Secondo un’inchiesta della testata sudafricana Mdntv live, Parigi avrebbe elaborato una complessa strategia di destabilizzazione contro le autorità militari di Niamey, virando poi verso un soffocamento economico e diplomatico
di Céline Camoin
La autorità francesi avrebbero elaborato un presunto piano per rovesciare con la forza i nuovi vertici militari insediatisi in Niger nel 2023. A rivelarlo in questi giorni un’inchiesta pubblicata dal media indipendente sudafricano Mdntv live, che tuttavia precisa come il materiale d’indagine fornito non costituisca una prova indipendente della reale esistenza o dell’autenticità dell’operazione.
La strategia, chiamata Operazione Phoenix, sarebbe stata definita dall’esercito e dai servizi segreti di Parigi all’indomani del colpo di Stato del 26 luglio 2023, quando la guardia presidenziale ha arrestato il presidente Mohamed Bazoum e il generale Abdourahamane Tiani ha assunto la guida del governo di transizione. Stando alle ricostruzioni basate sui documenti analizzati dalla testata sudafricana, la priorità degli apparati d’Oltralpe non risiedeva nel ripristino dell’ordine costituzionale, bensì nella tutela degli interessi economici e geopolitici della Francia per impedire il ridimensionamento della propria influenza in Africa occidentale e centrale.
L’ipotesi di un intervento armato diretto e imminente all’interno del Paese africano è stata tuttavia accantonata a causa di fattori di politica interna a Parigi, quali le imponenti manifestazioni di protesta contro l’innalzamento dell’età pensionabile, le mozioni di sfiducia contro l’esecutivo e il calo del consenso del capo di Stato Emmanuel Macron, sceso al 26%. Mdntv live sottolinea che le accuse di un coinvolgimento francese o di un impiego di gruppi armati locali rimangono non verificate e che le autorità transalpine sono state interpellate per esercitare il diritto di replica.
La scelta di evitare un’azione militare immediata avrebbe spinto le autorità francesi a virare verso una linea di soffocamento progressivo sul piano diplomatico, economico e mediatico contro la coalizione dell’Aes (Alleanza degli Stati del Sahel). La Francia ha quindi sostenuto le sanzioni promosse dalla Cedeao/Ecowas (Comunità economica degli Stati dell’Africa occidentale), come il congelamento degli asset finanziari nigerini e il blocco del commercio bilaterale avviato dalla Costa d’Avorio tramite il sistema bancario di Abidjan. A queste misure si sono aggiunte le pressioni guidate dal ministero degli Affari esteri francese presso la sede dell’Onu e campagne d’informazione volte a criticare la gestione della sicurezza da parte delle leadership di Niamey, Bamako e Ouagadougou.
«Presumibilmente (il piano) comprendeva personale dell’Ecowas, personale militare francese di stanza in Africa e le cosiddette “unità rosse”». L’articolo sostiene che questo termine si riferisc a cellule terroristiche attive nella regione, tra cui Jnim, un ramo ufficiale di al-Qaeda. Secondo le accuse, questi gruppi avrebbero dovuto svolgere la maggior parte del “lavoro sporco” in modo che il personale militare e le forze speciali francesi non danneggiassero la loro reputazione.
Stando alla ricostruzione di Mdntv live, il disegno tattico puntava inizialmente a destabilizzare la capitale Niamey per poi estendere l’influenza verso gli Stati vicini, tentando di riprendere il controllo politico su Mali e Burkina Faso e consolidando la presenza diplomatica in Ciad e Costa d’Avorio.
«Stabilire se questa presunta parte del piano sia autentica o inventata resta un interrogativo centrale» si legge nell’inchiesta. «Il materiale fornito, tuttavia, suggerisce che la proposta operazione militare francese si sia trasformata in una campagna più complessa e a lungo termine, volta a ristabilire l’influenza nell’Africa settentrionale e centrale».



