27/11/14 – Algeria – Per superare stallo politico si spera in Esercito

di Paolo Costantini

 

L’Algeria, stretta tra una situazione di stallo politico che non sembra mostrare segnali di sblocco e i timori determinati dal costante calo del prezzo del petrolio, vede aumentare la propria preoccupazione per il futuro e spera che una eventuale accelerazione del processo per elezioni presidenziali anticipate possa venire da un intervento delle Forze armate. Non che si chieda ai militari un intervento diretto, ma che essi facciano valere sino in fondo quel ruolo di guardiani della repubblica e del rispetto dell’ortodossia dei valori della Rivoluzione che interpretano da oltre cinquant’anni. Il ”come” è abbastanza evidente: fare delle discrete quanto efficaci pressioni sul presidente Bouteflika affinché lasci la carica ben prima della scadenza naturale (tra più di tre anni). Ma se ad Abdelaziz Bouteflika si potrebbe fare appello con sufficienti speranze di convincerlo (vista la sua estrazione militare, celebrata dalle biografie ufficiali, ma non riconosciuta da tutti), l’operazione sarebbe estremamente difficile e con pochissimi margini di riuscita nei confronti dell’entourage del presidente. Si tratta di un gruppo ristretto di persone (tra parenti e sodali) che, anche per le precarie condizioni dello stesso Bouteflika, negli ultimi anni ha acquisito, anzi conquistato un potere enorme e, soprattutto, incontrastato spaziando dall’economia, alla politica, alla giustizia. Ma la situazione si sta facendo giorno dopo giorno più complessa perché dal presidente non giungono segnali di una reale capacità di affrontare i problemi e quindi risolverli. Le ultime immagini ufficiali rimandano ad un uomo evidentemente stanco e malato, che si muove con difficoltà e che solo un sapiente gioco di luci e maquillage fa apparire nel pieno possesso delle sue capacità. L’Algeria di queste settimane avrebbe invece bisogno, e su questo concordano sia gli esponenti dell’opposizione, ma anche – sia pure a mezza bocca – commentatori notoriamente vicini alla presidenza, di certezze che Bouteflika (almeno il Bouteflika sofferente di oggi) non sembra essere in grado di garantire. Ancora la situazione non sembra vicina all’implosione, ma i segnali che qualcosa deve necessariamente cambiare si fanno sempre più forti e frequenti.

Ma le Forze armate? Avendo avuto da sempre (ad eccezione di Ben Bella) una sorta di tutoraggio sui presidenti della repubblica, sino ad oggi si sono limitati a guardare, sentendosi fortemente rappresentati, in seno all’esecutivo, dal generale Ahmed Gaïd-Salah, viceministro della Difesa, ma soprattutto capo di stato maggiore delle forze armate. Ma il punto è capire sino a quando, davanti al crescente sconcerto della popolazione, Gaïd-Salah riuscirà a restare lontano dai timori di un intero Paese. * Diego Minuti – (ANSAmed).

 

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