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Rivista Africa
La rivista del continente vero
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claudia

claudia

    CONTINENTE VERO

    Uganda, i profughi del Sud Sudan sono troppi?

    di claudia 13 Marzo 2021
    Scritto da claudia

    In Uganda scatta l’allarme ambientale per l’enorme afflusso di civili in fuga dalla guerra. Disboscamento, diminuzione dei pascoli, sfruttamento eccessivo di laghi e fiumi. L’accoglienza di un milione di rifugiati in territorio ugandese sta provocando dei contraccolpi sull’ambiente che rischiano di innescare tensioni con le popolazioni locali. Un problema che va risolto concretamente e nel minor tempo possibile, per evitare che gli scontri si intensifichino e il modello d’accoglienza ugandese vada in crisi

    di Daniele Bellocchio – foto di Marco Gualazzini

    L’Uganda, uno dei Paesi più poveri al mondo, negli ultimi tre anni è diventato un faro a livello globale per quel che riguarda l’accoglienza dei profughi. Il Paese dei Grandi Laghi, 43 milioni di abitanti, ha infatti dato vita a un modello d’accoglienza unico che ha permesso di ospitare oltre un milione di rifugiati provenienti soprattutto da Sud Sudan e Congo: molto più di quanto abbiano fatto la maggior parte dei Paesi ricchi d’Europa.

    Il modello d’accoglienza ugandese prevede che i rifugiati, dopo essere stati registrati, vengano ricollocati in una delle trenta tendopoli presenti sul territorio nazionale, dove ogni famiglia riceve, oltre a 12 chili di cibo al mese a testa e supporto sanitario gratuito, anche un lotto di terreno di 900 metri quadrati da coltivare e per costruirvi un alloggio.

    L’obiettivo del governo di Kampala è accompagnare i profughi alla completa autosufficienza e al pieno inserimento nella società: per questo viene anche concessa la libertà di circolazione su tutto il territorio nazionale. Inoltre, una legge del governo centrale vuole che il 30% degli aiuti internazionali sia destinato ai territori ospitanti: ciò ha permesso che nelle zone dove sono collocati i rifugiati venissero create nuove infrastrutture, di cui beneficiano anche gli ugandesi.

    La generosità non basta

    Oggi però questo modello di accoglienza sta affrontando un problema che non aveva preventivato. La deforestazione. E, più in generale, un progressivo inaridimento della terra dovuto a un’eccessiva pressione demografica in zone molto fragili. Ancorché poco popolate, infatti, le regioni in cui i profughi sono stati insediati hanno risorse idriche e naturali insufficienti per tutti.

    Ancora una volta, la mancanza di attenzione nei confronti dell’ambiente si ripercuote sull’uomo provocando una pluralità di problemi che rischiano di far vacillare il sistema dell’accoglienza realizzato da Kampala.

    Il legname è utilizzato per costruire le abitazioni e produrre il carbone e, stando a quanto riportato dal quotidiano britannico The Guardian, il consumo medio di legname al giorno è, tra i rifugiati, di 1,6 chili a testa. Joël Boutroue, rappresentante dell’Unhcr, l’Alto Commissariato per i rifugiati delle Nazioni Unite, ha ammonito: «La generosità delle autorità ugandesi deve andare di pari passo con la sostenibilità dell’ambiente. E ciò non sta avvenendo. Un rifugiato taglia circa 20 alberi l’anno. La comunità locale vede il proprio territorio impoverirsi ogni giorno di più». Il disboscamento intensivo, problematica diffusa in molti Paesi africani soprattutto della fascia saheliana, sta portando, nel Nord dell’Uganda, a scontri tra la comunità ospitante e quella dei profughi. Già nell’ottobre 2018 un rapporto stilato dalla Banca mondiale e dalle Nazioni Unite suonava l’allarme: «La concorrenza per le risorse disponibili potrebbe diventare una fonte di tensione tra i rifugiati e le comunità ospitanti».

    La condivisione delle risorse e lo sfruttamento del legname stanno quindi mettendo a dura prova l’armonia tra le comunità e minando l’ospitalità che gli ugandesi hanno dimostrato negli ultimi anni. Un problema che va risolto concretamente e nel minor tempo possibile, per evitare che gli scontri si intensifichino e il modello d’accoglienza ugandese crolli.

    Rimedi possibili

    L’Unhcr ha deciso di intervenire con un importante intervento di rimboschimento: oltre 20 milioni di alberi entro la fine del 2019. Boutroue ha commentato: «Piantare alberi è una sorta di attività di peace-keeping non in senso militare, ma nel senso di mantenere l’armonia all’interno delle comunità».

    Oltre a provvedere con la piantumazione è però anche necessario che i profughi vengano dotati di combustibile che sostituisca il carbone, se no il disboscamento continuerà. A far notare il problema è stato Thijs Van Laer, direttore dell’International Refugee Rights Initiative, che ha così commentato, sempre sulle pagine del giornale londinese: «Il rischio che, nonostante tutte queste opere di intervento, la deforestazione possa continuare è concreto, dal momento che i rifugiati non ricevono nulla da usare come combustibile e quindi cercano legna da ardere per preparare i loro pasti». Non solo. L’afflusso dei profughi nella regione ha causato altri contraccolpi: l’aumento esponenziale delle necessità idriche, la diminuzione delle terre incolte usate tradizionalmente come pascoli dai pastori, infine un sovrasfruttamento ittico che impoverisce le acque di fiumi e laghi. Tutto ciò provoca frizioni e tensioni crescenti.

    Quanto sta avvenendo in Uganda dimostra come la mancanza di investimenti su energie rinnovabili e materiali ecosostenibili, e una scarsa attenzione all’ambiente rischino oggi di far franare i più avveniristici e virtuosi progetti, come l’Uganda ha fatto in materia di accoglienza dei rifugiati. Inoltre, una crisi ambientale – come altri Paesi africani insegnano, Ciad in primis – è sempre anticipatrice di una crisi umanitaria. L’Uganda deve quindi trovare quanto prima una soluzione al disboscamento, pena il rischio che “la terra dell’accoglienza” divenga, in tempi contingenti, una nuova periferia del mondo travagliata dalla violenza.

    (Daniele Bellocchio – foto di Marco Gualazzini)

    Questo articolo è stato pubblicato sul numero 4/2019. Per leggere il numero acquista una copia digitale della rivista sull’e-shop

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    13 Marzo 2021 0 commentI
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