Un’indagine svela la ripresa del contrabbando di fave ivoriane oltre confine, spinto dalla forte differenza di prezzo. A rischio le entrate fiscali e la tracciabilità del primo produttore mondiale
di Andrea Spinelli Barrile
La differenza di prezzo del cacao tra la Costa d’Avorio e la Guinea, unita alla permeabilità del confine occidentale ivoriano, sta favorendo la ripresa del contrabbando di fave ivoriane verso il territorio guineano. A rivelarlo è un’indagine sul campo condotta dall’Agenzia di stampa ivoriana (Aip) tra il 25 e il 31 luglio nei dipartimenti di Danané, Sipilou e nella città guineana di N’Zérékoré.
Situata a circa 80 chilometri da Danané, N’Zérékoré, la città principale della regione forestale della Guinea, si è affermata come centro di acquisto del cacao, grazie anche al commercio transfrontaliero con la Costa d’Avorio: la vicinanza geografica tra i due Paesi e una rete di numerose strade secondarie che aggirano i posti di blocco ufficiali facilitano il transito delle merci. L’indagine dell’Aip ha rivelato l’esistenza di depositi di cacao nella città guineana, ma anche il continuo sviluppo di strade rurali che collegano le città di confine. Questa dinamica è favorita da un significativo divario di prezzo: in Costa d’Avorio il prezzo garantito al chilogrammo a metà raccolto è fissato a 1.200 franchi Cfa (1,82 euro) fino al 31 agosto 2026, mentre a N’Zérékoré vengono offerti fino a 1.900 franchi Cfa (2,9 euro) al chilogrammo, creando un margine fino a 700 franchi (1,07 euro) a favore del mercato guineano.
In quanto principale produttore mondiale di cacao, la Costa d’Avorio ricava una parte significativa delle sue entrate da questo settore, che sostiene direttamente o indirettamente milioni di persone. Il controllo dei flussi commerciali transfrontalieri rimane pertanto una sfida fondamentale per salvaguardare i redditi dei produttori, garantire la tracciabilità delle fave e proteggere le risorse statali.
Secondo i dati dell’Organizzazione internazionale del cacao (Icco), la Guinea produce solitamente tra le 20.000 e le 25.000 tonnellate di cacao all’anno. Tuttavia, le sue esportazioni ufficiali hanno superato le 120.000 tonnellate durante le stagioni 2023-2024 e 2024-2025, a fronte delle circa 50.000 tonnellate del 2022-2023. Questa profonda discrepanza tra i volumi prodotti ed esportati alimenta forti dubbi tra gli operatori circa l’entità del commercio transfrontaliero illegale, con i dipartimenti ivoriani di Danané e Sipilou indicati tra i principali punti di snodo.
Secondo le testimonianze raccolte dalla Aip, il fenomeno si è intensificato in seguito al rialzo dei prezzi internazionali del cacao. Dopo un temporaneo rallentamento, il recente aumento dei listini mondiali ha nuovamente accresciuto l’attrattiva degli acquisti informali in Guinea. Oltre alle perdite economiche per i commercianti autorizzati, l’export fraudolento mette a rischio la tracciabilità della filiera ivoriana e riduce drasticamente le entrate fiscali e parafiscali dello Stato.
Per tentare di arginare il traffico, la Costa d’Avorio ha recentemente nominato un console onorario a N’Zérékoré. L’obiettivo della nuova rappresentanza diplomatica è rafforzare la cooperazione economica e di sicurezza tra i due Paesi, ponendo una maggiore vigilanza sulla gestione dei confini e sul commercio transfrontaliero.



