Madri per scelta o per forza?

di Marco Trovato
Tempo di lettura stimato: 5 minuti

La maternità consapevole e la contraccezione in Africa, tra resistenze culturali e falsi miti. Le donne africane hanno i tassi di fertilità più alti al mondo. In alcune regioni, ogni madre partorisce in media più di 7 bambini. Ma le gravidanze frequenti e ravvicinate creano problemi sanitari e sociali, specie quando non sono desiderate e laddove avvengano in contesti di grande povertà. Un tema delicato e urgente…

di Michele Usuelli*

“Neonatologia” è una parola strana. È una branca della pediatria che si occupa della salute dei bambini nei primi 28 giorni di vita. La mia definizione è meno scientifica: «Nel momento in cui viene tagliato il cordone ombelicale, quel corpicino passa alle mie cure: è una persona titolare di diritti. Diritto di essere lasciato sulla pancia della sua mamma se sta bene, diritto di essere rianimato se non respira; ha diritto ad essere accudito e curato, e ha diritto a un bracciale con il nome e il numero identificativo e alla sua cartella clinica, i primi documenti della sua vita».

Dal 1999 mi occupo di neonati in reparti di terapia intensiva neonatale italiani e, tra le altre cose, per sette anni ho lavorato tra Cambogia, Afghanistan, Malawi, Sudan, Sierra Leone e Repubblica Centrafricana. Una mattina del 2005, presso il Bottom Hospital – la più grande maternità pubblica del Malawi, con oltre 12.000 parti l’anno –, ho incontrato l’esigenza di approfondire la mia conoscenza sull’accesso alla contraccezione.

“Basta”

In quel grande ospedale dove siamo riusciti ad abbassare la mortalità a 360 neonati deceduti l’anno con un progetto finanziato dalla cooperazione italiana, non avevamo il bracciale identificativo per i neonati. Per non confonderli, applicavamo un nastro adesivo con l’identificazione su quei piccoli toraci. Quella mattina, dicevo, ho trovato scritto «Nomore»: una mamma aveva deciso di chiamare sua figlia “Basta”.

Ho poi incontrato la madre. Donna poverissima di un villaggio, conosceva i contraccettivi, ma non ne aveva mai fatto uso. «Il centro di salute è lontano e muoversi costa, ci andiamo solo se siamo molto malati», mi diceva. Secondo Siamanda, l’infermiera esperta che mi aiutava nella traduzione delchicheŵa, le sue colleghe sceglievano di avere tra i 2 e i 4 figli, soprattutto perché l’istruzione e una buona sanità in Malawi sono molto costose. Le donne del villaggio – che invece questa scelta non sono nella condizione di farla – rimangono spesso incinte senza desiderarlo.

Boom impressionante

Secondo l’Organizzazione mondiale della sanità, le donne come la madre di Nomore sono ogni anno 214 milioni: vivono in Paesi poveri, ad alta fertilità e ad alta mortalità materno-neonatale. Sono le gravidanze ravvicinate, quelle a meno di 24 mesi di distanza tra loro, ad aumentare grandemente il rischio di mortalità. Dato inconfutabile che papa Francesco, di ritorno dal suo viaggio nelle Filippine, declinò in una richiesta di genitorialità responsabile: «Non fate figli come conigli».

I Paesi africani che nell’ultimo decennio hanno maggiormente ridotto la mortalità materno-neonatale – Malawi, Etiopia e Ruanda – hanno avuto donne come ministri della Sanità e agito con una strategia comune: più facile reperibilità e drastica riduzione del costo dei contraccettivi moderni. Prima, infatti, i contraccettivi a lunga durata d’azione, come spirali, iniezioni e confetti sottocute, erano somministrabili solo dai medici, pochissimi e presenti solo in ospedale. Si è operato perciò un trasferimento delle competenze dal medico ospedaliero all’infermiere, e quindi dall’ospedale al centro di salute.

In Niger, Paese con il più alto tasso di fertilità al mondo, ogni donna in età riproduttiva ha in media 7,1 bambini. Sono 39 i Paesi con un tasso di fertilità maggiore di 4 figli per donna: Paesi a limitate risorse e/o in guerra. In Afganistan ho conosciuto una donna rimasta incinta ventitré volte.

Argomento complicato

Ho iniziato ad occuparmi di contraccezione nei reparti di neonatologia e ho scoperto che i momenti immediatamente successivi al parto sono ottimi per parlare con le pazienti e offrire loro servizi. Alcune non desiderano più bambini, altre sono felici di scoprire che esistono metodi sicuri per evitare di rimanere incinte ogni anno. Quando il servizio è gratuito, vicino a casa, e le persone che te lo propongono sono gentili, una grande percentuale di donne vi accede volentieri e molte delle barriere culturali che ci immaginiamo cadono. Un’ostetrica sudanese mi disse: «Se la donna diventa auto-efficiente, supererà tutti i problemi sociali».

Nessun dipartimento ministeriale di salute riproduttiva al mondo vieta la contraccezione, ma è un argomento complicato di cui occuparsi. Alcune ong e ospedali, soprattutto confessionali, spesso si limitano a fare educazione, ma se sulla mensola della farmacia non esiste una confezione di contraccettivi, l’educazione rimane buona volontà a buon mercato. Anche le ong laiche spesso evitano il tema, perché è complicato. All’interno del continuum of care della salute materno-infantile, tutti i servizi sono da potenziare, ma è proprio quello della contraccezione a risultare particolarmente indietro, a volte boicottato. 

Questione globale

La riduzione del tasso di fertilità nei Paesi poveri tramite l’aumento della prevalenza contraccettiva volontaria è una delle chiavi per disinnescare la bomba demografica. Se il tasso di fertilità rimarrà costante, le proiezioni delle Nazioni Unite prevedono che nel 2050 la popolazione mondiale sarà di 10,6 miliardi e, a tendenza inalterata, nel 2100 arriverà a 15,8 miliardi. Fra trent’anni il 40% dei poveri del mondo vivrà in Nigeria e Repubblica democratica del Congo; la Nigeria avrà da sola tutta la popolazione dell’Unione Europea.

Promuovere il diritto della donna ad accedere volontariamente ai servizi di medicina sessuale e riproduttiva – affinché ogni gravidanza possa essere desiderata – può incidentalmente contribuire a salvare il pianeta. L’inaccessibilità alla contraccezione configura una vera e propria violazione dei diritti umani nonché un gigantesco “bisogno non soddisfatto”; se garantire dei diritti abbia poi ripercussioni positive sul disinnesco della bomba demografica e quindi sul cambiamento climatico, ancora meglioChe poi, a voler ben vedere, la riduzione del tasso di fertilità ha grandi ripercussioni anche sullo sviluppo armonico dei popoli. Nel 2017 l’Unione Africana ha accordato assoluta priorità di intervento al raggiungimento del dividendo demografico: per quanto un Paese aumenti il suo Pil, non migliorerà mai la qualità di vita dei suoi cittadini finché questi cresceranno più velocemente del Pil, al netto di ogni politica di ridistribuzione della ricchezza.

* Consigliere regionale della Lombardia e medico pediatra, con svariate esperienze di cooperazione sanitaria in Africa, Michele Usuelli ha curato questo articolo, pubblicato sul numero 4/2019 della Rivista Africa, disponibile in formato pdf e in vendita nell’eshop. Per abbonarsi alla rivista, clicca qui.

Il tema dell’articolo sarà ripreso e approfondito nel seminario Africa e Sessualità organizzato dalla nostra rivista il 27 e 28 febbraio. Programma e iscrizioni online

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