Così l’oro sudanese viene contrabbandato in Sud Sudan e spedito negli Emirati

di Tommaso Meo

Ingenti quantità di oro contrabbandato dal Sudan verrebbero fatte transitare attraverso il Sud Sudan e reimmesse sul mercato internazionale con documenti di origine falsificati, per essere infine esportate verso gli Emirati Arabi Uniti. Questa rotta illegale è stata ricostruita dal quotidiano Sudan Tribune che ha raccolto testimonianze a Juba, la capitale del Sud Sudan, senza però riuscire a verificare in modo indipendente i racconti.

Un commerciante del mercato dell’oro di Juba, che ha chiesto l’anonimato per motivi di sicurezza personale, ha detto alla testata che il metallo prezioso arriverebbe dal Darfur e dal Kordofan meridionale attraverso corridori terrestri non sorvegliati, sotto forma di lingotti grezzi non raffinati. Secondo il suo racconto, non confermato da altre fonti, il materiale verrebbe rifuso e accompagnato da documenti che ne attesterebbero falsamente l’estrazione in territorio sudsudanese, permettendone così la riesportazione via aerea dall’aeroporto internazionale di Juba.

Secondo stime attribuite a gruppi di ricerca ed esperti Onu sulle economie di conflitto, citate dalla testata, la regione del Darfur produrrebbe tra le dieci e le venti tonnellate d’oro l’anno, in parte nelle aree di Songo e Um Dafuq, attualmente sotto il controllo delle Forze di supporto rapido (Rsf). Le stesse fonti, di cui Sudan Tribune non specifica l’identità, sostengono che le Rsf percepirebbero compensi da minatori e commercianti in cambio di protezione, ma si tratta di stime che restano da riscontrare.

Una fonte della sicurezza sudanese, anch’essa non identificata, ha attribuito la vulnerabilità dei confini alla riorganizzazione dei reparti di frontiera imposta dal conflitto in corso. Un ex generale della dogana, citato con nome e grado dalla testata, ha definito il fenomeno un settore organizzato di alterazione dell’origine dei metalli, senza tuttavia fornire elementi di riscontro ufficiale.

L’articolo riporta inoltre, come episodio distinto, il presunto furto di oltre una tonnellata e mezza di lingotti dalla raffineria statale di Khartoum nell’aprile 2023, all’inizio del conflitto tra esercito ed Rsf, secondo una ricostruzione attribuita al Financial Times e a testimonianze non meglio precisate. Le Rsf hanno negato ogni coinvolgimento e la dinamica dei fatti resta contestata.

Non risultano, al momento, dichiarazioni ufficiali del governo di Khartoum, delle autorità di Juba né di quelle di Abu Dhabi sulle circostanze descritte. Il ministro delle Finanze sudanese, Gibril Ibrahim, ha riconosciuto in dichiarazioni pubbliche una perdita di controllo statale sulle filiere produttive rispetto al periodo prebellico, senza fornire cifre definitive sull’entità del fenomeno.

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