22/01/14 – Sud Sudan – Bor quasi completamente distrutta, l’esercito riprende Malakal

di AFRICA

 

Sarebbero “sconvolgenti” le condizioni del capoluogo dello stato di Jonglei, Bor, che si sono trovati davanti gli occhi i funzionari del governo sud-sudanese al loro ingresso in città dopo la sua riconquista alle forze ribelli che ne detenevano il controllo nelle settimane scorse.

A scriverlo è il quotidiano ‘Sudan Tribune’, citando anche alcni abitanti rimasti nella città durante i combattimenti tra le truppe rimaste leali al governo del presidente Salva Kiir e i ribelli riunitisi intorno alla figura dell’ex vice-presidente Riek Machar.

Secondo Peter Chol Wal, un avvocato intervistato dal giornale, “si vede soltanto distruzione: tutti gli edifici sono stati bruciati, anche la sede del governatorato che non era stata distrutta neanche durante i 21 anni della guerra civile con il Sudan”.

Identica la reazione del rappresentante del governatore dello stato di Jonglei giunto sul posto per verificare la situazione: “Nessuno poteva immaginarsi che potesse mai succedere qualcosa del genere”.

Nei giorni scorsi, un portavoce dei ribelli aveva descritto la città di Bor come “una città fantasma”, addossando la responsabilità dei danni ai bombardamenti delle truppe governative.

Salva Kiir ha invece riferito ieri ai giornalisti che le truppe dell’esercito avrebbero cacciato le forze ribelli da Malakal, capoluogo dell’Upper Nile, anche se tale dichiarazione è stata seccamente smentita da un portavoce delle forze armate raccoltesi intorno all’ex vice-presidente.

Sul versante diplomatico, intanto, entrambe le fazioni hanno reso noto ieri di non poter ancora siglare un accordo per il cessate-il-fuoco, dopo le indiscrezioni circolate nel fine-settimana secondo le quali invece la firma sarebbe stata ormai vicina.

I ribelli continuano a insistere sulla necessità di includere la liberazione degli 11 prigionieri politici detenuti a Juba, mentre il governo mantiene la sua posizione di voler affrontare la loro situazione dopo che un tribunale militare si sia espresso su di loro.* Michele Vollaro – Atlasweb

 

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