Cresce il sostegno internazionale alla campagna guidata dal Ghana sulle riparazioni per la schiavitù

di Tommaso Meo
Sbarre

Continua a crescere il sostegno internazionale, anche occidentale, alla campagna lanciata dal Ghana per le riparazioni dovute per la tratta degli schiavi transatlantica durata quasi quattro secoli. Lo ha detto il ministro degli Esteri ghanese Samuel Okudzeto Ablakwa, che è intervenuto ad un evento sulla giustizia riparativa co-organizzato da Ghana, Germania e Francia a margine dell’Assemblea generale delle Nazioni Unite, a New York.

Il Ghana, da tempo, ha avviato un movimento a favore delle riparazioni per la schiavitù, promuovendo con successo anche una risoluzione alle Nazioni unite, un testo che esorta gli Stati membri ad avviare un dialogo sulle riparazioni, includendo tra queste le scuse formali, la restituzione di manufatti rubati, compensazioni economiche e la garanzia di non ripetere quanto fatto dal colonialismo nel passato.

Le fasi successive di questo percorso, ha detto ieri il ministro Ablakwa, potrebbero includere anche la cancellazione del debito e un risarcimento finanziario, secondo il piano in 19 punti adottato dalla Commissione per la giustizia riparativa dell’Unione africana e della Comunità dei Caraibi nella conferenza sul tema che si è tenutaa a giugno in Ghana.

La risoluzione approvata dall’Onu a marzo riconosce la schiavitù transatlantica come «il più grave crimine contro l’umanità». In quell’occasione tre sole nazioni hanno votato contro, ovvero Stati Uniti, Israele e Argentina, mentre ben 52 si sono astenuti (tra cui membri dell’Unione europea e il Regno unito). Da allora, tuttavia, molti Paesi europei hanno espresso il loro sostegno all’iniziativa ghanese: «Praticamente tutti i Paesi europei che si sono astenuti durante la votazione ci hanno contattato e hanno detto che collaboreranno con noi in questo percorso», ha detto Ablakwa, un po’ a sorpresa. Il ministro ha specificato che il Regno Unito e il Portogallo hanno offerto il loro sostegno, e anche gli Stati Uniti si sono detti disposti a collaborare con l’iniziativa a guida ghanese. Francia, Germania e Paesi Bassi si sono impegnati a restituire opere d’arte trafugate: «La restituzione è fondamentale in questo percorso. Questi manufatti devono essere restituiti alla madrepatria».

Secondo il Trans-atlantic slave trade database, circa 12,5 milioni di africani furono ridotti in schiavitù e trasportati attraverso l’Atlantico tra il XVI e il XIX secolo. Furono condotti in Sud America, nei Caraibi e in Nord America per lavorare nelle piantagioni e nelle miniere: la tratta generò immense ricchezze che alimentarono lo sviluppo delle potenze statali e di intere famiglie occidentali, causando al contempo danni economici e sociali duraturi. Secondo il database, Portogallo e Gran Bretagna furono responsabili del trasporto di oltre il 70% di tutti gli africani ridotti in schiavitù attraverso l’Atlantico.

La campagna per le riparazioni ha acquisito un notevole slancio negli ultimi anni: la «giustizia riparativa» è stata il tema ufficiale dell’Unione africana per il 2025 e i leader del Commonwealth hanno congiuntamente chiesto un dialogo sulla questione.

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