Il peso dell’acqua: la guerra silenziosa che scuote il Corno d’Africa

di Tommaso Meo

«Sentire il peso dell’acqua è stata un’esperienza indimenticabile: da quel momento guardo le piccole sfide quotidiane con occhi diversi e vedo possibilità dove prima non riuscivo», racconta Kaze – attrice e cantante afroitaliana – ricordando quando, qualche mese fa, in Kenya, ha voluto trasportare delle taniche d’acqua dal pozzo al villaggio, insieme ad altre giovani donne. Proprio «Acqua e Genere» è stato scelto da Un-Water (Nazioni Unite) come tema ufficiale della Giornata Mondiale dell’Acqua.

«Il peso dell’acqua non è, purtroppo, solo quello della fatica fisica» ricorda Roberta Rughetti, direttrice di Amref Italia «ma è quello di morti facilmente evitabili e di disuguaglianze inaccettabili». Per il 2026 l’Unione Africana ha dichiarato l’intero anno dedicato a «Garantire la disponibilità sostenibile di acqua e sistemi igienico-sanitari sicuri».

Una questione di genere

Nel mondo 2,2 miliardi di persone non hanno ancora accesso ad acqua potabile gestita in modo sicuro, solo in Africa sono 845 milioni (Oms/Unicef). In Africa subsahariana, tra il 70% e il 76% del carico della raccolta d’acqua è affidato a donne e bambine. La mancanza di servizi igienici sicuri nelle scuole è la causa principale dell’abbandono scolastico delle ragazze adolescenti, costrette a lasciare la scuola anche a causa della gestione delle mestruazioni.

Ogni giorno, circa 1.000 bambini sotto i cinque anni muoiono globalmente a causa di malattie diarroiche legate ad acqua e igiene non sicure; la stragrande maggioranza di questi decessi avviene in Africa. Nelle comunità rurali africane, il tasso medio di mortalità per malattie trasmissibili legate all’acqua è del 50,3%, una cifra quasi nulla in Europa.

Alluvioni che non tolgono la sete

«C’è una guerra sotterranea e silenziosa che miete morte» afferma Roberta Rughetti. «Come ci spieghiamo che l’Europa, nel 2025, abbia registrato zero casi per colera, mentre l’Africa ha ospitato i focolai più letali?». Al peso delle malattie si aggiunge quello del clima. Le piogge, che hanno portato morte in questi giorni in Kenya ed Etiopia, non hanno generato benefici sufficienti: quando precipitazioni così violente colpiscono terreni inariditi da anni di siccità, l’acqua scorre via in superficie causando alluvioni, ma non riesce a penetrare nel suolo per ricaricare le falde acquifere, lasciando i pozzi vuoti e le comunità ancora assetate.

Nell’area di Isiolo e Marsabit – nord-ovest del Kenya – gli operatori Amref raccontano di un 20% di pozzi non funzionanti per sovrautilizzo e di bestiame costretto a percorrere fino a 15 km per raggiungere una fonte d’acqua. Le piogge tra ottobre e dicembre 2025 hanno raggiunto solo il 30-60% della media stagionale, rendendo questa una delle fasi più secche dal 1981.

La peggiore siccità degli ultimi 25 anni

Sempre gli operatori Amref, nella regione Somala dell’Etiopia, consegnano un report che parla di costi proibitivi dell’acqua e del 50% delle strutture sanitarie a secco. Secondo gli osservatori si tratta della peggiore siccità degli ultimi 25 anni a seguito del fallimento consecutivo delle stagioni delle piogge del 2025.

«È qui che la salute dell’ambiente si intreccia con quella dell’animale e dell’uomo. Dobbiamo sostenere i progetti di One Health», commenta Rughetti, riferendosi all’approccio integrato che vede medici, veterinari ed esperti di clima cooperare perché la salute umana non può prescindere da quella dell’ecosistema circostante.

L’appello di Kaze: piccoli gesti, grandi differenze

Kaze, nata a Nairobi e cresciuta in Burundi, racconta: «L’esperienza in Kenya mi ha segnata profondamente. Ho visto la rinuncia alla scuola e centri sanitari bloccati senza acqua. Ma ho visto anche come un progetto ben congeniato possa garantire igiene e dignità».

L’attrice lancia un appello: «Capisco che è un privilegio aver potuto vedere tutto questo. Quello che mi piacerebbe suggerire a tutti è di avvicinarsi alla tematica acqua innanzitutto informandosi, e poi prestando attenzione, nella vita di tutti i giorni, ai piccoli gesti. Per esempio, la quantità di acqua che usiamo per lavarci o per cucinare: se applicati con costanza, fanno una differenza enorme».

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