di Pierre Yambuya
Nel cuore del deserto tunisino, tra oasi dimenticate e villaggi berberi, resistono i set del primo episodio della saga di Guerre stellari, trasformati oggi in mete di culto per appassionati e viaggiatori. Un viaggio tra paesaggi marziani e cinema, dove la finzione ha ridato vita a luoghi abbandonati
Il sole cala lentamente sul deserto tunisino, mentre un piccolo gruppo di turisti giapponesi indugia per scattare foto a strane cupole bianche che emergono dalla sabbia. Euforici, immortalano quel luogo surreale con i cellulari, come si trovassero davanti a un santuario. Non ĆØ un miraggio nĆ© un set abbandonato da alieni: ĆØ il villaggio natale di Luke Skywalker, lāeroe dellāuniverso di Guerre stellari. Alle loro spalle, un uomo dal volto segnato dal vento e con un poncho beige porge loro una cassetta di datteri e alcune spade laser di plastica. Ā«Non ho mai visto un film di Star WarsĀ», confessa ridendo Mohamed, 56 anni, ambulante di Matmata. Ā«Ma grazie a personaggi come Dart Fener e Obi-Wan riesco a mantenere la mia famigliaĀ». Poco distante, un altro lavoratore, Sami, accompagna i visitatori tra canyon infuocati e antiche dimore troglodite dove sono state girate alcune delle scene più iconiche del primo episodio della saga: Ā«Ogni fan che arriva qui ĆØ come un bambino. Gli brillano gli occhi. Per noi ĆØ un lavoro, ma anche un modo di far conoscere la nostra culturaĀ».
Un deserto da cinema
Nel sud della Tunisia, la linea tra realtĆ e finzione si dissolve tra sabbia e roccia. Qui ha preso forma il pianeta desertico dove Luke Skywalker cresce tra cupole di sabbia, due soli allāorizzonte e mercanti di droidi. Quello scenario fantascientifico non ĆØ frutto di effetti speciali, ma ha radici ben salde nella realtĆ . Non ĆØ un caso che lo abbia chiamato Tatooine: deriva proprio da Tataouine, cittadina tunisina a sud di GabĆØs, porta dāingresso a un mondo che oggi unisce cinema, turismo ed economia. Il luogo ĆØ meta di pellegrinaggi di fan in cerca del pianeta immaginario. Nonostante il tempo e la sabbia abbiano provato a cancellare le tracce del set, molte location originali sono ancora visitabili e negli ultimi anni sono diventate una vera attrazione turistica. Un museo a cielo aperto della fantascienza.

Uno dei luoghi più iconici si trova a Matmata, nel sud della Tunisia, famoso per le sue abitazioni troglodite scavate nella roccia dai berberi, ripari freschi e protetti dal vento. Proprio qui fu girata la scena in cui Luke Skywalker vive con gli zii, nella casa ipogea con cortile centrale. La struttura esiste davvero e oggi ospita lāHotel Sidi Driss, un albergo spartano ma suggestivo che ha conservato le decorazioni originali usate nel film, dai pannelli futuristici alle tavole della cucina āgalatticaā. Gli appassionati possono dormire in quelle stesse stanze, pranzare nella mensa di Luke e fotografarsi tra le mura dove ĆØ cominciata la leggenda. A pochi chilometri da Matmata, tra le rocce ocra del deserto, si apre una spaccatura circolare nel terreno: ĆØ lāingresso di uno dei tanti ksour, ”castelli del desertoā, simili a grandi alveari di color roccia, ma per milioni di fan ĆØ semplicemente la ācasaā degli zii Lars, dove il giovane Luke sogna le stelle blu dalla veranda. Il luogo ĆØ stato restaurato con cura da un gruppo di volontari tunisini e di appassionati di Star Wars provenienti da tutto il mondo. Ā«Nel 2010 rischiava di crollareĀ», racconta Mourad Gharsalli, guida locale. Ā«Ora invece accoglie ogni anno centinaia di visitatori, ed ĆØ diventata un punto fermo dei circuiti cinematografici tunisiniĀ».
A pochi chilometri da Nefta si estende lo Chott el-Jerid, un lago salato prosciugato che si trasforma in unāenorme distesa bianca e abbagliante. Ć qui che George Lucas ambientò la celebre inquadratura dei due soli al tramonto, simbolo della solitudine e del desiderio di evasione di Luke. Nascosto tra le dune, ancora oggi si trova il piccolo set della casa Lars ā una cupola circolare immersa nel nulla ā ricostruito negli anni Duemila da un gruppo di fan per evitarne il crollo. Lāoperazione di restauro, chiamata Save Lars, ha restituito alla location la sua magia originaria. Visitare il luogo nelle ore del tramonto, quando il cielo si tinge di rosso e il silenzio ĆØ totale, ĆØ unāesperienza che unisce cinema, nostalgia e poesia.
Tra finzione e realtĆ
Più a ovest, oltre il grande lago salato di Chott el-Jerid ā dove il riflesso del cielo crea illusioni ottiche degne di una fiaba ā si raggiunge una distesa piatta e abbagliante: ĆØ qui che furono girate le sequenze esterne della fattoria di Luke, e ancora oggi sopravvivono alcune delle scenografie originali, come le ābocche di ventilazioneā e le cabine rotonde interrate. A mantenerle vive ci pensano le comunitĆ locali, con lāaiuto del progetto internazionale Save Mos Espa, nato nel 2011 proprio per salvare quei set dal deterioramento e dalla sabbia del deserto. Ogni anno vengono organizzati piccoli eventi di pulizia e restauro, a cui partecipano anche turisti-volontari. Il luogo più spettacolare resta però Ong Jemel, la āCollina del Cammelloā, vicino a Nefta. Qui ĆØ stato ricostruito un intero villaggio con cupole e torri, usato nel primo episodio della trilogia prequel per raccontare lāinfanzia di Anakin Skywalker. Il deserto si apre in un vasto spazio quasi lunare, dominato da formazioni rocciose scolpite dal vento. Fu scelto da Lucas per ambientare Mos Espa, la cittĆ dei Podracer e dei mercanti intergalattici. I set, costruiti con materiali leggeri ma resistenti, sono ancora intatti: vicoli, portoni, botteghe aliene. Il set, abbandonato dopo le riprese, ĆØ stato parzialmente restaurato e oggi si raggiunge in jeep, attraversando paesaggi lunari di straordinaria bellezza. Per i fan ĆØ un pellegrinaggio irrinunciabile: le botteghe, le strade sabbiose, i mercati alieni sembrano ancora animati da Jawa e speeder volanti. Sami, la guida che vi lavora da ventāanni, sorride indicando un gruppo di ragazzi francesi travestiti da Jedi: Ā«Vengono qui a scattare foto, ma poi restano colpiti dalla bellezza vera del posto. Il film li attira, ma ĆØ il deserto che li conquistaĀ».

Poco lontano da Tataouine si trova Ksar Ouled Soltane, granaio fortificato trasformato nei quartieri interni di Mos Espa. Le sue strutture multipiano in pietra e fango sembrano uscite da un set hollywoodiano. Ancora abitato, ĆØ visitabile e oggi gode di nuova fama grazie alla saga. A completare lāitinerario cāĆØ Ksar Hadada, con le sue celle sovrapposte, usate nel film per le scene della locanda dove Anakin incontra Qui-Gon Jinn. Anche questo sito ĆØ stato restaurato nellāambito di un progetto del ministero del Turismo tunisino, che ha inserito le location di Star Wars fra le attrazioni promozionali ufficiali. Ā«Vogliamo fondere cultura, identitĆ e immaginarioĀ», ha dichiarato il direttore dellāEnte del Turismo. Ā«Non vendiamo solo un film, ma lāanima di questa terraĀ». Ma il legame tra Tunisia e Star Wars non si limita allāaspetto scenografico. Ć anche unāopportunitĆ concreta di rivitalizzare lāeconomia turistica locale.

Negli ultimi anni, tour tematici, festival e visite guidate hanno coinvolto comunitĆ periferiche, creando nuove occasioni di lavoro. Tuttavia, la conservazione dei set resta una sfida. Il vento, la sabbia e la mancanza di fondi minacciano questi luoghi. Lāiniziativa Save Lars ĆØ un esempio virtuoso, ma isolato. Anche lāUnesco ha sottolineato il valore culturale dei siti cinematografici come strumenti di sviluppo sostenibile. In un Paese che ha sofferto a lungo per instabilitĆ politica e calo dei visitatori, il richiamo della saga stellare può diventare un volano di rinascita. Oggi le escursioni nei luoghi simbolo della saga attirano fan, fotografi e cinefili. Intanto, nel cuore del deserto, Mohamed continua a vendere spade laser per dieci dinari. Ā«Quando arrivano i turisti, mi metto in posa come Darth VaderĀ», dice sorridendo. Ā«Non parlo inglese, ma se dico āLuke, I am your fatherā, tutti capisconoĀ».
Questo servizio ĆØ uscito sul numero 1/2026 della rivista Africa. Per acquistare una copia, clicca qui.



