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    FOCUS

    Uganda, la guerra ai baschi rossi

    di Marco Trovato 3 Gennaio 2021
    Scritto da Marco Trovato

    Il 14 gennaio l’Uganda andrà al voto per eleggere il suo presidente. Yoweri Museveni, 76 anni, punta a ottenere il suo sesto mandato. Ma deve sconfiggere il principale avversario, Bobi Wine, il cui copricapo rivoluzionario – indossato anche dai suoi numerosi sostenitori e attivisti – è diventato un simbolo di aperta sfida al potere. Ed è stato dichiarato fuori legge

    A Kampala i baschi rossi fuori legge. Yoweri Museveni, presidente dell’Uganda, li ha proibiti. Lui preferisce cappellacci a tesa larga, ma non è una questione di moda. Quei baschi rossi rappresentano la voglia di cambiamento nel Paese, la protesta, la sfida al suo potere ultratrentennale. Quei baschi rossi sono il simbolo che Bobi Wine ha scelto per manifestare la sua opposizione, e quella del suo partito, il National Unity Platform (Nup).

    SCONTRO FRONTALE

    A Museveni quei berretti non piacciono proprio, tanto che ha ordinato l’arresto di chiunque osi indossarli: una cinquantina di esponenti e attivisti del Nup sono finiti in carcere. L’accusa: i sospetti, che non sono persone in servizio in nessuna delle forze armate, sono stati trovati mentre indossavano di uniformi simili a quelli militari. Una decisione, poi, che contrasta con il parere del procuratore generale dell’Uganda, William Byaruhanga, che in una lettera al ministero degli Affari interni scriveva che non esiste alcuna legge che impedisce alle persone di indossare berretti o uniformi dell’esercito. Un copricapo come simbolo del dissenso. La repressione, in Uganda, si sta facendo sempre più aspra, in vista delle presidenziali di gennaio. Robert Kyagulanyi, in arte Bobi Wine, 38 anni, è diventata una figura popolare tra i giovani in un paese in cui l’età media è inferiore ai 16 anni. “Il presidente del ghetto” – soprannome di Bobi – ha sfidato il presidente alle presidenziali e da quando è diventato parlamentare nel 2017 è stato regolarmente arrestato – ultimo in ordine di temo a novembre scorso – e messo ai domiciliari, i suoi concerti sono stati banditi, le manifestazioni pubbliche sono state disperse con gas lacrimogeni e i suoi sostenitori perseguitati. Tanto che Bobi Wine ha deciso di sospendere la sua campagna elettorale per “proteggere” i suoi sostenitori.

    Il cantante politico Bobi Wine, oppositore del presidente Museveni

    OSSO DURO

    La persecuzione non riguarda solo gli avversari politici. Nel mirino del potere, cioè del presidente, ci sono blogger, editori, internet ed emittenti televisive. Una direttiva governativa impone agli operatori delle telecomunicazioni – categoria larga per il potere – di chiedere un permesso per svolgere la loro attività. Permesso da chiedere a una Commissione che ha, poi, il potere di controllo sulla diffusione delle informazioni. Più semplicemente ha la funzione di censurare i contenuti. A gennaio, dunque, l’Uganda va al voto e la sfida non è tra un basco rosso e un cappello a tesa larga, ma tra due visioni di Paese. Da una parte un artista osannato dai giovani, dall’altra una vecchia volpe della politica che vuole a tutti i costi un sesto mandato. L’esito è incerto. Museveni è un osso duro, sopravvissuto a mille traversie, accreditatosi come il garante della stabilità di una nazione strategica per gli interessi internazionali e gli equilibri regionali. Si è schierato con l’Occidente per la missione di pace in Somalia e ha accolto più di un milione di profughi dal Sud Sudan, riuscendo a capitalizzare tutto a suo favore. Il potere è saldamente e solo nelle sue mani: controlla l’esercito e ogni ganglio dello Stato.  E come potrebbe essere altrimenti, visto che governa il paese dal 1986, 34 anni, quando il presidente degli Stati Uniti era Ronald Regan e Michail Gorbaciov si cimentava appena con la Perestrojka. 

    Attivisti/sostenitori di Bobi Wine

    TRUCCHI E PROPAGANDA

    Il dinosauro ugandese, dall’alto dei suoi 76 anni, non avrebbe potuto ricandidarsi per un sesto mandato. Ma ha trovato un escamotage per aggirare le regole. Solo rumors, ma questi in Africa spesso diventano verità. Con l’aiuto del clero ugandese ha “scoperto” un errore nella sua data di nascita: non sarebbe nato nel 1944 come credeva, ma piuttosto nel 1947, quando l’anagrafe funzionava poco e male. Insomma, Museveni è miracolosamente ringiovanito di tre anni, superando così ogni impedimento alla candidatura. L’opposizione ha fatto ricorso. Ma l’inossidabile presidente ha fatto approvare dal Parlamento la rimozione del limite di età di 75 anni per potersi candidare, giusto per stare tranquillo. L’ultimo periodo di campagna elettorale è stato infuocato. Ci sono state manifestazioni disperse con la forza e arresti arbitrari tra gli oppositori. Ad avvelenare il clima ha contribuito la pandemia di coronavirus. Per frenare i contagi Museveni ha caldeggiato la chiusura delle scuole e l’insegnamento a distanza per gli studenti. Ha fatto Installare due televisori a energia solare in ogni villaggio. E ha ordinato alla tv pubblica controllata dal partito al potere, il Movimento di resistenza nazionale, di mandare in onda in continuazione le puntate del cartone animato Katoto, il suo migliore testimonial. Basterà? Vedremo tra poche settimane se il rapper del basco rosso riuscirà a strappare la presidenza all’anziano Museveni dal cappello a tesa larga. Museveni si fa forza del cartoon Katoto, ma nelle strade di Kampala si canta We Are Fighting for Freedom, un inno alla libertà del rapper Bobi Wine.

    (Testo di Angelo Ravasi – foto di Sumy Sadurni / Afp)

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    3 Gennaio 2021 0 commentI
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