Reclutamenti, attacchi e racket: il nuovo rapporto Onu sul terrorismo in Mozambico

di Tommaso Meo
cabo delgado

L’organizzazione jihadista Aswj, affiliata allo Stato Islamico, cresce a Cabo Delgado intensificando i reclutamenti e sostenendosi tramite i rapimenti. Oltre 6.700 le vittime in nove anni di conflitto

di Céline Nadler

Un rapporto delle Nazioni Unite presentato al Consiglio di Sicurezza evidenzia che i terroristi islamici hanno intensificato il reclutamento nella provincia settentrionale mozambicana di Cabo Delgado. Secondo il Gruppo di supporto analitico e monitoraggio delle sanzioni delle Nazioni Unite sullo Stato Islamico, al-Qaeda e le entità associate, la forza di Ahlu Sunnah Wal Jamaa (Aswj), un gruppo associato allo Stato Islamico che opera a Cabo Delgado, «è aumentata fino a raggiungere una stima di 400-500 combattenti, mentre le operazioni militari multinazionali continuano nella provincia». Tra il 1° dicembre e il 31 marzo, il gruppo «ha intensificato le attività di reclutamento, invitando nuovi membri e sfruttando le rotte migratorie illegali per spostare nuove reclute regionali» si legge.

Il rapporto sottolinea inoltreche l’attività dei ribelli è rimasta concentrata nei distretti di Macomia, Mocímboa da Praia, Muidumbe, Palma, Quissanga, Meluco e Nangade, con «attività trascurabile nelle vicine province di Niassa e Nampula», che hanno registrato attacchi nel 2025. «Le attività emergenti nei distretti ricchi di minerali di Meluco e Montepuez, così come in quelli di Ancuabe e Chiúre, indicano una graduale espansione verso sud». Mocímboa da Praia, Macomia e Muidumbe costituiscono il polo operativo principale di Aswj grazie alla conformazione del loro territorio.

Il documento spiega poi che l’interesse dell’organizzazione per le attività in mare è in crescita, poiché «le operazioni marittime, comprese le estorsioni e gli attacchi alle navi civili, sono in aumento». Infatti, l’estorsione è la principale fonte di finanziamento del gruppo, soprattutto in mare: «Aswj ha continuato a estorcere denaro a pescherecci, autotrasportatori e al commercio di prodotti ittici, come cetrioli di mare e cavallucci marini».

Il rapporto aggiunge che i rapimenti a scopo di riscatto continuano a verificarsi, con richieste che in genere si aggirano tra i 20 e i 50 dollari, sebbene in alcuni casi gli importi superino i 500 dollari, a seconda della vittima.

Secondo gli esperti autori del rapporto, Hassan Ulanga è rimasto il capo del gruppo, Farido Sulemane Arune ha ricoperto il ruolo di suo vice e responsabile operativo, Suleimane Nguvu svolge la funzione di coordinatore logistico ed esperto di esplosivi, mentre Mamudo Ibraimo Dado supervisiona le finanze e la logistica.

Il rapporto arriva a pochi giorni da un’analisi pubblicata dall’Istituto di Studi di Sicurezza (Iss) sulle sfide locali che continuano a ostacolare le attività del Centro nazionale per la prevenzione e la lotta al terrorismo e all’estremismo violento (Ctc) inaugurato a novembre in Mozambico.

Nel Paese, secondo i dati disponibili, negli scorsi nove anni oltre 6.700 persone sono state uccise in quasi 2.500 attacchi nel nord del Mozambico. Di fronte alla minaccia, Maputo ha adottato una risposta militaristica, che, oltre alle forze di sicurezza mozambicane, coinvolge una missione della Comunità di Sviluppo dell’Africa australe (Sadc), truppe di difesa del Ruanda, milizie locali e compagnie militari private.

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