Nel nord del Ghana, le donne stanno assumendo un ruolo sempre più attivo nei processi di prevenzione della radicalizzazione e costruzione della pace. Formazione sulle narrative estremiste, dialogo comunitario e sostegno economico mostrano come la sicurezza delle comunità di frontiera venga affrontata attraverso strumenti diversi e complementari
di Beatrice Donzella
Nel nord del Ghana, la sicurezza delle comunità di frontiera si muove in un contesto segnato da tensioni locali, vulnerabilità socioeconomiche, dinamiche transfrontaliere e rischio di diffusione dell’estremismo violento. È in questo contesto che si inserisce il progetto regionale Preventing and Responding to Violent Extremism in the Atlantic Corridor, promosso da United Nations Development Programme (Undp). La sua seconda fase, prevista tra il 2025 e il 2028 in Benin, Costa d’Avorio, Ghana e Togo, punta a rafforzare soprattutto le comunità delle aree di frontiera, intervenendo su fattori come disoccupazione giovanile, disuguaglianze e carenze nella governance. Tra gli obiettivi dichiarati figurano anche il contrasto alle narrative estremiste, ai discorsi d’odio e alla disinformazione e il rafforzamento dei sistemi di early warning.
In Ghana, una parte di questo lavoro passa attraverso il National Peace Council, l’organismo pubblico incaricato di promuovere la prevenzione e la gestione dei conflitti e di sostenere processi di pace e coesione sociale. A Kansogo, nel Bawku West District, 60 donne, comprese giovani particolarmente attive sui social media, hanno partecipato il 9 e 10 settembre 2026 a una formazione di due giorni organizzata dal Council nell’ambito dell’Atlantic Corridor Project. Il percorso era finalizzato a rafforzarne la capacità di riconoscere, mettere in discussione e contrastare narrative legate all’estremismo violento, promuovendo allo stesso tempo messaggi alternativi orientati alla pace.
Una delle sessioni era dedicata alla conflict analysis e alla costruzione di contro-narrative. Il National Peace Council presentava le partecipanti come possibili peace agents e trusted messengers, valorizzandone la posizione all’interno delle famiglie e delle comunità e la capacità di far circolare messaggi alternativi attraverso relazioni di fiducia.
È durante questa formazione che la Ghana News Agency ha raccolto alcune testimonianze. Gloria Ndeogo, una delle partecipanti, ha raccontato che il corso l’aveva aiutata a comprendere meglio come i gruppi estremisti possano utilizzare i social media per influenzare e reclutare i giovani. Ha spiegato di aver imparato a identificare messaggi pericolosi e a rispondere senza contribuire alla diffusione delle stesse narrative, con l’intenzione di condividere quanto appreso nella propria famiglia e comunità. Martha Abugri, anch’essa partecipante, ha invece sottolineato l’importanza della voce delle donne nel contrastare messaggi violenti e promuovere contenuti capaci di unire. La fonte non fornisce ulteriori informazioni sui loro profili professionali o sulle conoscenze possedute prima dell’attività: le testimonianze raccontano quindi soprattutto la loro percezione immediata della formazione, non gli effetti prodotti nel tempo.
Una settimana dopo, il 17 settembre 2026, il National Peace Council ha concluso un’altra formazione di due giorni a Bachonsa, nel Builsa South District, coinvolgendo altre 60 donne provenienti da diversi settori della comunità. Anche qui l’attenzione era rivolta soprattutto a giovani donne con influenza nelle famiglie e nelle comunità e una forte presenza sui social media. Accanto alle narrative estremiste, il percorso affrontava anche l’online deception e altri messaggi dannosi.
È importante distinguere tra radicalizzazione, estremismo violento, narrative estremiste, disinformazione e frode digitale, fenomeni diversi che possono intrecciarsi senza coincidere. La testimonianza di Mama Abaginaba, partecipante alla formazione, ne offre un esempio. La donna ha raccontato di essere stata contattata online da una persona che utilizzava l’immagine del parlamentare Clement Apaak con il pretesto di aiutarla a ottenere un lavoro. L’episodio riguarda quindi un inganno online, collegato anche al rischio di false opportunità lavorative e frodi tramite mobile money, e non può essere direttamente ricondotto a un tentativo di radicalizzazione o reclutamento estremista. Mama ha però espresso successivamente preoccupazione per schemi di reclutamento ingannevoli che, a suo giudizio, potrebbero esporre persone inconsapevoli anche ad attività estremiste.
Sempre a Bachonsa, Awombadek Avelimkpei, un’altra partecipante, ha raccontato come la sessione sull’analisi dei conflitti l’avesse aiutata a comprenderne meglio cause e fattori scatenanti e a riflettere sul peso dei comportamenti individuali nelle tensioni comunitarie. Anche in questo caso si tratta di una percezione raccolta al termine della formazione, non di un risultato misurato nel tempo.
La prevenzione assume ancora un’altra forma a Fatchu, nel Sissala West District, comunità al confine con il Burkina Faso. Nell’agosto 2026 circa 100 donne e giovani hanno ricevuto sostegno per attività produttive in 22 settori; è stata inoltre realizzata un’area agricola di 1,58 acri dotata di un sistema idrico alimentato a energia solare. L’intervento è stato realizzato dall’organizzazione Capecs (Center for Active Learning and Integrated Development) in partnership con UNDP nell’ambito dell’Atlantic Corridor Project. Qui emerge con particolare chiarezza la differenza tra risultati documentati e obiettivi dichiarati. Il numero dei beneficiari, le attività sostenute e l’infrastruttura agricola sono elementi concretamente realizzati; la riduzione della vulnerabilità alla radicalizzazione e al reclutamento rappresenta invece l’obiettivo attribuito al progetto dai suoi promotori. Il reale impatto sui mezzi di sussistenza dovrà essere valutato negli anni successivi.
Nel quadro dell’Atlantic Corridor Project 2023-2025, Undp riferisce che in Ghana oltre 2.000 donne hanno partecipato a dialoghi di pace, contribuendo, secondo l’organizzazione, a costruire ponti tra comunità locali e forze di sicurezza. Su scala regionale, il progetto sostiene inoltre la partecipazione delle donne ai meccanismi di Early Warning and Early Response, al dialogo comunitario e alle iniziative di contrasto ai discorsi d’odio.
Le esperienze di Kansogo, Bachonsa e Fatchu mostrano come la prevenzione dell’estremismo violento in Ghana venga sviluppata attraverso iniziative che coinvolgono direttamente le comunità locali, valorizzandone le risorse e le capacità. In questo processo, le donne assumono un ruolo attivo come figure di riferimento e punti di collegamento tra famiglie, comunità e istituzioni. Le testimonianze raccolte evidenziano il potenziale delle relazioni quotidiane, delle reti comunitarie e degli spazi digitali come strumenti di sensibilizzazione e prevenzione. È proprio attraverso il coinvolgimento attivo della popolazione e il consolidamento dei rapporti di fiducia che queste iniziative cercano di contribuire alla costruzione di comunità più consapevoli e resilienti di fronte ai rischi dell’estremismo violento.
Foto di copertina: Capecs Ghana



