il tentativo europeo di garantirsi l’approvvigionamento di minerali critici come tungsteno, stagno, coltan, nichel in particolare. L’intesa, già al momento della firma, era stata criticata, perché di quei minerali, in territorio ruandese, non c’è traccia. La Rdc sostiene siano estratti illegalmente nel suo territorio e poi raffinati in Ruanda.

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