Tra le dune di Star Wars, in Tunisia

di Tommaso Meo

di Pierre Yambuya

Nel cuore del deserto tunisino, tra oasi dimenticate e villaggi berberi, resistono i set del primo episodio della saga di Guerre stellari, trasformati oggi in mete di culto per appassionati e viaggiatori. Un viaggio tra paesaggi marziani e cinema, dove la finzione ha ridato vita a luoghi abbandonati

Il sole cala lentamente sul deserto tunisino, mentre un piccolo gruppo di turisti giapponesi indugia per scattare foto a strane cupole bianche che emergono dalla sabbia. Euforici, immortalano quel luogo surreale con i cellulari, come si trovassero davanti a un santuario. Non è un miraggio né un set abbandonato da alieni: è il villaggio natale di Luke Skywalker, l’eroe dell’universo di Guerre stellari. Alle loro spalle, un uomo dal volto segnato dal vento e con un poncho beige porge loro una cassetta di datteri e alcune spade laser di plastica. «Non ho mai visto un film di Star Wars», confessa ridendo Mohamed, 56 anni, ambulante di Matmata. «Ma grazie a personaggi come Dart Fener e Obi-Wan riesco a mantenere la mia famiglia». Poco distante, un altro lavoratore, Sami, accompagna i visitatori tra canyon infuocati e antiche dimore troglodite dove sono state girate alcune delle scene più iconiche del primo episodio della saga: «Ogni fan che arriva qui è come un bambino. Gli brillano gli occhi. Per noi è un lavoro, ma anche un modo di far conoscere la nostra cultura».

Un deserto da cinema

Nel sud della Tunisia, la linea tra realtà e finzione si dissolve tra sabbia e roccia. Qui ha preso forma il pianeta desertico dove Luke Skywalker cresce tra cupole di sabbia, due soli all’orizzonte e mercanti di droidi. Quello scenario fantascientifico non è frutto di effetti speciali, ma ha radici ben salde nella realtà. Non è un caso che lo abbia chiamato Tatooine: deriva proprio da Tataouine, cittadina tunisina a sud di Gabès, porta d’ingresso a un mondo che oggi unisce cinema, turismo ed economia. Il luogo è meta di pellegrinaggi di fan in cerca del pianeta immaginario. Nonostante il tempo e la sabbia abbiano provato a cancellare le tracce del set, molte location originali sono ancora visitabili e negli ultimi anni sono diventate una vera attrazione turistica. Un museo a cielo aperto della fantascienza.

Alloggi e robot utlizzati durante le riprese di Guerre Stellari: tra vicoli sabbiosi e botteghe aliene, il sogno continua. Marques / Shutterstock

Uno dei luoghi più iconici si trova a Matmata, nel sud della Tunisia, famoso per le sue abitazioni troglodite scavate nella roccia dai berberi, ripari freschi e protetti dal vento. Proprio qui fu girata la scena in cui Luke Skywalker vive con gli zii, nella casa ipogea con cortile centrale. La struttura esiste davvero e oggi ospita l’Hotel Sidi Driss, un albergo spartano ma suggestivo che ha conservato le decorazioni originali usate nel film, dai pannelli futuristici alle tavole della cucina “galattica”. Gli appassionati possono dormire in quelle stesse stanze, pranzare nella mensa di Luke e fotografarsi tra le mura dove è cominciata la leggenda. A pochi chilometri da Matmata, tra le rocce ocra del deserto, si apre una spaccatura circolare nel terreno: è l’ingresso di uno dei tanti ksour, ”castelli del deserto”, simili a grandi alveari di color roccia, ma per milioni di fan è semplicemente la “casa” degli zii Lars, dove il giovane Luke sogna le stelle blu dalla veranda. Il luogo è stato restaurato con cura da un gruppo di volontari tunisini e di appassionati di Star Wars provenienti da tutto il mondo. «Nel 2010 rischiava di crollare», racconta Mourad Gharsalli, guida locale. «Ora invece accoglie ogni anno centinaia di visitatori, ed è diventata un punto fermo dei circuiti cinematografici tunisini».

A pochi chilometri da Nefta si estende lo Chott el-Jerid, un lago salato prosciugato che si trasforma in un’enorme distesa bianca e abbagliante. È qui che George Lucas ambientò la celebre inquadratura dei due soli al tramonto, simbolo della solitudine e del desiderio di evasione di Luke. Nascosto tra le dune, ancora oggi si trova il piccolo set della casa Lars – una cupola circolare immersa nel nulla – ricostruito negli anni Duemila da un gruppo di fan per evitarne il crollo. L’operazione di restauro, chiamata Save Lars, ha restituito alla location la sua magia originaria. Visitare il luogo nelle ore del tramonto, quando il cielo si tinge di rosso e il silenzio è totale, è un’esperienza che unisce cinema, nostalgia e poesia.

Tra finzione e realtà

Più a ovest, oltre il grande lago salato di Chott el-Jerid – dove il riflesso del cielo crea illusioni ottiche degne di una fiaba – si raggiunge una distesa piatta e abbagliante: è qui che furono girate le sequenze esterne della fattoria di Luke, e ancora oggi sopravvivono alcune delle scenografie originali, come le “bocche di ventilazione” e le cabine rotonde interrate. A mantenerle vive ci pensano le comunità locali, con l’aiuto del progetto internazionale Save Mos Espa, nato nel 2011 proprio per salvare quei set dal deterioramento e dalla sabbia del deserto. Ogni anno vengono organizzati piccoli eventi di pulizia e restauro, a cui partecipano anche turisti-volontari. Il luogo più spettacolare resta però Ong Jemel, la “Collina del Cammello”, vicino a Nefta. Qui è stato ricostruito un intero villaggio con cupole e torri, usato nel primo episodio della trilogia prequel per raccontare l’infanzia di Anakin Skywalker. Il deserto si apre in un vasto spazio quasi lunare, dominato da formazioni rocciose scolpite dal vento. Fu scelto da Lucas per ambientare Mos Espa, la città dei Podracer e dei mercanti intergalattici. I set, costruiti con materiali leggeri ma resistenti, sono ancora intatti: vicoli, portoni, botteghe aliene. Il set, abbandonato dopo le riprese, è stato parzialmente restaurato e oggi si raggiunge in jeep, attraversando paesaggi lunari di straordinaria bellezza. Per i fan è un pellegrinaggio irrinunciabile: le botteghe, le strade sabbiose, i mercati alieni sembrano ancora animati da Jawa e speeder volanti. Sami, la guida che vi lavora da vent’anni, sorride indicando un gruppo di ragazzi francesi travestiti da Jedi: «Vengono qui a scattare foto, ma poi restano colpiti dalla bellezza vera del posto. Il film li attira, ma è il deserto che li conquista».

Una foto del set di “Star Wars” a Mos Espa, in Tunisia. Foto: Shutterstock

Poco lontano da Tataouine si trova Ksar Ouled Soltane, granaio fortificato trasformato nei quartieri interni di Mos Espa. Le sue strutture multipiano in pietra e fango sembrano uscite da un set hollywoodiano. Ancora abitato, è visitabile e oggi gode di nuova fama grazie alla saga. A completare l’itinerario c’è Ksar Hadada, con le sue celle sovrapposte, usate nel film per le scene della locanda dove Anakin incontra Qui-Gon Jinn. Anche questo sito è stato restaurato nell’ambito di un progetto del ministero del Turismo tunisino, che ha inserito le location di Star Wars fra le attrazioni promozionali ufficiali. «Vogliamo fondere cultura, identità e immaginario», ha dichiarato il direttore dell’Ente del Turismo. «Non vendiamo solo un film, ma l’anima di questa terra». Ma il legame tra Tunisia e Star Wars non si limita all’aspetto scenografico. È anche un’opportunità concreta di rivitalizzare l’economia turistica locale.

Le celle sovrapposte di questo antico granaio di Tataouine compaiono nel celebre film. Foto: Emily Marie Wilson / Shutterstock

Negli ultimi anni, tour tematici, festival e visite guidate hanno coinvolto comunità periferiche, creando nuove occasioni di lavoro. Tuttavia, la conservazione dei set resta una sfida. Il vento, la sabbia e la mancanza di fondi minacciano questi luoghi. L’iniziativa Save Lars è un esempio virtuoso, ma isolato. Anche l’Unesco ha sottolineato il valore culturale dei siti cinematografici come strumenti di sviluppo sostenibile. In un Paese che ha sofferto a lungo per instabilità politica e calo dei visitatori, il richiamo della saga stellare può diventare un volano di rinascita. Oggi le escursioni nei luoghi simbolo della saga attirano fan, fotografi e cinefili. Intanto, nel cuore del deserto, Mohamed continua a vendere spade laser per dieci dinari. «Quando arrivano i turisti, mi metto in posa come Darth Vader», dice sorridendo. «Non parlo inglese, ma se dico “Luke, I am your father”, tutti capiscono».

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