Locuste, emergenza rientrata (al momento)

di Enrico Casale
locuste
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In Africa orientale, l’allarme locuste sembra, al momento, rientrato. Ma la minaccia non si può dire sia stata annullata. A ottobre, numerosi sciami si sono formati nell’Etiopia nord-orientale favoriti delle piogge estive buone. La situazione, secondo gli analisti della Fao (agenzia delle Nazioni Unite per l’alimentazione e l’agricoltura), è però sotto controllo grazie alle intense azioni di contenimento. È probabile, infatti, che gli insetti continuino la loro corsa verso le pianure costiere del Mar Rosso dove sono in corso operazioni di riduzione della massa degli sciami durante la fase di riproduzione dell’inverno.

Ciò non garantisce che nei mesi prossimi gli sciami non tornino a danneggiare i sistemi agricoli dell’Africa orientale. Nonostante i controlli, la deposizione delle uova e la schiusa sono in corso e gli insetti stanno formando nuovi sciami. Altre schiuse e la formazione di altri sciami continueranno nel corso di novembre. Di conseguenza, all’inizio di dicembre si formerà una nuova generazione di sciami immaturi che dovrebbero spostarsi a Sud e minacciare l’ Etiopia sud-orientale, la Somalia meridionale e il Kenya nord-orientale .

Nell’Est del Sudan, le operazioni di controllo terrestre e aereo continuano contro le locuste che stanno nascendo e formano gruppi di adulti immaturi, che dovrebbero trasferirsi nelle pianure costiere del Mar Rosso e unirsi agli sciami che sono già presenti nel Delta del Tokar. Nello Yemen, alcuni sciami si sono formati nell’entroterra e si stanno spostando verso le zone costiere, principalmente lungo il Mar Rosso. In Arabia Saudita , sono in corso operazioni di controllo. Tuttavia, si prevede che la crescita degli sciami continuerà per tutto l’inverno lungo la costa del Mar Rosso in Sudan, Eritrea , Yemen e Arabia Saudita che causerà un ulteriore aumento del numero di locuste.

L’invasione, scoppiata agli inizi del 2020, ha le sue cause nei due anni precedenti. Temperature elevate, due cicloni nella penisola arabica a poca distanza l’uno dall’altro e piogge eccezionali hanno lasciato nelle sabbie desertiche un tasso di umidità ideale per lo sviluppo di nuove generazioni di locuste. Gli sciami hanno iniziato a espandersi esponenzialmente nella penisola arabica e in Africa orientale, regione nella quale hanno trovato nuovamente terreno fertile per via di ulteriori e inusuali periodi di piogge. 

Tra il dicembre 2019 e il gennaio 2020, il Kenya ha iniziato a fronteggiare l’invasione di locuste più massiccia degli ultimi 70 anni. A febbraio, anche Eritrea, Etiopia, Somalia, Sud Sudan, Uganda e Tanzania si sono trovati a dover combattere enormi sciami di insetti, portando il numero di persone a rischio di insicurezza alimentare in Africa orientale a circa 25 milioni. Sempre a inizio anno, lo Yemen – Paese già colpito dall’emergenza umanitaria scatenata dalla guerra civile e tra i Paesi mediorientali più duramente colpiti dal Covid-19 – ha iniziato ad affrontare gli insetti. Allo stesso modo anche Pakistan e India sono stati vittime delle locuste, dovendo così mettere da parte per qualche giorno vecchi orgogli e odi reciproci e predisporre un’azione comune.

Le produzioni agricole e gli allevamenti di bestiame sono stati particolarmente colpiti. La conseguenza è stata l’aumento esponenziale dei prezzi dei prodotti che arrivano sui mercati. In una situazione di crisi come quella che si sta attraversando in questo momento, anche legata alla pandemia di coronavirus, la combinazione tra contrazione delle entrate e l’aumento del costo ha messo alla prova i sistemi economici l’Africa orientale e nell’Asia meridionale. In questo scenario, è la popolazione più povera dell’intera area a correre i pericoli più gravi rischiando di cadere nella morsa della carestia, con gravi danni che si ripercuoteranno purtroppo anche negli anni a venire.

La Fao – supportata dall’Ufficio delle Nazioni Unite per gli affari umanitari (Ocha) – ha richiesto alla comunità internazionale 311,6 milioni di dollari per far fronte all’emergenza nel Corno d’Africa, Yemen e sud-ovest dell’Asia. È stato pianificato un intervento che prevede il trattamento di 3,2 milioni di ettari di terreno e il supporto a più di 300 000 nuclei famigliari. La richiesta di fondi prevede anche azioni per anticipare le invasioni attese in altri Paesi dell’Africa occidentale e del Sahel.

La risposta pianificata dalla Fao, e inclusa nel Desert Locust Global Response Plan, si articola su tre punti chiave: frenare l’espansione delle locuste tramite monitoraggio e uso di pesticidi, salvaguardare i mezzi di sostentamento e di supporto alla ripresa e infine coordinare a livello nazionale, regionale e globale.

Le schiuse e le ulteriori ondate sono sotto monitoraggio costante. Il peggio è passato? Saranno le prossime settimane a dirlo.

(Tesfaie Gebremariam)

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