Elezioni in Zambia: Hichilema cerca il bis tra crisi e rilancio economico

di Tommaso Meo
Hakainde Hichilema

Circa otto milioni di cittadini sono chiamati alle urne nella prima consultazione dopo la scomparsa di Edgar Lungu. Il presidente uscente punta al secondo mandato forte della ristrutturazione del debito e del rilancio del settore del rame, mentre l’opposizione frammentata e le incognite legate alla crisi energetica pesano sul futuro del Paese

di Valentina Giulia Milani

Domani circa otto milioni di cittadini zambiani saranno chiamati alle urne per eleggere il presidente della Repubblica, rinnovare l’Assemblea nazionale e scegliere i rappresentanti delle amministrazioni locali. Si tratta della prima consultazione nazionale dopo la morte dell’ex presidente Edgar Lungu e di un passaggio decisivo per il futuro politico ed economico del Paese.

Al centro della competizione c’è il presidente uscente Hakainde Hichilema, leader dello United Party for National Development (Upnd), che punta a ottenere un secondo mandato forte dei risultati ottenuti sul fronte della stabilizzazione macroeconomica e del ritorno degli investimenti esteri. Analisti e investitori citati da Reuters ritengono probabile una sua riconferma, favorita anche dalla frammentazione delle forze di opposizione.

Il principale avversario ĆØ Brian Mundubile, esponente della Tonse Alliance e figura di riferimento di una coalizione che riunisce diverse formazioni politiche vicine all’ex partito di governo. Complessivamente, i candidati alla presidenza sono quattordici.

L’ereditĆ  politica di Edgar Lungu

La morte di Edgar Lungu, avvenuta nel giugno del 2025, continua a influenzare profondamente il panorama politico zambiano. Presidente della Repubblica dal 2015 al 2021 e leader del Patriotic Front (Pf), Lungu era rimasto il principale punto di riferimento dell’opposizione anche dopo la sconfitta elettorale subita nel 2021.

La sua scomparsa ĆØ avvenuta in un momento particolarmente delicato. Negli anni precedenti, infatti, l’ex presidente aveva più volte manifestato l’intenzione di candidarsi nuovamente alle elezioni. Tuttavia, nel dicembre 2024 la Corte costituzionale stabilƬ che il periodo trascorso alla guida del Paese tra il 2015 e il 2016, dopo la morte del presidente Michael Sata, dovesse essere conteggiato ai fini del limite costituzionale dei due mandati presidenziali. La decisione impedƬ quindi a Lungu di partecipare alla corsa elettorale del 2026 e contribuƬ ad alimentare le tensioni tra il governo e l’opposizione.

L’assenza di Lungu ha avuto conseguenze profonde. Da un lato, il Patriotic Front ha perso la sua figura più rappresentativa e carismatica; dall’altro, i partiti di opposizione hanno faticato a individuare un leader capace di raccoglierne l’ereditĆ  politica e di mantenere unito l’elettorato che per anni aveva sostenuto il suo progetto politico. Brian Mundubile ha assunto un ruolo centrale all’interno della Tonse Alliance, ma il suo profilo non sembra avere, almeno per il momento, la stessa capacitĆ  di mobilitazione esercitata in passato da Lungu, notano alcuni analisti citati dai media locali.

Economia, ristrutturazione del debito e il nodo del rame

L’economia rappresenta il principale terreno di scontro tra governo e opposizione. Quando Hichilema entrò in carica, nel 2021, lo Zambia era reduce dal default sul debito sovrano dichiarato nel 2020, il primo registrato nell’Africa subsahariana durante la pandemia di Covid-19. Da allora il governo ha avviato un processo di ristrutturazione del debito e una serie di riforme economiche sostenute dal Fondo monetario internazionale.

L’esecutivo rivendica il ritorno della fiducia degli investitori e il miglioramento di alcuni indicatori macroeconomici. L’opposizione, invece, sottolinea come l’inflazione, il costo della vita e la disoccupazione continuino a rappresentare problemi quotidiani per una parte consistente della popolazione. Anche la valuta nazionale, il kwacha, ĆØ rimasta esposta alle incertezze legate alla congiuntura internazionale, alla volatilitĆ  dei prezzi delle materie prime e alle aspettative dei mercati in vista delle elezioni.

Inoltre, come sottolinea Reuters, esiste un tema capace di sintetizzare le sfide del Paese: il rame. Lo Zambia ĆØ il secondo produttore africano dopo la Repubblica Democratica del Congo e il governo punta a triplicare la produzione fino a raggiungere i tre milioni di tonnellate all’anno entro il 2031. L’obiettivo ĆØ sostenuto dalla crescita della domanda mondiale di minerali strategici destinati alla transizione energetica, all’industria automobilistica e allo sviluppo delle reti elettriche.

Il comparto minerario rappresenta circa il 9% del prodotto interno lordo, il 72% delle esportazioni nazionali e quasi la metà delle entrate pubbliche. Dal 2021 gli investimenti nel settore hanno superato i 10 miliardi di dollari. Le compagnie minerarie, tuttavia, chiedono maggiori investimenti nelle infrastrutture, procedure più rapide per il rilascio delle licenze e un incremento della capacità produttiva del sistema elettrico nazionale. Gli operatori stimano che saranno necessari almeno 2.000 megawatt aggiuntivi per raggiungere gli obiettivi fissati dal governo.

La crisi energetica e le riforme costituzionali

Anche l’energia costituisce uno dei punti più delicati del programma di governo. Negli ultimi anni la produzione di elettricitĆ , fortemente dipendente dagli impianti idroelettrici, ha risentito delle conseguenze della siccitĆ  e delle irregolaritĆ  climatiche, con ripercussioni dirette sull’industria mineraria, sull’agricoltura e sulle attivitĆ  produttive. La sicurezza energetica ĆØ diventata cosƬ una delle questioni centrali del dibattito politico, anche perchĆ© la crescita dell’industria estrattiva dipenderĆ  in larga misura dalla capacitĆ  del Paese di aumentare la disponibilitĆ  di energia.

Accanto alle questioni economiche, negli ultimi mesi si ĆØ intensificato il dibattito sullo stato della democrazia zambiana. L’attenzione si ĆØ concentrata soprattutto sulla riforma costituzionale approvata nel 2025, che ha aumentato il numero delle circoscrizioni elettorali da 156 a 226 e ha introdotto quaranta seggi riservati a donne, giovani e persone con disabilitĆ . Secondo il governo, la misura consentirĆ  di ampliare la rappresentanza; l’opposizione teme invece che il nuovo sistema possa favorire il partito al potere.

Parallelamente, diverse organizzazioni internazionali hanno espresso preoccupazione per il restringimento dello spazio civico e per le tensioni legate alla libertĆ  di espressione e all’attivitĆ  dei mezzi d’informazione. In questo contesto, l’Unesco ha promosso iniziative di formazione rivolte ai giornalisti e agli operatori dell’informazione, con l’obiettivo di rafforzare l’accuratezza e l’equilibrio della copertura mediatica della campagna elettorale.

Un clima elettorale più sobrio sotto la lente internazionale

Per garantire la trasparenza delle operazioni di voto, gli osservatori dell’Unione europea e della Sadc (ComunitĆ  per lo sviluppo dell’Africa australe) hanno inviato proprie missioni di monitoraggio nelle dieci province del Paese. I loro rappresentanti seguiranno tutte le fasi del processo, dall’apertura dei seggi allo scrutinio delle schede.

A pochi giorni dal voto, il clima nelle principali cittĆ  appare più sobrio rispetto alle consultazioni precedenti. Secondo un’analisi pubblicata dal centro di ricerca Democracy in Africa, la campagna elettorale ĆØ stata caratterizzata da toni meno accesi e da una minore mobilitazione popolare, anche se questo non significa che la competizione sia meno intensa e che non si sia verificato qualche episodio di violenza.

Più che sul confronto tra due grandi personalitĆ  politiche, come era accaduto negli anni scorsi, la consultazione sembra infatti destinata a trasformarsi in un giudizio sulla capacitĆ  del governo di garantire crescita economica, stabilitĆ  finanziaria e sicurezza energetica. Il risultato potrebbe quindi influenzare non soltanto gli equilibri politici interni, ma anche il ruolo dello Zambia all’interno della filiera mondiale dei minerali strategici.

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