Un comitato internazionale esaminerà 30 anni di atrocità in Rd Congo

di Tommaso Meo

di Céline Camoin

Guidato dall’attivista Julienne Lusenge e dall’avvocato Howard Morrison, il nuovo organo offrirà consulenza per la riparazione dei danni alle vittime e spianerà la strada al perseguimento dei responsabili di crimini e violenze

Nella Repubblica democratica del Congo è stato istituito un nuovo Consiglio consultivo internazionale che avrà il compito di esaminare trent’anni di atrocità e violazioni dei diritti umani. Un passo storico per dare voce alle vittime di un conflitto troppo a lungo ignorato dalla comunità internazionale. Il comitato ha tenuto la sua seduta inaugurale il 13 luglio esaminando diversi dossier, a partire dalle recenti violenze nell’est del Paese e dal Rapporto Mapping delle Nazioni Unite. Quest’ultimo, pubblicato nel 2010 documenta oltre 600 gravissimi crimini commessi nella RD Congo tra il 1993 e il 2003 da forze locali e straniere, in particolare ruandesi e ugandesi. Il testo denuncia stupri e massacri sistematici, ipotizza il reato di genocidio contro i rifugiati hutu e chiede un tribunale speciale per i responsabili, rimasto tuttavia inascoltato.

Il nuovo organo indipendente offrirà consulenza e supporto al Fonarev (Fondo nazionale per la riparazione delle vittime di violenza sessuale) e la Cia-var (Commissione interministeriale per l’assistenza alle vittime e il sostegno alle riforme). La guida del Consiglio è stata affidata a due figure di spicco che operano come copresidenti: la nota attivista congolese per i diritti umani Julienne Lusenge e Howard Morrison, avvocato britannico tra i massimi esperti di diritto penale e umanitario internazionale.

Nelle intenzioni dei fondatori, il gruppo di esperti intende spianare la strada a processi legali e diplomatici che possano portare a un riconoscimento formale delle atrocità commesse, individuando i reali responsabili delle violenze. Oltre ai copresidenti, l’organismo vanta membri di rilievo globale, tra cui Patrick Hayford, diplomatico del Ghana ed ex direttore dell’ufficio del consigliere speciale per l’Africa dell’Onu (Organizzazione delle Nazioni unite), Stephen Rapp, in passato ambasciatore speciale degli Stati Uniti d’America per i crimini di guerra, Nina Jørgensen, giudice internazionale del tribunale dell’Aia, e Pascal Turlan, specialista francese ed ex funzionario della Corte penale internazionale.

«Per tre decenni sono state inflitte atrocità al popolo congolese su una scala che ricorda i momenti più bui della storia umana», hanno dichiarato congiuntamente Julienne Lusenge e Howard Morrison nella nota stampa, evidenziando come «le storie, i nomi e le sofferenze dei sopravvissuti siano stati ignorati per troppo tempo». I due copresidenti si sono detti fieri di guidare questo sforzo internazionale per restituire giustizia e dignità alle vittime.

Sulla stessa linea si è espresso François Kakese Kimaza, coordinatore esecutivo della Cia-var, secondo il quale l’istituzione del comitato consolida la missione condivisa con il Fonarev di portare dinanzi alle istituzioni mondiali la richiesta di verità del Paese. Durante il primo vertice operativo svoltosi a metà luglio del 2026, i membri del neonato consiglio hanno analizzato i programmi di assistenza urgente e riabilitazione destinati alle province orientali del Paese, tuttora interessate dalle incursioni di gruppi armati ribelli come l’M23.

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