Da “Non Noti” a cittadini invisibili: il filo rosso della storia coloniale

di Tommaso Meo
NN -Non noto di Tezeta Abraham

Raccontando sia il dramma dei figli non riconosciuti nel Corno d’Africa sia le trafile burocratiche odierne delle seconde generazioni, il documentario NN – Non Noto dimostra come gli ostacoli alla cittadinanza affondino le proprie radici nelle omissioni e nei pregiudizi del passato. Ne abbiamo parlato con la regista Tezeta Abraham in vista della proiezione del film durante il festival romano Arene Decoloniali

di Fabiola Celenza

Perché in Italia le persone con background migratorio continuano a incontrare ostacoli nel riconoscimento dei propri diritti? A questa domanda prova a rispondere NN – Non Noto, il documentario di Tezeta Abraham, che indaga la storia coloniale italiana e le sue eredità ancora presenti nelle istituzioni, nelle leggi e nell’immaginario collettivo.

Attraverso una ricerca storica che intreccia testimonianze, materiali d’archivio e contributi di studiosi/e e attivisti/e, il film ricostruisce il legame tra il passato coloniale italiano nel Corno d’Africa e le attuali politiche sulla cittadinanza. Ne emerge una memoria selettiva che ha contribuito a consolidare il mito degli “Italiani brava gente”: una narrazione rassicurante e assolutoria che ha minimizzato le responsabilità coloniali e i crimini commessi in Eritrea, Somalia, Etiopia e Libia.

Da questa storia rimossa prende forma una delle questioni centrali del documentario: quella dei figli afroitaliani nati nelle colonie. Al centro del racconto c’è la vicenda di Giuseppe Zigliotti, nato in Eritrea da madre eritrea e padre italiano durante il colonialismo fascista. Con l’introduzione delle leggi razziali del 1937, Giuseppe cresce senza il riconoscimento paterno, classificato come NN – Non Noto. La sua storia non è un caso isolato. Migliaia di bambini e bambine afrodiscendenti nati nelle colonie italiane furono privati del riconoscimento paterno e sottoposti a discriminazioni istituzionali e sociali.

Il documentario arriva così al presente, intrecciando queste vicende con le esperienze delle seconde generazioni nate o cresciute in Italia da genitori stranieri, che ancora oggi affrontano complesse peripezie burocratiche per vedersi riconosciuto il diritto di essere italiane e italiani. Comprendere la condizione di molte persone con background migratorio significa quindi tornare alle radici storiche di questa ingiustizia.

Con NN – Non Noto, Abraham vuole offrire uno strumento per spiegare perché la rivendicazione della cittadinanza resta una questione centrale per migliaia di persone che vivono, lavorano e crescono in Italia.

Come nasce NN – Non Noto

Per la regista, il tema della cittadinanza viene spesso raccontato come se riguardasse soltanto bambini e seconde generazioni. Ma la realtà è diversa. La mancanza della cittadinanza spesso attraversa tutta la vita adulta: coinvolge persone che lavorano, costruiscono relazioni, partecipano alla vita sociale del Paese e che, nonostante questo, continuano a essere escluse dal pieno riconoscimento dei propri diritti. «Molti di quelli che avrebbero interesse a questa riforma non possono nemmeno votarla», è l’amara constatazione.

Attraverso testimonianze, archivi storici e memorie collettive, il documentario prova a rendere visibile ciò che spesso resta ai margini del dibattito pubblico. Continua Abraham: «Ho perseverato per cercare uno strumento che potesse raccontare a chi può votare perché per noi è così importante. Non solo per me, ma per tutti i movimenti che si sono occupati di queste lotte negli anni. In un’ora di documentario proviamo a raccontare quali sono i motivi».

Un racconto collettivo

Nel corso dell’incontro, la regista racconta come NN – Non Noto non sia nato come un racconto autobiografico, ma come un progetto profondamente collettivo. «Non sarei voluta neanche entrare nel documentario. È stata un’esigenza narrativa».

Più che mettere al centro sé stessa, la regista voleva costruire uno spazio capace di dare voce a testimonianze e storie spesso escluse dal racconto pubblico italiano, il documentario attraversa il Novecento italiano, la memoria coloniale e le rimozioni che ancora oggi segnano il dibattito sulla cittadinanza. «In Italia la storia recente la conosce solo chi è iscritto all’università e ha questo tipo di privilegio – dice Abraham – perciò ho creduto fosse importante un lavoro sulla memoria collettiva e sulle omissioni della storia italiana».

Per realizzare NN – Non Noto, la regista ha impiegato diversi anni. La parte più complessa del lavoro è stata la costruzione dell’archivio: la ricerca, il recupero dei materiali, le autorizzazioni e gli iter burocratici, invisibili agli occhi di chi guarda il film. «Il documentario è di fatto composto da questa raccolta di interviste che io ho fatto in quattro, cinque anni e tutta una serie di materiali d’archivio. Che è stata poi la parte più difficile».

Il significato (politico) del titolo

Il titolo del documentario richiama una pagina poco conosciuta della storia coloniale italiana. Negli anni Trenta, durante l’occupazione coloniale italiana nel Corno d’Africa, tra Eritrea, Somalia ed Etiopia, molti soldati italiani ebbero figli e figlie che non vennero mai riconosciuti ufficialmente. «Durante la guerra d’Etiopia, molti soldati italiani lasciarono tante figlie e figli senza un cognome, né il riconoscimento del padre» racconta Abraham. «Venivano chiamati nomegascio, che vuol dire Non Noto (NN), appunto». Una definizione simbolo dell’identità negata e della memoria rimossa del colonialismo italiano.

Per Abraham, NN – Non Noto vuole anche essere una restituzione politica alle seconde generazioni e a chi, negli ultimi decenni, ha portato avanti le battaglie per la riforma della cittadinanza, spesso senza essere ascoltato. La soluzione? Per Abraham è comunque la politica: «Non ci sono altri strumenti per rendere la cittadinanza più accessibile alle persone invece di escluderle».

Superare la strumentalizzazione del trauma

Durante dell’intervista Abraham riflette anche sulla violenza implicita nel modo in cui le persone razzializzate vengono continuamente chiamate a esporre i propri traumi nello spazio pubblico per essere ascoltate, credute o considerate “degne” di diritti.

«C’è stanchezza da parte nostra di ripetere certe cose come se fosse un mantra, a volte ho detto, sapete che c’è? C’è un documentario, metti play e ascolti tutte le volte che vuoi. È stancante per noi raccontare cose evidenti per chi ha avuto un certo percorso familiare. E invece alcuni italiani proprio non si rendono conto. Forse è anche la vita, e ognuno dà importanza alle cose che vede col proprio punto di vista. Quindi resta la difficoltà di mettere in relazione il punto di vista di una minoranza rispetto alla maggioranza. E allora sì, spero che il documentario possa essere uno strumento anche per alleggerire il peso per noi, di dover andare in giro a raccontare i nostri traumi come se fosse una cosa normale, come se fosse divertente. Come se questo fosse perennemente un tema delle scuole medie».

Secondo la regista, infatti, un certo tipo di attivismo, di racconti nelle scuole, rischia di mettere un dito nella piaga. «Perché un ragazzo che non può viaggiare, che non ha la cittadinanza, sa già che ci sono dei problemi. Esporlo al pubblico per sensibilizzare quelli che non lo sanno non è una cosa facile, non è divertente, non è bello. Basta strumentalizzare le vite dei bambini, e non solo. Ecco, io vorrei alzare l’asticella».

Per questo motivo, per Abraham, le proiezioni di NN – Non Noto possono rappresentare spazi di riconoscimento collettivo e memoria condivisa. «Vorrei che ci fossero sempre le nostre mamme, le nostre nonne. Chi ha fatto sacrifici per noi. Quando hanno visto il documentario a Roma, le nostre nonne e le nostre mamme si sono commosse. Per me è stata la restituzione più importante».

Il documentario “NN – Non noto” sarà proiettato giovedì 10 settembre durante il Festival Arene Decoloniali, organizzato a Roma da Un Ponte Per, e di cui Africa Rivista è media partner.

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