Il narcotraffico sta riscrivendo le regole del potere in Sierra Leone

di Tommaso Meo

Mentre il Parlamento sierraleonese approva a maggioranza semplice una contestata riforma che consegna il controllo delle elezioni ai vertici dei partiti, l’ombra del traffico illegale di droga si allunga sul governo di Julius Maada Bio. L’imbarazzante latitanza del boss olandese Leijdekkers solleva il timore che il Paese stia diventando un vero e proprio narcostato

di Andrea Spinelli Barrile

Il parlamento della Sierra Leone ha approvato una riforma costituzionale che rivoluzionerĆ  le regole elettorali del Paese in vista delle elezioni presidenziali che si terranno nel 2028, dopo settimane di resistenza da parte dell’opposizione. Lo riportano i media locali. Questa nuova legge elettorale, tuttavia, potrebbe spingere sempre più la politica sierraleonese tra le braccia dei narcos e della criminalitĆ  organizzata, certificando definitivamente la trasformazione politica ed economica della Repubblica presidenziale africana in un vero e proprio narcostato.

Una discussa riforma costituzionale

l disegno di legge, approvato lunedƬ, ĆØ stato sostenuto dal partito al governo, il Sierra Leone People’s Party (Slpp) ed ĆØ stato approvato a maggioranza semplice, ma non sono stati resi noti i risultati della votazione: i parlamentari del principale partito di opposizione, l’All People’s Congress (Apc), hanno abbandonato l’aula dopo aver sostenuto, senza successo, che la riforma richiedeva una maggioranza di due terzi. Le modifiche adottate riducono la percentuale di voti necessaria per vincere la presidenza dal 55% a una semplice maggioranza a livello nazionale, introducendo al contempo la rappresentanza proporzionale per le elezioni legislative e includono inoltre una quota del 30% per le donne nelle posizioni di leadership politica. Secondo questa riforma, un candidato alla presidenza dovrebbe inoltre ottenere almeno il 20% dei voti in due terzi dei distretti della Sierra Leone per evitare il ballottaggio.

Il partito di governo sostiene che le modifiche rafforzeranno la democrazia, riducendo al contempo i costi, le tensioni politiche e i rischi per la sicurezza associati ai ballottaggi presidenziali; tuttavia, il partito di opposizione Apc vuole mantenere l’attuale soglia del 55%, sostenendo che incoraggia i candidati a cercare un sostegno nazionale più ampio e conferisce maggiore legittimitĆ  al vincitore.

I più critici sostengono che il presidente Julius Maada Bio, che sta svolgendo il suo ultimo mandato e non potrà ricandidarsi nel 2028, stia preparando il terreno per la sua successione politica: la riforma infatti rende la selezione dei candidati totalmente dipendente dai vertici dei partiti, tagliando fuori le candidature indipendenti. Con tutti i problemi che potrebbero derivarne.

Un nuovo narcostato?

Secondo diverse analisi, inoltre, la Sierra Leone sempre più simile a un narcostato che a una democrazia e la riforma elettorale va esattamente in questa direzione: per far funzionare un narcostato occorre infatti protezione politica ad altissimo livello. Nelle denunce di diverse ong e dell’opposizione sierraleonese (e in vari report analitici come quelli di International Idea), la transizione verso il sistema proporzionale con liste decise dalle segreterie elimina la democrazia diretta di collegio, rendendo più facile per i narcotrafficanti e le narcomafie penetrare o finanziare pochi vertici di partito centralizzati anzichĆ© dover corrompere o convincere singoli candidati e comunitĆ  locali.

In assenza di controlli rigidi, le campagne elettorali in Sierra Leone sono diventate costosissime, spesso delle vere e proprie centrali per il riciclaggio di denaro e la distribuzione di prebende. Il timore ĆØ che la Sierra Leone stia sostituendo la Guinea Bissau come principale hub logistico per il traffico di stupefacenti tra l’America Latina e l’Europa.

Il latitante che imbarazza il presidente

Il tutto sarebbe legato alla presunta presenza del narcotrafficante Jos Leijdekkers a Freetown: il 1 gennaio 2025 a Tihun, cittadina natale del presidente sierraleonese Julius Maada Bio, il narcotrafficante olandese ĆØ stato fotografato in chiesa, durante la messa, seduto a pochissime file di distanza dal presidente e dalla sua famiglia. Un’immagine che, come ha detto l’analista sierraleonese Alpha Bah a Jeune Afrique, Ā«va ben oltre il semplice imbarazzo: proietta l’immagine di una completa presa di potere sulle Ć©liteĀ». Il governo della Sierra Leone, in una nota ufficiale, ha detto che il presidente non era a conoscenza dell’identitĆ  di quella persona, dicendosi Ā«pronto a collaborareĀ» con le autoritĆ  olandesi. Tuttavia, un anno e mezzo dopo, Jos Leijdekkers risulta essere ancora a piede libero.

Conosciuto anche come Ā«Bolle JosĀ», Jos Leijdekkers non ĆØ una persona qualunque: cittadino olandese, ĆØ stato condannato in contumacia a 24 anni di carcere per traffico di droga, con l’Europol che oggi lo annovera tra i criminali più ricercati d’Europa e sulla sua testa pende una taglia di 200.000 euro. Le autoritĆ  olandesi gli sono con il fiato sul collo ma, secondo il quotidiano olandese De Telegraf, per ben due volte le unitĆ  di intervento speciale olandesi hanno rinunciato a catturare Leijdekkers in acque internazionali, a largo di Liberia e Sierra Leone.

Dopo la pubblicazione della foto in chiesa, l’agenzia Reuters ha pubblicato alcuni articoli in cui traccia lo schema dei legami profondi tra il narcotrafficante e la famiglia presidenziale sierraleonese, compresa una relazione amorosa con una delle figlie di Julius Maada Bio, notizie mai confermate, ma anche mai smentite. L’unica a presentarsi davanti alla stampa, alla Bbc, ĆØ stata Fatima Bio, la first lady, che ha negato di conoscere il narcotrafficante olandese e ha parlato di menzogne: Ā«Non sono una criminale. Non porto la gente in chiesa. Non sono cristiana, sono musulmana, quindi non so chi ci fosse in quella chiesaĀ».

In risposta alle polemiche, la polizia sierraleonese ha istituito un’unitĆ  investigativa speciale incaricata di analizzare le immagini pubblicate sui social media e le informazioni disponibili sul fuggitivo ma l’unico risultato ĆØ stato confermare che il trafficante ĆØ stato nel Paese per sei mesi. Dal 2025, tuttavia, non se ne parla più e un ex alto funzionario di polizia, parlando con Jeune Afrique in condizione di anonimato, ha detto che molti all’interno dell’apparato di sicurezza credono che Leijdekkers non abbia mai effettivamente lasciato la Sierra Leone. Secondo il quotidiano francese Le Monde, i Paesi Bassi hanno presentato una richiesta di estradizione alla Sierra Leone nel febbraio 2025, rimasta senza risposta. A novembre 2025, il primo ministro olandese Dick Schoof ha incontrato Julius Maada Bio a margine del vertice Unione africana-Unione europea in Angola: i due hanno discusso della richiesta di estradizione ma, ad agosto 2026, nulla si ĆØ ancora mosso su questo fronte.

Il nuovo hub africano per il traffico di droga

Quello che continua a muoversi ĆØ Ā«la merceĀ»: il 1 maggio 2026, la Guardia civil spagnola ha intercettato la nave mercantile Arconian in acque internazionali, al largo della costa dell’Africa occidentale, dopo la sua partenza da Freetown. A bordo vi erano oltre 30 tonnellate di cocaina, quasi un miliardo di dollari il valore (954 milioni), destinati al porto di Anversa: un sequestro tra i più importanti nella storia della Spagna e, in generale, nella storia della lotta al narcotraffico. Gli inquirenti spagnoli ritengono che l’intera spedizione sia stata orchestrata da Leijdekkers, anche se formalmente il narcotrafficante olandese non risulta incriminato.

A questo sequestro ha partecipato anche Africom, fornendo intelligence e consulenza: gli Stati Uniti ritengono che l’intercettazione dell’Arconian rifletta una più ampia evoluzione del ruolo dei Paesi dell’Africa occidentale nel traffico di cocaina verso l’Europa: Ā«Stiamo assistendo a un aumento di questo traffico di droga in entrata e le organizzazioni terroristiche contribuiscono a questo transitoĀ» ha detto il generale americano Dagvin Anderson al Congresso.

Come ĆØ noto, istituzioni deboli, corruzione, confini porosi e reti di protezione legate alla politica rendono alcune zone dell’Africa occidentale vulnerabili alla criminalitĆ  organizzata: la storia Guinea-Bissau, il primo narcostato africano, ĆØ la dimostrazione di questa dinamica, che si sta osservando anche in Sierra Leone.

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