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© Rivista Africa
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Rivista Africa
La rivista del continente vero
Tag:

razzismo

    EditorialeMIGRAZIONI e DIASPORE

    «Razzista a chi?»

    di Marco Trovato 16 Gennaio 2021
    Scritto da Marco Trovato
    Toni Iwobi, origini nigeriane, leghista convinto, è il primo senatore della Repubblica Italiana di origine africana. In questa accalorata intervista difende senza esitazioni la politica migratoria di Matteo Salvini. Spiegando il suo punto di vista

    Intervista a cura di Marco Trovato – foto di Paolo Vezzoli

    «Sono orgoglioso di essere africano, italiano, bergamasco e leghista». Toni ChikeIwobi, 64 anni, sposato, due figli, è il primo senatore della Repubblica Italiana di origine africana. Nato a Gusau, nel Nord della Nigeria, ancora adolescente si trasferisce a Los Angeles, dove si laurea in Scienza applicata a indirizzo informatica. Arriva in Italia nel 1977 con un visto da studente per l’Università per stranieri di Perugia. Si stabilisce a Spirano, in provincia di Bergamo. Dove inizia una nuova vita dagli sviluppi inattesi.

    Ci racconti la sua Africa…

    Ho ricordi dolcissimi della mia infanzia. Sono cresciuto in una famiglia serena e numerosa. Benché fossimo cristiani, eravamo circondati dall’affetto di tanti amici musulmani. All’epoca non c’erano i problemi di convivenza e le tensioni che lacerano la Nigeria di oggi.

    In Italia, prima di entrare in politica, ha lavorato come stalliere, muratore, idraulico, spazzino, impiegato, informatico, responsabile del personale, direttore tecnico e commerciale. Quale ruolo le ha dato più soddisfazioni?

    Ogni lavoro che ho fatto è stato una palestra di vita e mi ha aiutato a integrarmi in Italia. Ricordo bene ancora oggi quando la gente mi osservava stranita mentre ramazzavo con la scopa le strade di Milano.

    … non avevano mai visto prima ai allora un netturbino dalla pelle nera. Alla fine degli anni Settanta non era così frequente incontrare africani in Italia. Percepiva curiosità o diffidenza nei suoi riguardi?

    Ho percepito di trovarmi in un Paese accogliente.

    Ha mai vissuto sulla sua pelle episodi di razzismo o intolleranza?

    Mai avuto nessun problema. Non c’era motivo perché ne avessi: ho sempre portato il massimo rispetto per la gente, per le leggi e per la cultura dell’Italia. Il rispetto richiama rispetto.

    Be’, non è che chi subisce discriminazioni o insulti razziali deve necessariamente aver mancato di rispetto a qualcuno…

    In parte la responsabilità è individuale, in parte è della politica che non ha voluto gestire il fenomeno migratorio, facendolo diventare un problema.

    La sua decisione di aderire nel 1993 alla Lega Nord fece scalpore.  

    Mi sono iscritto alla Lega affascinato dalle idee di Miglio e Bossi sul federalismo fiscale. Provengo da una nazione federalista, la Nigeria, so bene che il sistema politico decentrato è la soluzione giusta per combattere gli sprechi e far funzionare le cose.

    Come l’hanno presa familiari e amici quando hanno saputo che era diventato leghista?

    Bene… Tutti hanno rispettato la mia scelta. Perché è coerente con le mie idee e il mio vissuto.

    Nel 2010, mentre era assessore ai Servizi sociali del Comune di Spirano, organizzò corsi di dialetto bergamasco e di toponomastica locale…

    L’iniziativa riscosse un successo clamoroso. I corsi furono molto apprezzati e frequentati. Inoltre feci disseminare il territorio di cartelli stradali scritti in dialetto bergamasco. Ne vado particolarmente fiero. La gente ha bisogno di ritrovare le proprie radici per non smarrire la propria identità.

    Gli episodi di intolleranza e di ostilità contro gli immigrati sono in aumento: stiamo diventando un Paese razzista?

    Il rischio c’è. Ma non è colpa della gente. Una parte politica irresponsabile – quella che si ostina a non voler gestire il fenomeno migratorio – sta spingendo la società italiana a diventare razzista. Negli ultimi anni stiamo assistendo a una pessima politica migratoria. Gli arrivi incontrollati favoriscono la paura e l’insicurezza. L’immigrazione va gestita. Ai miei tempi, chi ambiva a recarsi in un Paese straniero seguiva delle procedure che permettevano di ottenere dei regolari permessi d’ingresso, oggi non è possibile.

    La Lega pare più preoccupata a sigillare i confini che a fornire opportunità d’ingresso regolari…

    Si sbaglia. Noi siamo per gestire i flussi e gli ingressi, non per impedirli.

    Quando stavate al governo, potevate favorire questi canali… Invece Salvini ha preferito mostrare i muscoli contro i deboli: ha chiuso i porti, bloccato i migranti sulle navi, fermato le ong impegnate a portare soccorso nel Mediterraneo…

    Salvini viene incolpato dei fallimenti creati da altri. Ma ha solo cercato di salvare delle vite umane. La vera responsabile del disastro è l’Unione Europea. I signori di Bruxelles vogliono scaricare sull’Italia la responsabilità di gestire da sola gli sbarchi. Le ambasciate europee in Africa dovrebbero consentire agli aspiranti migranti di fare regolare richiesta d’ingresso, fornendo le garanzie necessarie. Così potremmo verificare l’identità delle persone e al tempo stesso tutelarne l’incolumità. Con diciassettemila vittime in mare negli ultimi quattro anni, il Mediterraneo è diventato un cimitero, un tunnel della morte. È vergognoso e inaccettabile.

    Matteo Salvini coi suoi proclami allarmistici sui migranti ha contribuito ad avvelenare il clima nella società.

    Siete voi giornalisti che avete contribuito a fomentare l’odio contro la Lega, additandola come un movimento xenofobo e razzista… Chi ci conosce sa bene che non siamo così cattivi come i giornali ci dipingono. Io uso sempre toni sobri e concilianti. E anche se mi accaloro durante una discussione, non demonizzo mai il mio avversario.

    Avete agitato lo spettro dell’invasione dei migranti, ma i numeri degli sbarchi non giustificavano alcun allarme. 

    Settecentomila arrivi irregolari le sembrano pochi?

    Sono stime che riguardano gli arrivi degli ultimi dieci anni in un Paese abitato da 60,5 milioni di persone. La piccola Uganda, da sola, sta ospitando senza isterie un milione e mezzo di profughi del Sud Sudan.

    Li sta ospitando. Non subendo. Lì c’è un programma di accoglienza, qui da noi c’è solo il caos.

    Dica la verità: non si è mai sentito a disagio per i toni usati dal suo segretario?

    Assolutamente no. Condivido totalmente la sua linea. Occorre ripristinare i controlli e i flussi che regolamentano l’immigrazione.

    Non ha preso le distanze dal suo segretario nemmeno quando ha impedito lo sbarco dei migranti, bloccati sulle navi, stremati dal lungo viaggio, pur di fare pressioni sulle cancellerie europee…

    È assurdo pensare che quelle persone fossero abbandonate a loro stesse sulle navi, non l’avrei mai consentito né io né il ministro Salvini: in diversi casi le donne e i minori sono stati fatti sbarcare e non sono mai mancati viveri e assistenza sanitaria. Non c’era solo la volontà di dare un segnale alle cancellerie europee indifferenti e ipocrite con il nostro Paese, ma anche di disincentivare i giovani africani dal lasciare le loro terre e di finire coinvolti nei traffici di esseri umani. Preferisco corridoi umanitari sicuri per i rifugiati che ne hanno diritto, che illudere decine di migliaia di migranti economici.

    Come pensa di frenare la spinta migratoria dall’Africa?

    Dobbiamo anzitutto rimuovere le cause che stanno alla base di tante ingiustizie sociali. Ancora oggi il continente africano, che cela terre fertili e minerali strategici, viene impunemente saccheggiato da multinazionali e Paesi occidentali. È una vergognosa opera predatoria che segue le stesse logiche viste durante i secoli della schiavitù e del colonialismo. L’Africa ha bisogno di rispetto, di giustizia, di cooperazione.

    Nel concreto cosa occorre fare?

    Fatti, non parole. Recentemente sono riuscito a far finanziare un importante programma di cooperazione a favore del bacino del Lago Ciad, minacciato dai cambiamenti climatici e dalle violenze di Boko Haram, che riguarda quattro Paesi africani e 20 milioni di persone bisognose di aiuti. Ripristinare le condizioni di sicurezza sul posto significa arrestare l’emorragia di giovani tentati dall’avventura migratoria.

    Il senatore leghista dialoga al termine dell’intervista con il direttore editoriale di Africa, Marco Trovato

    Siamo un continente sempre più vecchio e spopolato. Abbiamo bisogno di immigrati…

    Abbiamo bisogno di immigrazione di qualità che risponda alle reali esigenze del mercato. L’Italia è una repubblica democratica, fondata sul lavoro. Noi siamo favorevoli a un’immigrazione di qualità, che significa maggiori tutele e opportunità per gli italiani e per gli stranieri.

    Come intendete favorire l’«immigrazione di qualità»?

    Impossibile sintetizzare in poche parole. Vada sul sito internet della Lega, leganord.org, e troverà le linee guida della nostra politica migratoria. Obiettivo principale è il contrasto all’immigrazione clandestina. Perché nella clandestinità si annidano l’ingiustizia e lo sfruttamento. Un immigrato irregolare non è libero di muoversi, né di lavorare, né di integrarsi… Mentre a noi sta cuore la dignità delle persone, che non devono essere sfruttate.

    Ma i decreti sicurezza firmati da Matteo Salvini hanno contribuito a far crescere ulteriormente il numero di clandestini nel nostro Paese. A migliaia si trovano oggi, senza alcun tutela e controllo, a vivacchiare in qualche modo per le strade e nelle stazioni.

    Non è affatto vero.

    L’abolizione della protezione umanitaria voluta dall’ex ministro ha creato 26.000 irregolari, secondo il Viminale.

    Non sono mica clandestini creati da Salvini. Si tratta di persone che sono entrate nel corso del tempo nel nostro Paese senza che vi avessero diritto. I decreti sicurezza hanno contribuito semplicemente a fare chiarezza.

    I decreti di Salvini hanno creato più insicurezza. Spingendo molte persone nella clandestinità, con l’impossibilità di regolarizzare la propria posizione. Per questo motivo l’attuale governo li ha cancellati con il pieno sostegno del Ministero dell’Interno

    È assurdo far ricadere la colpa sulla Lega per il caos che si è venuto a creare da parte di altre forze politiche che hanno permesso alla gente di entrare nel Paese impunemente e senza alcun freno.

    Solo una piccola parte degli immigrati senza permessi viene espulsa dall’Italia perché mancano gli accordi bilaterali coi governi dei Paesi di origine. Non sarebbe meglio procedere a una sanatoria per regolarizzare la situazione di decina di migliaia di persone intrappolate nell’illegalità?

    Oggi la sanatoria andrebbe di fatto a legittimare situazioni di precariato e di disagio sociale e non consentirebbe la possibilità di una vera integrazione lavorativa e sociale. Dobbiamo sempre fare i conti con l’altissimo costo della vita in Italia rispetto ai Paesi africani di provenienza e con la difficoltà di garantire un lavoro di qualità che possa consentire una vita dignitosa.

    Secondo padre Alex Zanotelli, missionario comboniano, chi vota Lega non è un vero cristiano. Lei, da leghista cattolico, cosa risponde? 

    Questa affermazione non meriterebbe risposta. Io conosco molti vescovi e cardinali che simpatizzano per le nostre idee. La verità, vede, è che chi agevola l’immigrazione irregolare non è degno di essere chiamato “cristiano”. E poi la Chiesa cattolica mi ha insegnato che la carità comincia nella propria casa. Se tu penalizzi i tuoi figli per agevolare i figli dei vicini non sei un buon padre.

    Intervista a cura di Marco Trovato – foto di Paolo Vezzoli

    (Questa intervista è stata pubblicata sul numero 3/2020 della Rivista Africa. Per acquistarne una copia, clicca qui). Se desideri abbonarti alla rivista clicca qui

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