Ceuta, le possibili verità dietro le versioni ufficiali

di Tommaso Meo
barriera di ceuta

Mentre Rabat e Madrid accusano i trafficanti di aver illuso migliaia di giovani via social, resta aperto lo scontro sui numeri reali delle vittime e sul ruolo delle guardie di frontiera, in un’emergenza che riaccende le tensioni geopolitiche tra la Spagna e i Paesi del Nord Africa

di Stefano Samo

Marocco e Spagna concordano: l’arrivo di decine di migliaia di migranti dalla città marocchina di Fnideq alla città autonoma spagnola di Ceuta è stato orchestrato da trafficanti di esseri umani, che hanno diffuso informazioni false su una recente sentenza della Corte Suprema spagnola che vieta, in determinate circostanze, il rimpatrio immediato dei migranti intercettati in mare, per indurre i giovani ad attraversare il confine.

Dopo giorni di silenzio, infatti, Rabat ha offerto la propria ricostruzione di quanto avvenuto giovedì scorso nella città spagnola situata nel continente africano, lunga circa 10 chilometri e abitata da 84.000 residenti. Il portavoce del ministero dell’Interno Rachid El Khalfi ha affermato che i «recenti eventi ai valichi di frontiera di Ceuta e Melilla» non sono stati «spontanei», ma il «risultato di diversi fattori interconnessi, tra cui la manipolazione dello spazio digitale, la diffusione di informazioni fuorvianti, il ruolo delle reti di trafficanti di esseri umani e la falsa interpretazione di dati legali e amministrativi, finalizzata a creare l’illusioni di un facile accesso allo spazio europeo senza conseguenze legali».

Rabat e Madrid non concordano però sui numeri degli arrivi e delle vittime: se le autorità spagnole hanno stimato in circa 60.000 le persone che hanno attraversato la frontiera, il portavoce ha invece affermato che sono state «quasi 40.000»; e se per le autorità di Ceuta sono 88 i corpi senza vita recuperati in mare, per il governo marocchino i morti sono stati almeno 11.

Se per le autorità il massiccio arrivo di giovani a Ceuta è stato orchestrato dai trafficanti, gli stessi migranti hanno però dichiarato ai media stranieri accorsi nell’enclave spagnola di essere stati guidati nella traversata dagli agenti di polizia del Marocco: «Continuavano a dire: “Andate di qua, andate di là”», ha detto uno di loro al New York Times. Resta da capire quale sia il motivo per cui il Marocco voglia fare pressioni sulla Spagna, anche alla luce di quanto già accaduto nel 2021, quando le guardie di frontiera marocchine permisero a circa 12.000 persone di sbarcare a Ceuta, dopo che Madrid accettò di trasferire in un ospedale spagnolo il presidente della Repubblica Araba Democratica Saharawi, Brahim Ghali. Quella vicenda venne interpretata allora come un modo per fare pressioni sulla Spagna per ottenere maggiori aiuti economici nella gestione dei flussi e influenzare la sua posizione sulla questione del Sahara Occidentale, da cui la Spagna si è ritirata nel 1975 e che il Marocco considera come parte del proprio territorio.

Nel 2022 il governo Sánchez ha annunciato il proprio sostegno al piano marocchino di autonomia per il Sahara Occidentale, abbandonando la tradizionale posizione di neutralità, innescando però una crisi diplomatica con l’Algeria, da sempre a favore dell’autodeterminazione del popolo saharawi. Una crisi rientrata solo di recente e culminata nella visita di Sánchez ad Algeri, lo scorso 20 luglio, nel corso della quale l’Algeria ha accettato in linea di principio di aumentare a partire dal 2027 le esportazioni di gas verso la Spagna, in un momento in cui le tensioni in Medio Oriente stanno spingendo i Paesi europei a garantirsi approvvigionamenti energetici. Secondo i media algerini, l’accordo proposto, che dovrà essere definito nei prossimi mesi, darà priorità all’aumento dei volumi trasportati attraverso il gasdotto Medgaz, che collega direttamente l’Algeria alla Spagna sotto il Mar Mediterraneo.

In attesa di comprendere meglio i motivi di quanto successo a Ceuta, Rabat e Madrid hanno comunque tenuto a sottolineare che la crisi è in gran parte rientrata grazie al loro rapporto di collaborazione, che ha consentito di rimpatriare «quasi tutti» i giovani entrati in modo irregolare a Ceuta, secondo quanto affermato dalle autorità spagnole. Il portavoce del ministero dell’Interno di Rabat ha voluto rimarcare che il Marocco «rimane un partner affidabile e responsabile, fermamente impegnato a rafforzare la cooperazione e il coordinamento internazionale nella lotta contro la migrazione irregolare e la tratta di esseri umani», sottolineando allo stesso tempo che «i flussi migratori possono essere gestiti solo attraverso un approccio basato su responsabilità condivisa, solidarietà e ripartizione degli oneri».

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