Scienza, arte e testimonianze per la quinta edizione del convegno sulle convivenze mediterranee organizzato in Sicilia
Chi vive sullo Stretto lo sa. Messina non si limita a guardare il mare e, in qualche modo, lo abita. Da sempre da questo specchio d’acqua arrivano le storie di chi parte dall’altra sponda, di chi approda e di chi qui trova una casa oppure un muro. È in questa geografia di attraversamenti che, dall’1° al 3 ottobre, si svolge la quinta edizione di Matabbìa, intitolata “Convivenzemediterranee: incontri, confronti, contaminazioni e scontri tra passato e presente”. La promuove l’Università di Messina con i Dipartimenti di Civiltà Antiche e Moderne e di Scienze Politiche e Giuridiche, e riunisce studiosi, ricercatori, scrittori, artisti e istituzioni di diversi Paesi del Mediterraneo.
Più che una rassegna di storia, è un modo per chiedersi che cosa accade alle città quando le persone si spostano, le lingue si incontrano, le identità si sovrappongono e il passato continua a vivere in luoghi che oggi raccontiamo diversamente. Chi racconta una città? Che cosa resta quando cambiano i suoi abitanti? E chi rischiamo di non vedere?
Matabbìa nasce nel 2022 a Marsala dall’incontro tra l’associazione culturale Banca Marsalese della Memoria e l’Archivio Memorie Italiane di Tunisia (Amit). Al centro c’è ancora la storia, complessa, della presenza italiana nell’Africa mediterranea e in Tunisia, ma lo sguardo si è sempre più allargato alle mobilità globali, ai linguaggi, agli spostamenti che continuano a ridisegnare le nostre società. La ricerca accademica esce dalle biblioteche e incontra l’arte, le testimonianze orali, la documentazione audiovisiva.
Il nome Matabbìa deriva dal dialetto siculo-tunisino e dal tunisino madhabia, parola vicina al concetto di “magari”, al “forse”, a ciò che può ancora accadere. È la possibilità di incontrarsi, di attraversare le differenze, di mettere in dialogo memorie e sguardi diversi.
In questo spazio si inserisce anche il Centro studi AMIStaDeS Aps, che presenta una ricerca sul campo a cavallo tra sociologia e turismo dal titolo “Memorie esposte, presenze marginali. Patrimonio islamico e cittadinanze urbane nella Palermo contemporanea”. A raccontarla saranno Valentina Geraci, ricercatrice e referente dell’Osservatorio Sahel e Africa subsahariana di AMIStaDeS, e Alessandra Minuta, ricercatrice specializzata in turismo esperienziale e progettazione territoriale multisensoriale. L’indagine parte da una osservazione. Da un lato il patrimonio arabo-normanno che Palermo mette in vetrina per i turisti, dall’altro l’Islam vissuto ogni giorno dalle comunità musulmane della città. Al centro dello studio c’è in particolare la presenza senegalese e gambiana di fede musulmana.
È il filo che tiene insieme tutta l’edizione: gli archivi, ma anche le persone, le eredità del colonialismo, le migrazioni, le religioni, le lingue, le memorie familiari. Chi racconta il Mediterraneo, e da quale posizione? Quali voci entrano negli archivi e quali restano fuori? E che cosa succede quando il patrimonio storico incontra chi oggi abita quegli stessi luoghi?
Forse la risposta sta proprio in quel “magari”: la possibilità di fermarsi per poi ritrovarsi, ancora.
Come partecipare
Matabbìa 2026: 1–3 ottobre 2026
Palazzo Centrale dell’Università di Messina
Il convegno sarà trasmesso anche in diretta streaming.



