Con la nascita a Ginevra di un terzo esecutivo in esilio si complica il labirinto istituzionale libico, proprio mentre gli Stati Uniti accelerano un piano di unificazione militare ed economica che incassa il sostegno strategico di Italia, Turchia ed Egitto
di Mattia Giampaolo
La Libia si ritrova oggi con tre governi e una matassa sempre più complicata da sbrogliare. Alla contrapposizione tra il Governo di unità nazionale guidato da Abdul Hamid Dbeibah a Tripoli e il Governo incaricato dalla Camera dei rappresentanti, sostenuto dal Parlamento di Tobruk, si è aggiunta venerdì la proclamazione di un nuovo esecutivo in esilio, che prende il nome di “Governo della Stabilità Nazionale”. L’iniziativa è stata lanciata a Ginevra da Mustafa al-Majdoub, avvocato e attivista per i diritti umani noto per il suo impegno nei procedimenti giudiziari relativi al massacro del carcere di Abu Salim durante il regime di Muammar Gheddafi.
L’annuncio ha colto di sorpresa gran parte degli osservatori libici in un momento particolarmente delicato del processo politico. Il nuovo governo non si propone soltanto di superare la frammentazione istituzionale che caratterizza il Paese dal 2011, ma si presenta anche come un’alternativa alle iniziative internazionali in corso, in particolare al piano promosso dagli Stati Uniti attraverso il consigliere della Casa Bianca per gli affari arabi e africani, Massad Boulos. L’approccio americano punta infatti a favorire la riunificazione della Libia partendo dall’unificazione delle istituzioni economiche e da una gestione condivisa delle risorse petrolifere, senza mettere in discussione gli attuali equilibri di potere tra est e ovest del Paese. Sul piano della sicurezza, l’iniziativa statunitense punta anche a favorire una graduale riunificazione delle istituzioni militari libiche. In questa direzione si inseriscono diverse iniziative promosse negli ultimi mesi, a partire dall’esercitazione congiunta di aprile a Sirte, che ha visto la partecipazione di unità militari provenienti sia dalla Libia occidentale sia da quella orientale. A questa sono seguiti una serie di incontri a Washington, ai quali hanno preso parte anche rappresentanti italiani, e i colloqui in Angola a margine della Conferenza dei capi di Stato maggiore africani. In quell’occasione si sono confrontati Salah al-Din al-Namroush, ministro della Difesa del Governo di unità nazionale, e Saddam Haftar, comandante delle forze terrestri del cosiddetto Esercito nazionale libico, in uno dei più significativi contatti diretti tra esponenti militari delle due principali aree di influenza del Paese.
Un’alternativa senza riconoscimento
Il nuovo esecutivo nasce nell’ambito del Forum per il dialogo politico intra-libico che riunisce circa sessanta rappresentanti provenienti dalle tre regioni storiche della Libia, venti per ciascuna. Il Forum rivendica il rifiuto di qualsiasi soluzione imposta dall’esterno e sostiene la necessità di costruire un processo politico fondato esclusivamente sul dialogo tra le componenti libiche. Eletto presidente dal comitato preparatorio del Forum, al-Majdoub ha sostenuto che tutte le istituzioni libiche sarebbero prive di legittimità costituzionale e mantenute esclusivamente dalla «legittimità del fatto compiuto». Secondo il nuovo presidente, il Forum rappresenta un progetto politico sostenuto da partiti, forze politiche e componenti sociali intenzionati a costruire un’alternativa nazionale. Sulla stessa linea si è espresso anche Abd al-Hakim Baiou, tra i promotori dell’iniziativa, secondo il quale l’obiettivo è respingere le proposte avanzate dagli attori internazionali e restituire ai libici la piena sovranità sul processo politico attraverso un dialogo esclusivamente nazionale.
Le reazioni non si sono fatte attendere e sono state prevalentemente critiche. Il deputato Said Amghib ha liquidato l’iniziativa con sarcasmo, affermando che, se formare un governo fosse davvero così semplice, chiunque potrebbe convocare un dialogo nazionale e proclamare un nuovo esecutivo. Una posizione che riflette il diffuso scetticismo con cui gran parte della classe politica guarda all’ennesimo tentativo di creare nuove istituzioni in un Paese già caratterizzato da una forte frammentazione. Anche la Missione di sostegno delle Nazioni Unite in Libia (Unsmil) ha preso le distanze. La vice rappresentante speciale del Segretario generale, Stephanie Koury, ha precisato che il cosiddetto Governo della Stabilità Nazionale non ha alcun legame con il processo di dialogo strutturato promosso dalle Nazioni Unite, smentendo le indiscrezioni circolate nei giorni successivi alla sua proclamazione.
L’assenza di qualsiasi riconoscimento da parte delle Nazioni Unite e la mancanza, almeno per il momento, di sostegni politici rilevanti all’interno della Libia alimentano i dubbi sulla reale capacità del nuovo governo di incidere sugli equilibri del Paese. Il sistema di potere consolidatosi negli ultimi anni, pur in un contesto di persistente instabilità, appare infatti controllato da attori politici, militari ed economici che hanno costruito il proprio consenso proprio sulla gestione dello status quo.
Al tempo stesso, il linguaggio utilizzato dai promotori dell’iniziativa lascia intendere la volontà di intercettare il crescente malcontento nei confronti del piano americano. Sebbene Washington abbia raccolto un consenso significativo attorno alla prospettiva di unificare le istituzioni economiche e creare un nuovo assetto esecutivo condiviso, non sono mancate resistenze, soprattutto in alcune delle principali realtà politiche del Paese. Tra queste spicca Misurata, città che continua a rappresentare uno dei principali centri di potere economico, militare e politico della Libia. Negli ultimi giorni proprio Misurata ha espresso riserve sull’iniziativa americana, evidenziando la complessità del percorso verso una soluzione condivisa. Non è un caso che Massad Boulos abbia fatto tappa nella città durante la sua recente visita in Libia, incontrando esponenti di primo piano, tra cui il Consiglio dei notabili e degli anziani, nel tentativo di consolidare il sostegno locale alla strategia statunitense.
L’ombra di Washington e l’asse Italia-Turchia
La nascita del terzo governo, pur con limitate prospettive di riconoscimento internazionale, testimonia ancora una volta quanto il panorama politico libico resti frammentato e quanto il confronto tra iniziative interne e proposte sostenute dagli attori internazionali continui a rappresentare uno dei principali ostacoli alla definizione di un percorso condiviso verso la stabilizzazione del Paese. Secondo alcuni osservatori, questa mossa non arriva per caso, ma si sarebbe consumata in un momento decisivo per il destino della Libia. È ormai evidente che il rinnovato protagonismo degli Stati Uniti sul dossier libico non solo abbia riattivato le dinamiche della politica interna, ma abbia anche trovato il sostegno di alcuni degli attori internazionali più influenti nel Paese, tra cui Italia, Turchia ed Egitto, rafforzando iniziative che fino a pochi mesi fa apparivano prive di un chiaro coordinamento internazionale.
Anche l’iniziativa trilaterale tra Italia, Turchia e Libia avviata lo scorso anno, ha acquisito maggiore peso politico dopo il sostegno espresso da Washington. L’appoggio statunitense ha contribuito a conferirle una nuova legittimazione, inserendola in una più ampia strategia volta a favorire la riunificazione delle istituzioni libiche e la stabilizzazione del Paese. Va letta nella stessa prospettiva la partecipazione italiana ai colloqui di Washington dedicati al processo di riunificazione delle istituzioni militari libiche. La presenza di rappresentanti italiani testimonia il ruolo che Roma intende continuare a svolgere come interlocutore privilegiato degli Stati Uniti e degli altri partner coinvolti nel tentativo di accompagnare la Libia verso un nuovo equilibrio politico e di sicurezza.
Il nuovo governo autoelettosi a Ginevra conferma ancora una volta come il contesto libico sia ancorato non solo alle dinamiche e alle spinte propulsive interne, ma anche ad interessi di diversi attori internazionali, su tutti, gli Stati Uniti di Donald Trump.



