Nel Movimento dei Paesi non-allineati l’Africa conta ancora

di Tommaso Meo

Il moviamento nato nel 1961 protagonista alla 65eseima Conferenza di Belgrado: sovranità economica, rappresentanza globale al centro delle discussioni

di Andrea Spinelli Barrile

C’è stata tanta Africa a Belgrado, capitale della Serbia, dove martedì si è conclusa la 65esima edizione della Conferenza dei Paesi non allineati. La Conferenza serba ha riunito non solo i rappresentanti dei Paesi coinvolti nella Conferenza fondativa del 1961, ma anche quelli dell’attuale troika del Movimento dei Paesi non allineati (Nam), composta da Azerbaigian, Uganda e Uzbekistan. “L’eredità del non allineamento: lezioni per il mondo di oggi” era il tema dell’incontro che ha voluto riaffermare i principi fondamentali del Nam, tra cui la parità sovrana degli Stati, il rispetto dell’integrità territoriale, la non ingerenza negli affari interni e il rafforzamento della cooperazione economica tra i Paesi in via di sviluppo.

Tra i Paesi africani presenti c’erano Uganda, Ghana (presente il presidente John Mahama), Somalia (con il presidente Hassan Sheikh Mohamud), Tanzania, Camerun (con il primo ministro Joseph Dion Ngute), Repubblica democratica del Congo (con il vice-primo ministro), Mozambico (con il primo ministro Maria Bevinda Levi), Angola (con il ministro degli Esteri Tete Antonio), Egitto, Etiopia, Tunisia, Zimbabwe e Namibia, ma anche, con delegazioni più contenute, Burundi, Guinea-Bissau, Mali, Sudan e Sao Tomé. Gli interventi e le posizioni dei leader africani al vertice del Movimento dei Paesi non allineati (Nam) di Belgrado si sono concentrati sulla sovranità economica, sulla riforma delle istituzioni globali e sulla cooperazione Sud-Sud.

Su molte questioni, le leadership politiche africane sembrano mostrare una certa comunione di intenti. Il tema centrale è stato l’ingiusta esclusione dell’Africa dai centri decisionali globali. La delegazione dell’Uganda, a nome della troika del Nam, ha ribadito che il continente africano deve ottenere una rappresentanza permanente con diritto di veto per correggere un’ingiustizia storica. Paesi come il Ghana e l’Angola hanno espresso forte preoccupazione per le crescenti pressioni geopolitiche globali e riaffermato il principio originario del Nam, ovvero che l’Africa non deve diventare il terreno di scontro di una nuova Guerra fredda tra superpotenze, ma deve mantenere la libertà di scegliere i propri partner strategici. Il presidente della Somalia, Hassan Sheikh Mohamud, ha sfruttato la tribuna per difendere l’integrità territoriale del proprio Paese, in riferimento alle tensioni nel Corno d’Africa, sottolineando che il Nam deve proteggere i piccoli Stati dalle interferenze esterne.

Quasi tutti i leader africani presenti, in particolare il primo ministro del Camerun, hanno denunciato l’attuale architettura finanziaria globale, rappresentata da Fmi e Banca mondiale, chiedendo meccanismi di finanziamento più equi, tassi di interesse sostenibili per le nazioni africane e la fine della “trappola del debito”.

Paesi ricchi di risorse come la Repubblica democratica del Congo (Rdc) hanno evidenziato come l’Africa possieda minerali critici per la transizione globale, tra cui cobalto e litio, ma continui a subire lo sfruttamento delle materie prime senza un reale trasferimento tecnologico. La richiesta comune è stata quella di favorire l’industrializzazione locale e la creazione di valore aggiunto in loco. È stata inoltre invocata una maggiore integrazione commerciale interna attraverso l’Afcfta (Area di libero scambio continentale africana) e corridoi commerciali alternativi con l’Asia e l’America Latina, riducendo la dipendenza economica storica dai mercati occidentali.

Con 120 Stati membri, il Movimento dei Paesi non allineati è uno dei principali raggruppamenti di Paesi in via di sviluppo sulla scena internazionale. Nato nel contesto della Guerra fredda, il suo obiettivo era offrire ai nuovi Stati indipendenti un percorso diplomatico autonomo, separato dai due blocchi dominanti dell’epoca. Il primo presidente del Ghana, Kwame Nkrumah, è stato uno dei principali artefici di questa visione, insieme al presidente jugoslavo Josip Broz Tito, al primo ministro indiano Jawaharlal Nehru, al presidente egiziano Gamal Abdel Nasser e al presidente indonesiano Sukarno.

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